Kalinak al Consiglio UE Interni: il sistema delle quote di migranti è “un fallimento”

kalinak-robert_(minv.gov.sk)

Nel corso di un Consiglio UE Giustizia e Affari interni, che ha presieduto come rappresentante del paese presidente di turno dell’UE, il ministro degli Interni slovacco Robert Kalinak ha detto ieri in Lussemburgo che non esiste un approccio unico per risolvere la crisi migratoria, e si possono al contrario adottare approcci molteplici. Le migrazioni sono state uno dei temi principali della discussione durante la riunione di ieri.

Nel corso della riunione, che ha visto una discussione sui modi per preservare il sistema di Schengen e le questioni relative alla sua estensione con la presenza del commissario UE per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos, il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere è intervenuto per chiedere che cosa esattamente significhi nella pratica la definizione”solidarietà flessibile” introdotta dai paesi membri del Gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) al vertice di Bratislava del 16 settembre. Lui obietta che una tale terminologia possa nascondere in realtà l’intenzione di interpretare la solidarietà nei modi che più conviene.

Lo slovacco Kalinak ha spiegato che la solidarietà flessibile comprende proposte già presentate anche al Consiglio UE per tenere sotto controllo i movimenti migratori e migliorare la situazione nei paesi di origine dei migranti. Ci si deve anche rendere conto, ha detto Kalinak, che «i migranti sono esseri umani, non numeri». Il ministro slovacco ha magnificato la cooperazione della Slovacchia con l’Austria, in base alla quale Bratislava ha ospitato in via temporanea 1.200 richiedenti asilo in un centro profughi allestito in una struttura nella cittadina di Gabcikovo. Il ministro ha detto che questo è un esempio concreto di come la solidarietà può essere mostrata anche in altri modi rispetto allo schema di ricollocamento obbligatorio dei migranti approvato dall’UE un anno fa e che si è dimostrata «un fallimento».

Kalinak faceva riferimento ad un rapporto dell’Ufficio europeo di sostegno all’asilo (UESA) che valuta la situazione a un anno dall’attivazione del reinsediamento dei migranti da Grecia e Italia verso altri paesi dell’Unione europea. Il documento indica che sono circa 6.000 i richiedenti asilo che sono stati ospitati in altri Stati membri, tre dei quali in Slovacchia.

Il commissario Avramopoulos ha spiegato che gli accordi europei in materia vanno rispettati, ma ha ammesso che è possibile valutare anche altri modi per raggiungere gli obiettivi prefissati.

(Red)

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Foto Min.Interno – minv.sk

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