I paradossi della Brexit: Londra e il veto all’esercito comune europeo

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La situazione è paradossale. Fino a quando il Regno Unito non avrà ufficialmente notificato all’Unione europea la sua scelta di abbandonare l’Europa unita e fino a quando il divorzio non sarà stato negoziato, Londra sarà considerata un membro dell’Unione con diritto di partecipazione alle discussioni sulla definizione delle sue politiche, con diritto di voto ed eventualmente di veto.

È per questo che il 27 settembre, a Bratislava, in occasione di una riunione dei 28 ministri europei della difesa, il ministro britannico Michael Fallon ha rifiutato qualsiasi passo avanti verso una difesa comune europea. “Ci sono stati membri che vorrebbero un utilizzo unico delle nostre forze. Questo somiglia molto a un esercito europeo, a cui noi siamo contrari”, ha dichiarato prima ancora che francesi e tedeschi presentassero le loro proposte per la creazione di uno stato maggiore europeo, la condivisione delle forze d’intervento e la formazione progressiva di un’industria delle difesa europea.

Francesi e tedeschi tengono molto a quest’idea perché alle frontiere dell’Unione l’incertezza è grande, gli Stati Uniti vogliono allontanarsi da Europa e Medio Oriente, la ricerca militare ha sempre importanti ripercussioni civili e la sicurezza è l’unico argomento capace si serrare i ranghi europei.

Fine dei privilegi

Per questi quattro motivi le proposte franco-tedesche sono benvenute, necessarie e utili. Eppure le stesse proposte terrorizzano il governo britannico, perché se saranno messe in atto ci saranno due grandi potenze all’interno dell’Alleanza atlantica, gli Stati Uniti e l’Unione europea, al cui confronto il Regno Unito non peserà più della Norvegia o della Turchia.

Per i britannici sarebbe la fine del loro ruolo come alleato privilegiato degli americani e del loro ruolo di tramite delle posizioni americane in Europa e nella Nato. È comprensibile che vogliano opporsi, in un momento in cui il segretario generale della Nato ha approvato l’impostazione franco-tedesca. Ma a questo punto bisogna rivolgere una domanda a Londra: “In definitiva, cosa volete?”

I britannici vogliono uscire dall’Unione continuando ad avere un ruolo, e questo è un problema con cui sono costretti a scontrarsi, perché, ci dispiace, quando si lascia un club non si ha più voce in capitolo sul suo regolamento interno.

“Brexit is Brexit”, la Brexit è la Brexit, ripete Theresa May, nuova prima ministra britannica. Ma May non ha alcuna idea precisa di cosa sia davvero la Brexit, dunque non ha fretta di negoziare, e, peggio ancora, il suo governo non sa bene cosa chiedere.

Bisogna continuare ad accettare la libera circolazione per restare nel mercato comune oppure opporsi per chiudere le frontiere ai cittadini Ue? Su questo argomento fondamentale i ministri britannici sono spaccati e indecisi, mentre vedono l’Unione prendere in mano la sicurezza senza chiedere il loro parere. Ma allora cos’è davvero la Brexit?

(Bernard Guetta, via Internazionale.it cc-by-nc-nd)

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Foto 7armyjmtc cc-by

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