L’UE pronta a sanzionare Budapest per il referendum anti-migranti

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Il grande giorno si avvicina, mancano pochi giorni al referendum ungherese anti-migranti. Gli elettori magiari saranno chiamati alle urne il 2 ottobre per rispondere a una domanda con scarse vie d’uscita: “vorresti che l’Unione Europea, anche senza consultare il Parlamento, approvi che cittadini non-ungheresi si stabiliscano in Ungheria?”. La propensione del popolo magiaro sembra già scritta, secondo alcune agenzie infatti, il no trionferebbe con circa l’80%.

Ma quali sono le reazioni in Europa? E quali le possibili conseguenze di un referendum così importante?

Prima di tutto c’è da dire, che già in febbraio la Commissione Europea, aveva mostrato le sue perplessità in merito, soprattutto riguardo al quesito referendario, dal quale sembrerebbe che le decisioni europee in materia migratoria dipenderebbero direttamente dal voto ungherese, come se lo stato magiaro avesse diritto di veto sulle decisioni UE. Inoltre il sistema delle quote non prevede la definitiva sistemazione dei migranti nei vari stati membri, ma solo l’equa redistribuzione di questi su suolo europeo.

Aldilà delle questioni meramente tecniche, una cosa è certa, qualora vincesse il no, l’Ungheria dovrebbe adottare una legge in materia che risulterebbe incompatibile con le politiche Unitarie. A questo punto lo scontro sarebbe inevitabile e potrebbe costringere l’Unione ad applicare sanzioni all’Ungheria, una su tutte la revoca del diritto di voto in Consiglio. Il referendum potrebbe rivelarsi quindi uno spartiacque per un’ Europa già in crisi.  Anche se sarebbe difficile e improbabile allo stesso tempo, che le istituzioni europee non tengano conto dei risultati elettorali.

Il parlamentare europeo, l’ungherese Csaba Molnár, socialista-democratico, si è appellato alla Commissione in merito alle conseguenze per il suo paese in ambito europeo in caso di vittoria del no. La sinistra ungherese teme che il successo referendario possa compromettere la posizione del paese all’interno dell’ UE, non solo dal punto di vista sanzionatorio ma anche e soprattutto da quello legislativo.

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