Bratislava Summit, per gli analisti un mezzo risultato

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La pubblicità data dal premier slovacco Robert Fico ai risultati positivi del summit di venerdì scorso dei leader UE a Bratislava non è condivisa da tutti. L’esperto di questioni di sicurezza Ivo Samson ha detto a Tasr che l’organizzazione del summit è stata un successo, ma non così i risultati concreti, che tuttavia non sarebbero stati diversi anche se il vertice si fosse tenuto altrove. Del resto, le aspettative da un incontro informale dei leader europei erano troppo alte e irrealistiche. Il difetto maggiore della “Dichiarazione di Bratislava” firmata alla fine della giornata è la totale assenza di una politica comune europea per gli affari esteri, la sicurezza e la difesa, che è strumento indispensabile all’UE se vuole avere un peso internazionale. Un dato positivo, tuttavia, è l’impegno di fornire 108 milioni di euro alla Bulgaria per proteggersi dall’immigrazione illegale dalla Turchia.

Un altro analista di temi legati alla sicurezza, Milan Zitny, ha detto che il vertice ha portato alla luce una concessione della Germania verso le posizioni dei quattro paesi di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) sul rifiuto di quote obbligatorie di reinsediamento dei rifugiati. La loro visione di “solidarietà volontaria” ha in qualche modo affossato, forse definitivamente, una questione che è tanto urgente per i paesi mediterranei, Italia e Grecia in primis. Zitny, che lo definisce un segnale positivo, ne vede anche un altro nell’aiuto concesso alla Bulgaria per migliorare la sicurezza del suo confine con la Turchia, e un terzo nella comune accettazione di un impegno per proteggere la frontiera esterna europea e impedire un afflusso migratorio incontrollato come avvenuto lo scorso anno. Tre segnali che vanno nella stessa direzione, dice Zitny: i ‘vecchi’ membri dell’UE hanno capito che imporre la propria volontà alle nazioni UE dell’Europa centro-orientale non avrebbe avuto risultati, se non di approfondire le diversità emerse negli ultimi anni, dando fiato e forza alle forze politiche nazionaliste.

Secondo gli analisti Marian Majer e Jaroslav Nad del CEPI Institute, l’obiettivo del vertice era il rilancio della discussione tra gli Stati membri, e in questo senso è stato un successo. A mancare, tuttavia, sono stati i contenuti, sui quali «non c’è stato alcun significativo passo in avanti», ha concluso Nad. Nonostante le vedute comuni sulla necessità di mettere in sicurezza le frontiere esterne dell’UE, i risultati reali di questa decisione saranno raccolti solo nel medio o lungo termine, malgrado se ne parli da anni.
L’analista politico e storico Jacques Rupnik, francese di origine ceca, ha detto sabato a Tasr che le dichiarazioni di intesa e comunione fatte da Angela Merkel e Francois Hollande nella loro insolita conferenza stampa a due, e le dichiarazioni di soddisfazione del primo ministro Robert Fico dicono solo una parte della verità, peraltro edulcorata. Il premier ungherese Viktor Orban e il primo ministro italiano Matteo Renzi hanno, al contrario, espresso la loro insoddisfazione con il risultato dell’incontro, e sostengono che il vertice non ha nemmeno toccato i problemi fondamentali: hanno ragione, a modo loro, in particolare Renzi, perché il suo è il paese che risente maggiormente della pressione migratoria, ha detto Rupnik. Del resto, l’accettazione in Europa del concetto di “solidarietà flessibile” inventato dai paesi di Visegrad si può liberamente tradurre con un «ognuno faccia come vuole, e da solo». Rupnik ricorda che Orban recentemente ha dichiarato che è giunto il momento per una controrivoluzione in Europa, ceh sarà guidata dai paesi dell’Europa centrale. La controrivoluzione per il momento non c’è, ma «ciò che sta accadendo è un cambiamento che non lascia presagire nulla di positivo», ritiene l’analista politico, e la “solidarietà flessibile” potrebbe un giorno entrare nella pratica anche in questioni diverse dalle migrazioni, come ad esempio nel bilancio europeo.

(Fonte Tasr)

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Foto SKPRES

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