Convegno: “Popoli e migrazioni nell’Europa della Grande Guerra”

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La Prima Guerra Mondiale, oltre ai milioni di morti in tutti i fronti in cui fu combattuta, ha visto alcuni tra i più vasti e tragici movimenti di popolazioni che la storia conosca. Un numero immenso di civili è stato vittima non solo dei combattimenti, ma anche degli sfollamenti operati nelle zone dove di volta in volta si posizionava il fronte e delle migrazioni di massa in seguito alle occupazioni degli eserciti, come accadde in Friuli e nel Veneto dopo Caporetto. Un ambito ancora poco approfondito riguarda le migliaia di prigionieri.

Il convegno “Popoli e migrazioni nell’Europa della Grande Guerra”, promosso dall’amministrazione comunale di Revine Lago, in provincia di Treviso, e organizzato da Lago Film Fest e associazione Artestoria, con il contributo di studiosi non solo italiani si pone l’obiettivo di affrontare il tema dei rapporti fra i popoli europei a partire dalla storia di alcune delle popolazioni coinvolte nel conflitto, ad esempio le molte nazionalità che combattevano sotto la bandiera dell’Austria-Ungheria e il ruolo che ebbero nello svolgimento dei fatti belllici, senza dimenticare le conseguenze che la pace ebbe sulla storia del nostro continente. Il punto di vista degli studi proposti sarà quindi sovranazionale ed avrà come filo conduttore il cambiamento dell’idea di Europa nel periodo compreso tra il prima e il dopo la Grande Guerra.

Interventi chiave del convegno, che si terrà sabato 15 ottobre, saranno tenuti dallo storico Francesco Leoncini dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e da Pavel Helan dell’Università Carolina di Praga.

leoncini_(foto-allegraweb.eu)

Leoncini si concentrerà sulla situazione dell’Italia nel contesto internazionale della Grande Guerra. Tolta la vastissima letteratura sugli aspetti militari, culturali e politici interni all’ambito italiano, troppo spesso la Grande Guerra viene percepita come un evento che riguarda essenzialmente il Nordest italiano e che coinvolge nemici genericamente definiti “austriaci”. Di loro poco si conosce, e sfugge la complessità etnica della compagine asburgica mentre permane assai controverso il ruolo che l’Italia si trova a giocare nei rapporti internazionali in conseguenza della sua partecipazione al conflitto. La questione del confine orientale pone subito il governo italiano in una situazione contraddittoria e di difficile gestione nei confronti delle nazionalità slave, in particolare con gli slavi del sud (serbi, croati, sloveni), ma anche con cechi e slovacchi. Leoncini nella sua relazione vuole ricostruire lo scenario che va dai negoziati per il Patto di Londra, in base al quale l’Italia entra in guerra, al “Congresso delle nazionalità oppresse dall’Impero austro-ungarico” (8-10 aprile 1918), che si conclude con il Patto di Roma (tema del più recente volume curato dal professore). Con esso si afferma la corrente mazziniana e risorgimentale favorevole a un’intesa con i movimenti di liberazione dell’area danubiano-balcanica e una linea politica nettamente autonoma rispetto agli alleati. La conseguenza più immediata, conclude Leoncini, è la stipulazione della Convenzione del 21 aprile tra Vittorio Emanuele Orlando e il generale Štefánik, in base alla quale viene istituita la Legione ceco-slovacca.

legioni cecoslovacch

Qui si inserisce l’intervento di Pavel Helan, storico ceco, che ricorda la costituzione a Parigi, nel novembre 1915, del «Comitato ceco-slovacco all’estero», che si pone come obiettivo l’abbattimento della Monarchia asburgica e la costituzione di uno stato indipendente. I protagonisti di questa iniziativa sono Tomáš Garrigue Masaryk, professore universitario di filosofia, deputato al Reichsrat, già noto a livello internazionale per le sue battaglie contro l’antisemitismo e a favore della libertà di pensiero, Edvard Beneš, sociologo, suo migliore allievo e più stretto collaboratore, e lo slovacco Milan Rastislav Štefánik. Quest’ultimo era emigrato a Parigi all’inizio del secolo per approfondire i suoi studi di astronomia e aveva per questo compiuto viaggi nei cinque continenti. Naturalizzato francese, allo scoppio della guerra si arruola nell’Armée, diventa presto aviatore ed è incaricato di diverse missioni dal maresciallo Foch. È lui a firmare il 21 aprile 1918 la Convenzione con Vittorio Emanuele Orlando per la creazione di un Esercito ceco-slovacco, posto alle dirette dipendenze del Comitato di Parigi. In tal modo l’Italia, prima fra gli Alleati, riconosce questo organismo come governo de facto. I volontari, inizialmente concentrati nella Certosa di San Lorenzo di Padula (Salerno), raggiungono circa 20.000 unità e vengono impiegati sul Piave e nel Trentino, dove, a Doss’ Alto, oppongono un’eroica resistenza al nemico. La Divisione “czeco-slovacca” è citata nel Bollettino della Vittoria accanto a quelle britanniche e francesi e al reggimento americano.

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I legionari ceco-slovacchi alla Certosa di Padula


Popoli e migrazioni nell’Europa della Grande Guerra /
Convegno internazionale di studi
Auditorium Banca Prealpi, Tarzo – TV
Sabato 15 ottobre 2016, ore 15.30 – 19.30
Ingresso libero
Info: tel. 349 070 6733, www.artestoria.org

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