Il nuovo segretario generale dell’ONU: l’uomo giusto al posto giusto?

È il portoghese Antonio Guterres, ex Primo ministro (1995 – 2002) e Alto commissario per i rifugiati (2005 – 2015): annunciato il 5 ottobre come candidato favorito da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e formalmente nominato per acclamazione il giorno successivo.

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Le disposizioni che disciplinano l’elezione del Segretario Generale dell’Onu si riducono al solo art.97 della Carta delle Nazioni Unite, che si limita a provvedere che la nomina avvenga su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza all’Assemblea Generale. L’assenza di ulteriori dettagli ha sempre reso il processo di nomina poco trasparente: il candidato viene sostanzialmente scelto a porte chiuse dal Consiglio in modo da non scontentare nessuno dei Membri permanenti (P5), che hanno anche diritto di veto.

Una volta ricevuti almeno 9 voti favorevoli su 15, inclusi quelli di tutti i P5, il candidato diventa il raccomandato dal Consiglio. La palla passerà dunque all’Assemblea Generale, che dovrà ratificare la scelta nominandolo formalmente con un voto a maggioranza semplice. Non è mai successo che l’organo plenario non seguisse le indicazioni del Consiglio di Sicurezza.

L’elezione di Guterres si è svolta però in maniera un po’ diversa. Il metodo elettivo è sempre stato criticato per essere poco democratico e trasparente, sicché alcuni movimenti e figure, tra cui il presidente dell’Assemblea Generale e Ban Ki-Moon stesso, si sono mobilitati per modificare il procedimento.

Gli Stati membri sono stati invitati a presentare le loro candidature ufficiali, e i candidati di spicco hanno tenuto dei dibattiti aperti in Assemblea, dove hanno spiegato i loro programmi e discusso sui temi cardine. Inoltre, il Consiglio di Sicurezza ha tenuto negli scorsi mesi degli straw polls – votazioni preliminari – che hanno facilitato la selezione.

Vi sono anche delle regole non scritte – ma largamente condivise – che, sulla nazionalità dei candidati, prevedono un meccanismo di rotazione territoriale tra i gruppi geografici in cui sono suddivisi i Paesi membri. Secondo tali regole, era previsione diffusa che, dopo la volta del gruppo asiatico, fosse il turno di un Segretario espressione di un Paese est europeo. I candidati illustri non mancavano: Irina Bokova, bulgara e capo dell’Unesco, Kristalina Georgieva, anch’essa bulgara e Vicepresidente della Commissione europea, Vuk Jeremic, Ministro degli esteri serbo e ex Presidente dell’Assemblea Generale, Danilo Turk, ex Presidente sloveno e ambasciatore al’Onu e altri.

Ulteriori candidati di punta erano l’ex Ministro degli esteri neozelandese e dirigente Onu Helen Clark, e il Ministro degli esteri argentino, Susana Malcorra. Guterres, che all’inizio non era considerato un candidato forte, aveva tuttavia dato un’ottima impressione durante i dibattiti per via del suo carisma, delle sue idee e della sua esperienza da attivista per i rifugiati.

Nel corso degli straw polls è subito apparso come, contrariamente alle aspettative, non c’era accordo sulle candidature est europee. Fattori come le tensioni sulla questione Ucraina e dettagli della storia personale di alcuni soggetti hanno fatto sì che fossero espresse consistenti resistenze sulla maggior parte dei favoriti.

Fin da subito sono andati bene lo sfavorito Guterres e l’ex Presidente sloveno Turk, il quale però ha visto scendere da 11 a 5 i voti di sostegno nel corso dei vari conteggi. Guterres è stato l’unico ad aver sempre avuto il voto “di incoraggiamento” di tutti i membri permanenti, fino al 5 ottobre quando, con 13 voti favorevoli, 0 contrari e 2 neutri, è stato designato come prossimo Segretario Generale da parte del Consiglio di Sicurezza. Il giorno successivo, 6 ottobre, ha avuto luogo la votazione formale, che ha visto Guterres eletto per acclamazione dai 15 membri.

Una buona notizia? Si, probabilmente. La crisi dei rifugiati è uno dei problemi mondiali più pressanti, e un Segretario con rilevanti esperienze in tale ambito è un messaggio incoraggiante. Guterres ha un buon carisma, ottime capacità di leadership e una lunga esperienza istituzionale, fattori che fanno ben sperare per un lavoro che Bbc ha definito “il più difficile del mondo”.

Il Segretario in carica Ban Ki-Moon l’ha definita una “grande scelta”. Si tratta del secondo candidato di fila espressione di un Paese alleato di Washington, che fino a poco fa aveva inoltre la Presidenza della Commissione europea con José Manuel Barroso (l’Europa spingeva infatti per l’attuale Vicepresidente della commissione, la bulgara Kristalina Georgieva). Ciò nonostante, alcuni fanno notare come questa concorde decisione arrivi in un momento molto complicato per la diplomazia internazionale, specialmente per le tensioni tra Usa e Russia, che invece su questo fronte hanno raggiunto rapidamente un accordo.

C’era anche chi sperava nell’elezione di una donna, eventualità sostenuta da numerose voci a livello istituzionale e internazionale. Guterres inizierà il suo primo mandato quinquennale il 1 gennaio 2017, sostituendo Ban Ki-Moon, il quale, pare, tornerà in Corea del Sud con l’intenzione di candidarsi alla Presidenza del Paese.

(Leonardo Stiz, via thezeppelin.org cc-by-nc-nd)

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Foto us-mission cc-by-nd

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