In Polonia si discute di un divieto totale di aborto, anche dopo uno stupro

In discussione un disegno di legge che prevede fino a 5 anni di galera per le donne e i medici che compiono un’interruzione di gravidanza. Dure le critiche da parte dei socialdemocratici e dei liberali Alde a Bruxelles: la legge è “inefficace e ipocrita”

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Bruxelles – Le donne che compiono un aborto e i medici che le assistono potrebbero presto rischiare fino a 5 anni di prigione in Polonia dove il Parlamento sta discutendo una legge che vieta completamente l’interruzione di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto. La Camera bassa di Varsavia ha da una parte respinto il disegno di legge di un gruppo per la libertà di scelta, che chiedeva di allentare l’attuale legge risalente al 1993 e già molto stringente che permette di abortire solo in caso di pericolo per la madre, malformazione del feto o se la gravidanza è frutto di uno stupro. Dall’altra i deputati hanno dato il via libera all’esame nelle commissioni parlamentari di una legge di iniziativa popolare che vieta del tutto l’interruzione di gravidanza, tranne nel caso in cui la donna rischi la vita. Per chi trasgredisce, donne e medici, prevista la prigione fino a 5 anni.

Marie Arena, la portavoce del gruppo S&D al Parlamento europeo per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, ha ricordato che la Corte europea dei diritti umani aveva già contestato la legge sull’aborto esistente, risalente al 1993, perché poneva ostacoli “inaccettabili” all’accesso all’aborto sicuro e legale. Inoltre la deputata ha sottolineato come una tale legge non leda soltanto un diritto fondamentale, ma possa anche avere gravi implicazioni per la salute delle donne: “In tutti i paesi dove l’aborto è un crimine, le donne e le ragazze pagano con la loro salute, il loro benessere e anche con le loro vite”. Per Arena anche l’unica eccezione prevista che consentirebbe l’aborto nel caso in cui la vita della madre sia messa in pericolo dalla gravidanza, sarebbe un corollario “senza valore” poiché i medici che operano l’aborto “potrebbero scontare 5 anni di prigione se un comitato medico fosse in disaccordo con la loro valutazione”. L’eurodeputata ha denunciato anche il taglio al budget che hanno recentemente subito numerose organizzazioni per i diritti delle donne e operatori sanitari: “In molti casi, da parte del fondo nazionale sanitario non è disponibile nessun rimborso per l’accesso ai contraccettivi e il loro uso è uno dei più bassi in Europa”

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Foto Ag. Brasília cc-by 2.0

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