In Polonia lo sciopero delle donne contro la legge anti aborto

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Sciopero nazionale delle donne ieri in Polonia per difendere il loro diritto a mettere al mondo figli solo se sono sani e se la vita della mamma non è a rischio. E soprattutto se non sono frutto di uno stupro o di un incesto. Sciopero nazionale delle lavoratrici dipendenti, delle casalinghe e delle studentesse per un “lunedì nero” come i vestiti che indossano e le bandiere che sventolano nelle manifestazioni indette in tutto il Paese. Un “lunedì nero” come il colore del lutto e della collera per le donne morte di parto e per quelle violentate e costrette a non abortire da un Paese a stragrande maggioranza cattolica che ora vuole vietare qualunque interruzione di gravidanza, abolendo la già più che restrittiva legge del 1993. Inserendo anche il carcere (5 anni) sia per le donne che abortiscono sia per i medici che li praticano.

Molti uomini, anche personaggi di pubblico rilievo, si sono uniti a migliaia di donne nelle strade di Varsavia (almeno 30.000), Danzica, Breslavia, Stettino e in una cinquantina di altre città. Non ci sono state defezioni neppure a Czestochowa, località che ospita uno dei santuari cattolici più famosi al mondo, quello all’icona della Madonna Nera. In particolare una grande folla si è radunata nel centro di Varsavia sotto la pioggia e alcune migliaia di persone hanno attuato un sit-in davanti alla sede del partito ultraconservatore e antieuropeista Diritto e Giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski e della premier Beata Szydlo.

«Il mio corpo è mio e la scelta è solo mia», è stato scritto su uno dei tanti striscioni. E a Bruxelles, dove circa 200 manifestanti vestiti di nero hanno aderito alla campagna polacca a favore dell’aborto organizzando picchetti davanti agli uffici dell’Unione Europea, la nota scrittrice polacca Grazyna Plebanek ha dichiarato con forza che «le donne non devono essere costrette a partorire bambini concepiti con uno stupro oppure malformati e con nessuna possibilità di sopravvivere». Solo a Stettino ci sono stati sporadici scontri tra i manifestanti pro-aborto e gli attivisti per la vita. A Cracovia il raduno ha avuto l’appoggio di Juliette Binoche, l’attrice francese in città per un festival.

L’idea dello “sciopero nazionale delle donne” ha un precedente famoso: il 25 ottobre 1975 in Islanda le lavoratrici abbandonarono uffici, fabbriche e lavori domestici per dimostrare l’importanza del loro contributo alla società e ottenere parità di diritti con i maschi sul posto di lavoro. Obiettivo raggiunto l’anno successivo. Un’iniziativa che le ha portate lontano facendo diventare l’Islanda, anni dopo, uno dei primi Paesi al mondo ad essere guidato da donne.

L’appello allo sciopero, che segue una lunga serie di manifestazioni, è stato ampiamente rilanciato su tutti i social network e decine di migliaia di polacchi si sono impegnati ad associarsi al movimento. Dichiarazioni di sostegno sono arrivate anche da Paesi lontani come la Cina e l’Australia. Su richiesta del gruppo Socialisti e democratici, il parlamento europeo si occuperà della situazione delle donne in Polonia mercoledì 5 ottobre.

(Fonte La Stampa)

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Foto sotto al titolo: Varsavia 3/10/2016,
protesta contro la legge antiaborto (gregor_zukowski cc-by-nc)

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