Italia, tutte le domande sul referendum del 4 dicembre

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Il 4 dicembre 2016, dalle 7 alle 23, gli italiani andranno a votare al referendum per approvare o respingere la riforma della carta costituzionale promossa dal governo. La riforma, che implica modifiche importanti all’assetto delle istituzioni – come il superamento del bicameralismo paritario e la riforma del Titolo V – è stata approvata tre volte da camera e senato (due volte nello stesso testo) e ora sarà sottoposta alla volontà popolare, su richiesta di cittadini e parlamentari, come previsto dall’articolo 138 della costituzione.

L’iter di approvazione della legge è cominciato nell’aprile del 2014 con un disegno di legge che nel corso della discussione in aula è stato modificato sia dalla camera sia dal senato. La riforma riguarda più di un terzo degli articoli della costituzione (47 su 135) ed è la più vasta dal 1948, quando la costituzione italiana è entrata in vigore. Nel referendum costituzionale non deve essere raggiunto il quorum per garantire validità al risultato della consultazione, cioè non è necessario che vada a votare la maggioranza degli aventi diritto come invece avviene nel referendum abrogativo.

1. Cosa chiede il quesito referendario?

Il quesito referendario che sarà stampato sulle schede elettorali dice: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della costituzione?”.

La posizione del no Il testo del quesito referendario è stato criticato perché secondo alcuni sarebbe implicitamente favorevole all’approvazione della riforma (al fronte del sì). Per questo il 5 ottobre alcuni partiti (Sinistra italiana e Movimento 5 stelle) hanno presentato un ricorso al tribunale amministrativo del Lazio accusando chi ha scritto il quesito di aver “fatto uno spot pubblicitario per il governo”. Secondo i ricorrenti, il quesito referendario non indica tutti gli articoli che saranno modificati dalla riforma e tralascia alcuni temi come la riforma dell’elezione del presidente della repubblica. Inoltre “riporta impropriamente anche una presunta finalità della legge: il cosiddetto contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, che non trova specifico riferimento in alcuna delle norme revisionate, potendone semmai essere una conseguenza, neppure certa e comunque irrisoria”. I ricorrenti hanno chiesto di ritirare il decreto del presidente della repubblica con cui si annuncia il referendum.

La posizione del sì Alle critiche hanno risposto il presidente della repubblica e il governo dicendo che “il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla corte di cassazione, in base a quanto previsto dall’articolo 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal parlamento”.

2. Quali sono le principali modifiche introdotte dalla riforma?

I cambiamenti sostanziali introdotti dalla riforma riguardano: il superamento del bicameralismo perfetto o paritario, l’attribuzione al senato del compito di rappresentare gli enti territoriali (regioni e comuni), l’attribuzione alla sola camera dei deputati del compito di esprimere la fiducia nei confronti del governo, l’attribuzione dell’attività legislativa alla camera nel 95 per cento dei casi, cambiamenti nella procedura di elezione del presidente della repubblica, il ridisegno dei rapporti tra stato e regioni delineato dal Titolo V, con particolare riferimento all’attribuzione delle competenze legislative, l’eliminazione del riferimento alle province, la riduzione del numero dei senatori, l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), alcune modifiche nella modalità di presentazione delle leggi d’iniziativa popolare e dei referendum abrogativi.

La posizione del no Per i suoi oppositori, la riforma è vasta e caotica e ha l’effetto di indebolire alcuni poteri di garanzia, come il senato, a favore di un rafforzamento del potere esecutivo. Un rischio che si aggrava se si considera il legame tra la legge elettorale Italicum e la riforma costituzionale, che amplifica la concentrazione del potere nella figura del capo del governo e indebolisce l’autonomia delle istituzioni di garanzia. Per i sostenitori del no, inoltre, l’attuale parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale (legge Calderoli), non sarebbe legittimato a portare a termine una riforma così profonda del sistema istituzionale italiano.

La posizione del sì Gran parte della costituzione non sarà modificata, dicono i sostenitori della riforma. In particolare, non è in discussione nessun cambiamento delle disposizioni introduttive relative ai princìpi fondamentali (articoli 1-12) e della prima parte della costituzione sui diritti e i doveri dei cittadini (articoli 13-54). Le modifiche previste dalla legge costituzionale riguardano la seconda parte della costituzione, che disciplina gli assetti istituzionali. Rispetto a questa seconda parte, anche i costituenti nel 1947 erano consapevoli che il sistema avrebbe potuto essere in parte ripensato. Per i sostenitori della riforma, i cambiamenti porteranno a una maggiore governabilità e a una razionalizzazione dei costi della macchina dello stato.

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