Kiska consegna onorificenza postuma a Carlo Orlandi che salvò i 500 ebrei del Pentcho

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Alla fine della sua visita a Roma il presidente Andrej Kiska ha consegnato, in una cerimonia postuma presso l’Ambasciata Slovacca, la Medaglia del Presidente della Repubblica Slovacca ai famigliari del capitano Carlo Orlandi, che nel 1940 rischiò la vita sua e dei suoi marinai per salvare 500 profughi ebrei, la metà dei quali slovacchi, che erano naufragati su un isolotto del Mare Egeo. A ricevere il riconoscimento postumo dalle mani del presidente sono stati i nipoti di Orlandi, il signor e la signora Kowalczyk.

RISKOVAL ŽIVOT, ABY ZACHRÁNIL INÝCHV máji 1940 zo Zimného prístavu v Bratislave vyplával po Dunaji starý riečny parník…

Posted by Andrej Kiska on 29. september 2016

«Molte persone si possono chiedere qual è il nostro ruolo nella vita, come dovremmo vivere, chi è un eroe dei nostri giorni?», ha detto il presidente. «Credo che dovremmo pensare al comportamento delle persone che si sono trovati ad affrontare una questione di vita o di morte. Che si sono chiesti: devo cercato di aiutare e rischiare la mia vita, oppure faccio meglio a starmene in pace da qualche parte e non preoccuparmi degli altri?». Questo riconoscimento «non è solo un segno della nostra enorme gratitudine, ma anche una sfida per tutti noi», ha detto Kiska.

Carlo Orlandi era comandante della nave da carico Camogli della Regia Marina Militare quando nell’ottobre 1940, durante la seconda guerra mondiale, decise di intervenire per salvare oltre 500 persone che erano naufragate su uno scoglio dell’Egeo, nei pressi di Creta, sfidando la sorte e rischiando la vita e quella dei suoi uomini, sotto la minaccia delle bombe e degli attacchi militari nemici. Navi inglesi che erano molto più vicine avevano avvistato i naufraghi ma non erano intervenute per timore dei campi minati.

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I profughi, che a Bratislava si erano imbarcati su un battello fluviale a vapore, il Pentcho, nella speranza di fuggire dallo Stato Slovacco allora alleato dei nazisti, contavano di sbarcare ad Haifa, in Palestina, la “Terra promessa”. Dopo molte tragiche viscissitudini e dopo molti rifiuti da parte dei paesi lungo il Danubio, il vecchio battello naufragò vicino ad un’isola deserta nel Mare Egeo. Quando furono soccorsi, dieci giorni dopo il naufragio, erano ormai allo stremo, avendo finito le riserve di cibo e acqua, e sarebbero andati incontro a morte certa. Circa 260 di loro erano slovacchi, mentre gli altri erano cechi, ungheresi, tedeschi, austriaci e polacchi. La maggioranza di loro è sopravissuta agli orrori della guerra nel campo di Ferramonti. Il comandante Orlandi in seguito fu preso dai tedeschi e internato in un campo di concentramento per militari, e poi a Dachau, in Germania, dove rimase prigioniero fino alla fine della guerra

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Tra gli anni ‘70 e ’80 del secolo scorso, ogni cinque anni un numeroso gruppo di superstiti del Pentcho si sono riuniti in Israele per ricordare e commemorare la loro odissea lungo il mediterraneo. Questo gruppo di persone prese il nome di “Pentcho Family”. Agli inizi dell’estate del 1985 la “Pentcho Family” decise di riunirsi visitando i luoghi che li avevano visti protagonisti nel loro viaggio da Bratislava a Ferramonti di Tarsia. Dal loro incontro nei luoghi del Pentcho nasce un film (vedi sotto), documento raro e prezioso che contiene un breve video in bianco e nero girato all’interno del Pentcho durante il viaggio.

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(Red)

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Foto: il comandante Orlandi, il battello Pentcho

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