I luoghi più inquinati del mondo

rifiuti_(Richard Walker CC-BY-NC)

Se ci domandiamo quali sono «i luoghi più inquinati del mondo», l’immaginazione ha l’imbarazzo della scelta nel decidere dove atterrare. All’Iswa, l’Associazione internazionale rifiuti solidi (International solid waste association) le idee sono più chiare e – neanche a dirlo – hanno a che fare con i rifiuti. Ad esser precisi, non con la loro presenza – le milioni di tonnellate di rifiuti che tutti noi, insieme, produciamo ogni giorno – ma con la loro mancata gestione.

Nella cronaca italiana i rifiuti fanno sempre rima con paura. Ecco che per avere un approccio più razionale al tema è utile allargare lo spettro d’osservazione. A Novi Sad, in Serbia, è in corso il congresso mondiale Iswa 2016 (nel 2012 era a Firenze), dove è stato presentato il nuovo rapporto A Roadmap for closing waste dumpsites – The World’s most polluted places. L’analisi ha per oggetto le discariche a cielo aperto sparse per il globo, ossia quei luoghi sulla terraferma dove lo smaltimento di rifiuti si concretizza in un regno di nessuno, deposito incontrollato o quasi di monnezza. Questo tipo di discariche rappresentano un tabù per i paesi sviluppati da oltre trent’anni, ma nel resto del mondo sono una realtà quanto mai attuale.

Le discariche a cielo aperto servono dai 3 ai 4 miliardi di persone, ed è qui che finisce il 40% dei rifiuti del mondo, con immensi danni alla salute umana e all’ambiente. Basti pensare che nel sud-est asiatico l’esposizione all’inquinamento provocato da queste discariche comporta un impatto negativo sulla speranza di vita maggiore rispetto a quello della malaria; da sole, le cinquanta più grandi discariche a cielo aperto del mondo – sottolineano dall’Iswa – influenzano pesantemente la vita quotidiana di 64 milioni di persone, una popolazione più vasta di quella italiana e paragonabile a quella francese.

Quello delle discariche a cielo aperto non è però un problema che interessa soltanto i paesi più poveri. Se l’impatto del loro inquinamento rimane prevalentemente localizzato, così non è per le loro conseguenze economiche e climatiche. Le prime sono valutabili in «decine di miliardi di dollari l’anno», mentre per le seconde – spinte dalla crescita della popolazione e la sempre più diffusa urbanizzazione – porteranno le discariche a cielo aperto ad essere responsabili «dell’8-10% delle emissioni di gas serra di origine antropica a livello mondiale entro il 2025». Tutto questo, naturalmente, senza interventi correttivi.

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Foto Richard Walker cc-by-nc

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