Guterres dopo Ban: l’esperienza batte il genere

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Il messaggio che le Milleannials statunitensi avevano provato a mandare a Hillary Clinton durante le primarie democratiche è stato recapitato sempre a New York, ma all’indirizzo del Palazzo di Vetro.  Non importa il genere del candidato, quanto semmai le priorità della sua piattaforma e la sua agenda politica, avevano cadenzato le giovani donne all’ex Segretario di Stato convintamente preferendo il messaggio chiaro e un po’ scapigliato – ma netto, in una rottura tutt’altro che gentile – di Bernie Sanders contro tutte le disuguaglianze.

Da Lisbona al Palazzo di Vetro

Alla Segreteria generale delle Nazioni Unite le candidature che avevano il vento in poppa e l’identikit perfetto – calibrato secondo il bilancino del manuale Cencelli della diplomazia mondiale – si sono tutte sgonfiate durante l’estate, mentre l’outsider poco appealing, ma di salda esperienza ha guadagnato gradualmente terreno.

Il successore di Ban Ki Moon, che il 31 dicembre conclude il suo mandato decennale, sarà António Guterres, ex primo ministro portoghese, socialista, 67 anni, dieci dei quali alla guida dell’Agenzia Onu per i rifugiati, l’Unhcr – dove è stato da gennaio sostituito dall’italiano Filippo Grandi.

Il suo nome è emerso dal sesto scrutinio del Consiglio di sicurezza, Cds, dove ha ottenuto 13 voti a favore e due “no opinion” su 15: di fatto, cioè, nessun membro permanente ha usato il veto sull’ex Alto commissario, che è stato invece in testa sin dalla prima votazione interlocutoria dello scorso giugno, senza scendere mai sotto gli 11 consensi favorevoli.

Non solo una soluzione di compromesso che ha messo d’accordo le potenze regionali, ma anche – secondo molte letture – una scelta per rilanciare il ruolo dell’Onu, affidato nelle mani esperte di un politico navigato non nuovo alla diplomazia multipolare che, dopo l’investitura, ha commentato a caldo di voler essere al servizio dei più vulnerabili (“vittime di guerre, terrorismo, della violazione dei diritti e della povertà e delle ingiustizie del mondo”).

Apertamente sostenuto dalla sola Francia, fra i cinque membri permanenti del Cds con diritto di veto, l’ex leader lusitano è emerso da subito come una valida candidatura ‘interna’ all’universo onusiano: la stessa carta, tuttavia, giocata anche dalla bulgara Irina Bokova, la direttrice generale dell’Unesco (la più grande delle agenzie Onu) favoritissima della vigilia.

Già, perché stavolta, secondo la regola non scritta della rotazione regionale, sarebbe dovuto toccare a un rappresentante dell’est europeo che sino ad oggi non ha mai espresso il numero uno delle Nazioni Unite.

Tante le candidature provenienti da oltre-cortina, con una chiara indicazione: la strada per il seggio più importante dell’Onu porta – anche stavolta per la prima volta nella storia – a una donna. E in effetti la metà dei nominati era rosa.

Bulgaria e Ue, dall’altare alla polvere

Partita come predestinata al papato, la Bokova è uscita dalle stanze a porte chiuse (ma sempre più friabili) del Cds con ancora indosso la porpora cardinalizia. Su di lei pesavano un eccessivo gradimento di Mosca (dove ha studiato) e i dubbi degli Stati Uniti (dove pure si è perfezionata). Tuttavia, come ha ben riassunto a margine del terzo scrutinio un alto diplomatico dell’Unione europea con trascorsi all’Onu, il Segretario generale si fa col favore di Washington e la non belligeranza russa.

E così, con un avvitamento carpiato – e bilanciando questioni di politica interna – il governo di Sofia, a guida popolare, ha accantonato l’opzione della socialista ed ex comunista Bokova (rimasta però formalmente in gara) per lanciare tardivamente nella corsa – a fine settembre – la forte candidatura di Kristalina Georgieva, influente vicepresidente della Commissione europea sul cui nome si era da subito esposta la cancelliera tedesca Angela Merkel.

A puntellare il sostegno dell’economista bulgara – un passato alla Banca mondiale – c’erano un ben più marcato via libera degli Stati Uniti e la non opposizione della Russia (che alla vigilia dell’ultimo scrutinio aveva prefigurato il successo di una donna dell’est).

L’Unione europea, Ue, invece, ha ancora una volta scoperto il fianco ed è arrivata frammentata al voto decisivo (oltre a Francia e Regno Unito, nel consesso del Cds c’era anche la non permanente Spagna): poco contano i postumi cori di giubilo per la designazione del portoghese (nell’annus mirabilis della storica vittoria dell’Europeo di calcio); le istituzioni Ue giocavano questa partita direttamente e avendoci messo la faccia, oltre che un membro di primissimo piano dell’”esecutivo” comunitario, in congedo temporaneo non pagato per far campagna elettorale (cui hanno dato man forte anche uomini e donne dell’Ue, di passaggio a New York per l’assemblea generale di settembre).

Onu sempre più aperto e trasparente

Per la designazione del decimo Segretario generale, l’Onu ha aperto i suoi riti all’occhio della società civile, votando le sue procedure alla maggiore trasparenza possibile, come rimarcato dal presidente di turno del Cds, il russo Vitaly Churkin, al momento dell’annuncio del consenso trovato sul nome di Guterres.

A partire da aprile, i contendenti si sono cimentati di fronte agli elettori dell’Assemblea generale e alle telecamere della diretta web streaming. Tante le audizioni, sei i voti informali, prima che il Cds trovasse l’unità (o perlomeno, il non dissenso) sul nome di Guterres, che sarà così in grado di mettere a punto transizione e priorità nello scorcio finale di anno, prima dell’ufficiale insediamento, il 1° gennaio 2017. Una tempistica che rispetta l’indicazione di novembre come termine entro cui dare un successore a Ban.

Adesso toccherà all’Assemblea generale – il corpo elettorale onusiano, dove “uno vale uno” – esprimersi sulla raccomandazione fatta dal Cds, come prescrive la Carta delle Nazioni Unite: un’adunanza non è stata ancora convocata, ma dovrebbe arrivare a breve. E senza sorprese, visto che la raccomandazione del Cds dovrebbe agilmente riflettere la volontà generale dei 193 paesi membri dell’Onu.

(Gabriele Rosana, via Affarinternazionali.it)

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