Polonia, le nuove verità sull’incidente aereo di Smolensk in cui morì il presidente Kaczynski

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Una commissione di esperti, recentemente nominata dal ministro della Difesa, Antoni Macierewicz, sta conducendo nuove indagini sull’incidente di Smolensk che, nel 2010, vide l’aereo presidenziale polacco, con a bordo l’allora presidente Lech Kaczynski e l’intero stato maggiore, precipitare nei pressi dell’aeroporto di Smolensk, in Russia, causando la morte di tutti i passeggeri, ben 96 persone in tutto.

“Prove falsificate”

Wacław Berczyński, a capo della commissione, ha dichiarato che durante le precedenti indagini “sono stati manipolati i fatti e falsificate le prove” affermando che “sono stati tagliati tre secondi dalle registrazioni di una delle due scatole nere, mentre cinque secondi sono stati eliminati dall’altra”. Colpevole di questa manomissione sarebbe Jerzy Miller, responsabile della prima inchiesta, quella voluta da Donald Tusk, all’epoca primo ministro. A suffragio delle proprie affermazioni, la commissione ha diffuso un filmato nel quale si vede Miller indicare alla propria squadra di esperti la necessità che i risultati fossero “in linea con quelli russi, in modo da evitare domande e smontare le teorie del complotto”.

Tusk rischia l’accusa per “tradimento”

Donald Tusk, divenuto nel frattempo presidente del Consiglio europeo, potrebbe ora essere accusato di “tradimento”, almeno secondo le rivelazioni di Tvn24 che riporta informazioni su un’inchiesta non ancora ufficiale condotta dal procuratore generale della Polonia. Stessa sorte toccherebbe all’allora ministro degli Esteri, Radislav Sikorski. Secondo le accuse Tusk avrebbe preso “decisioni sbagliate” rispetto agli interessi della Polonia riguardo la gestione delle scatole nere.

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Le precedenti indagini

Sul disastro di Smolensk si indaga infatti da anni. Già il primo ministro Donald Tusk aveva avviato un’inchiesta sull’accaduto e, dopo una lunga indagine, si era stabilito che si fosse trattato di un incidente, mettendo così a tacere le voci –  molto insistenti negli ambienti nazionalisti – che si fosse in realtà trattato di un attentato condotto dai russi al fine di eliminare la classe dirigente di un paese che, proprio nella figura dell’allora presidente Kaczynski, si mostrava animato da forti sentimenti anti-russi.

L’inchiesta condotta da parte russa avvalorò la tesi dell’incidente. Tuttavia la collaborazione tra i due paesi nelle indagini non fu sempre lineare, e le autorità russe si sono sempre rifiutate di consegnare il relitto del velivolo ai polacchi.

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Influenze politiche

Le elezioni parlamentari del 2015 hanno visto la vittoria del partito conservatore “Diritto e Giustizia”, guidato da Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del defunto presidente. Evidentemente non soddisfatto dai risultati delle precedenti inchieste, il nuovo governo ha deciso di riaprire le indagini.

Era difficile immaginare che una questione che tocca personalmente il leader del partito di governo non venisse riaperta. Jaroslaw Kaczynski non ha mai accettato le risultanze delle precedenti inchieste e ha sempre sostenuto che il fratello e gli altri 94 passeggeri non siano stati vittima di un incidente ma di un attentato deliberatamente condotto dalle autorità russe al fine di minare la sovranità polacca.

L’influenza politica esercitata sul gruppo di esperti è, oggi come ieri, decisiva e questo non può che destare sospetti in merito alla trasparenza e onestà delle indagini. Anche di quelle passate. Finché il dubbio potrà serpeggiare tra i resti dell’aereo precipitato a Smolensk, ci sarà spazio per la strumentalizzazione politica di un fatto riguardo al quale i cittadini polacchi hanno il diritto di conoscere la verità.

(Matteo Zola, via EastJournal.net)

 

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Foto bylemwidzialem cc-by-nc

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