Sull’immigrazione, l’UE ostaggio di Erdogan

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Parola d’ordine appeasement. Dopo due mesi di crisi diplomatica seguita alla repressione scatenata dal presidente turco Racep Tayip Erdogan dopo il tentato colpo di stato del 15 luglio, Unione europea, Ue, e Turchia sono tornate a confrontarsi sul piano comune per la gestione dei flussi migratori.

Deposte le armi, è spettato all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, in conferenza stampa congiunta ad Ankara con esponenti del governo turco,chiarire che la stagione della diffidenza e dei sospetti (per il momento) è congelata.

“Nel rapporto tra Ue e Turchia dovremmo parlare di più tra di noi e meno di noi, sempre con rispetto e chiarezza”. Parole misurate che segnano una chiusura delle ostilità imposta dall’impennata di migranti arrivati in Grecia e Bulgaria nelle settimane concitate seguite al tentativo di golpe e alla stabilizzazione manu militari.

Sbloccato l’Emergency Social Safety Net

Di fatto, nonostante l’accordo Ue-Turchia entrato in vigore lo scorso aprile, la rotta est-mediterranea (più conosciuta come quella balcanica) non si è estinta.

Stando ai dati diffusi dall’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Unione Frontex, ad agosto 2016 nelle aree frontaliere comprese tra Turchia, Grecia e Bulgaria sono transitati 169.152 migranti. Dato che sebbene di misura, supera persino quello della pluri-attenzionata rotta centro-mediterranea che approda in Italia, dove ad agosto 2016 gli sbarchi registrati sono stati 116.705.

A far tremare le vene a Bruxelles sono stati, in particolare, i 122. 079 migranti che sono riusciti a proseguire il viaggio lungo la rotta balcanica. Un flusso che per quanto contenuto è stato stigmatizzato dal gruppo di Visegrad come la conferma dell’inanità europea.

Per questo la risposta dell’Ue non si è fatta attendere. All’unisono, Mogherini e il Commissario per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi Christos Stylianides, l’8 settembre hanno annunciato lo sblocco dell’Emergency Social Safety Net, Essn. Un programma da 348 milioni di euro che l’Unione realizzerà insieme al Programma mondiale alimentare e in partnership con le autorità turche e la Mezzaluna rossa per garantire ai migranti ospitati in Turchia un contributo finanziario per fronteggiare autonomamente le necessità quotidiane connesse al sostentamento, all’istruzione e all’abitazione.

Per ridurre i costi intermedi connessi alla gestione da parte delle autorità locali e massimizzare i benefici per i destinatari, il contributo verrà elargito mensilmente su carte di debito che saranno consegnate, entro il primo trimestre 2017, a circa un terzo dei tre milioni di migranti, per lo più siriani, residenti in Turchia.

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I ricollocamenti che non decollano

La contropartita della più imponente operazione umanitaria mai realizzata dall’Unione, dovrebbe essere il riavvio dei controlli frontalieri al valico turco-greco-bulgaro. Un impegno che nelle intenzioni di Bruxelles dovrebbe servire almeno a contenere l’emergenza accoglienza fronteggiata dalla Grecia.

A un anno dall’accordo Ue sul piano biennale per il ricollocamento di circa 160 mila migranti, secondo l’UNHCR solo 4.776 richiedenti asilo sono stati trasferiti da Grecia e Italia.

La stessa Commissione ha recentemente ammesso che il numero dei posti messi a disposizione dagli stati membri per ospitare i rifugiati continua ad essere del tutto inadeguato. Di qui le difficoltà registrate in Grecia, dove ad oggi, circa 57mila migranti restano intrappolati in strutture di accoglienza sovraffollate e potenzialmente incandescenti.

A metà settembre,nel centro di accoglienza di Moria, nell’isola di Lesbo, si sono registrati scontri tra migranti e forze dell’ordine a margine di una manifestazione di protesta organizzata dai migranti dopo la diffusione di notizie su imminenti respingimenti forzati verso la Turchia.

L’asse protezionistico serbo ungherese

Anche se, rispetto allo scorso anno, il percorso lungo la rotta balcanica verso il nord Europa è diventato più pericoloso e più costoso, chi può, abbandona la Grecia attraversando la Macedonia e la Serbia con l’aiuto di trafficanti locali.

Per molti migranti la prima criticità arriva in Ungheria. Qui, stando all’UNHCR dal 5 luglio scorso è in vigore una legge estremamente repressiva che ha inasprito i controlli nelle aree a ridosso del confine sud dove la polizia sta effettuando sistematicamente respingimenti oltre-confine spesso in aree remote e senza servizi.

Ogni giorno soltanto 30 persone vengono autorizzate dalle autorità ungheresi a passare dai valichi di Horgos e Kelebija, per questo il numero di persone che attendono di varcare il confine nell’area di accoglienza governative e informali in Serbia è più che raddoppiato.

Il 5 settembre scorso durante un mini-vertice tra il premier serbo, Aleksandar Vucic, e il suo omologo ungherese, Viktor Orban, anche Belgrado si è allineata ai toni protezionistici magiari puntando il dito contro (i presunti) finti profughi.

Il ministro del Lavoro e degli Affari sociali Aleksandar Vulin ha dichiarato che sta considerando “misure più drastiche, comprese le barriere ai confini” per limitare l’afflusso di persone dai confini meridionali. “Abbiamo dislocato pattuglie miste di militari e poliziotti alle frontiere, ma uno dei modi per ridurre il numero dei migranti potrebbero essere barriere o altri tipi di ostacoli”.

Proposito che la dice lunga sulla fiducia riposta dalla cancelleria balcanica nell’accordo Ue-Turchia. Un’intesa ribadita anche dal recente incontro europeo di Bratislava, la cui attuazione resta però ostaggio della partita sulla liberalizzazione dei visti.

Se i desiderata turchi non dovessero andare a buon fine,i 2.7 milioni di profughi attualmente ospitati in Turchia potrebbero muoversi verso l’Europa. Uno scenario catastrofico, tanto più in un anno che vede in agenda scadenza elettorali decisive come quelle previste in Austria, Francia, Germania e Olanda.

(Enza Roberta Petrillo, via Affarinternazionali.it)

Enza Roberta Petrillo è ricercatrice post-doc presso l’Università “Sapienza” di Roma. Esperta di politica e geopolitica est-europea, si occupa dell’analisi dei flussi migratori con particolare attenzione al ruolo svolto dalla criminalità organizzata transnazionale nei traffici illeciti transfrontalieri

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Foto: Mogherini con il premier turco Binali Yildirim, EEA cc-by-nc
Foto frontex.europa.eu

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