Mochovce, servono più soldi per completare la centrale nucleare: ormai passati i 5 miliardi

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La lunga odissea dell’impianto nucleare di Mochovce sembra non essere ancora conclusa. La sua costruzione iniziò nel 1982, quasi trentacinque anni fa, e il primo e secondo blocco furono messi in attività nel giro di 17 anni, tra il 1998 e il 1999. Per gli altri due blocchi progettati, tuttavia, non c’erano i soldi e negli anni ’80, mentre si chiudeva l’era comunista, il piano venne abbandonato. Con la privatizzazione della società elettrica Slovenske Elektrarne, i cui due terzi furono ceduti all’italiana Enel nel 2006 dal secondo governo Dzurinda, si ripresero in mano i vecchi progetti e nel 2008 iniziò la costruzione dei blocchi 3 e 4, il cui avvio commerciale era stato inizialmente previsto per il 2012 e 2013. Ma è stato spostato più volte, adducendo come ragione la necessità di maggiori misure di sicurezza in seguito all’incidente nucleare di Fukushima, in Giappone, dove la locale centrale fu devastata da uno tsunami. Le date di entrata in operazione dei due blocchi, tuttavia, è stata adesso spostata di nuovo, e anziché autunno 2016 e 2017, i due reattori saranno finiti un anno più tardi, quindi a fine 2017 l’uno e a fine 2018 l’altro. La cosa è stata confermata, ha scritto ieri Sme, dall’Autorità Slovacca per l’Energia Nucleare (UJD).

Sempre ieri, dopo la seduta del consiglio dei ministri, ha parlato il ministro dell’Economia, Peter Ziga (Smer-SD), che gestisce per conto dello Stato la partecipazione in Slovenske Elektrarne (SE), e ha detto che il budget del progetto crescerà ancora, più del previsto. Lunedì Ziga aveva incontrato i rappresentanti di SE, ancora gestita da Enel in attesa di passare il testimone al nuovo investitore, il gruppo ceco EPH. Ziga ha detto che ancora una volta è necessario un aumento di spesa, ed è il quinto, che si farà sulla base del rapporto preparato da SE, che prevede anche una conseguente proroga della fine dei lavori. Ma la somma indicata da Enel va ben oltre le attese più pessimistiche del ministro, un ammontare che ha ammesso superare il mezzo miliardo di euro. Ziga ha lamentato che i dirigenti che si occupano della costruzione della centrale sono nuovi «senza alcuna memoria storica e istituzionale», che hanno fatto diversi errori gestionali negli ultimi tempi, pertanto è necessario che siano convocati al più presto gli azionisti – Enel e lo Stato slovacco – per «discutere di cosa fare ora».

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Ziga ha detto che lo Stato ha fino ad ora accettato il ruolo manageriale dell’azienda italiana in Slovenske Elektrarne, ma «probabilmente è arrivato il momento» di intervenire e io «pretenderò che coloro che stanno prendendo le decisioni si assumano la responsabilità» dei problemi. Io, come rappresentante di un azionista, «non posso permettere che lo Stato rimanga senza dividendi» ancora a lungo: aumentare il budget e dilazionare la conclusioned dei lavori in pratica significa questo, ha detto il ministro. La questione urgente per il ministro non è tanto l’aumento delle spese per la centrale, ma soprattutto il fatto che lo Stato sta rinunciando a futuri dividendi, ovvero sta dando «una sorta di assegno in bianco per ciò che accadrà una volta Mochovce è in funzione e comincia a fare incassare all’azienda alcuni “soldi veri “», ha detto Ziga.

Si è così avverato quando arrivato alle orecchie di alcuni media già nel maggio scorso. Allora alcuni mezzi di informazione avevano appreso della potenziale necessità di un altro incremento del budget di 500 milioni per arrivare a fine lavori. Avendo il ministro ammesso che i soldi necessari sono di più, il bilancio complessivo dei due reattori va dunque oltre i 5,1 miliardi di euro, quasi il doppio dei 2,8 stimati all’inizio.

(Red)

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Foto 1: vuje.sk
Foto 2: il nocciolo di un reattore VVER come quelli di Mochovce

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