UE, la linea rossa del V4 a Bratislava: più potere agli Stati e niente quote rifugiati

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia si sono presentati al summit a 27 con una propria proposta per “riaffermare i principi contenuti nei trattati e riguadagnare la fiducia dei cittadini”

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Bruxelles – C’è già qualcosa che stona nel quadretto della ritrovata unità europea di cui i leader Ue vorrebbero farsi protagonisti a Bratislava. Alla riunione che dovrebbe rilanciare l’Unione a 27 dopo la Brexit, i leader dei quattro Paesi membri del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), si sono presentati con una propria dichiarazione comune che di sicuro non può mettere d’accordo tutti. Se da un lato i quattro si dichiarano “determinati a mantenere l’unità e la determinazione dei 27 Stati membri” dall’altro continuano a portare avanti le proprie battaglie.

Prima tra tutte, quella per rivendicare un maggiore potere per gli Stati membri a scapito della Commissione europea. “Le sfide attuali dell’Unione provano che l’Europa può essere forte solo se gli Stati membri e i loro cittadini hanno forte voce in capitolo nel processo decisionale”, sottolineano i quattro, secondo cui, perché questo accada, è necessario “rafforzare il ruolo dei parlamenti nazionali, mettendo in evidenza il rispetto per i principi di sussidiarietà e proporzionalità”. Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia chiedono poi di rispettare “i principi di sincera cooperazione ed equilibrio istituzionale tra le istituzioni Ue così come definiti dai trattati” che prevedono sia il Consiglio europeo a “dare all’Unione la spinta necessaria per il suo sviluppo e di definire le priorità e le direzioni politiche generali”.

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Posted by Slovenské predsedníctvo v Rade EÚ on 16. september 2016

I membri del gruppo Visegrad non mollano poi sul fronte immigrazione: bene il lavoro sui migration compact, la cooperazione con la Turchia e la protezione dei confini esterni che l’Ue sta portando avanti ma guai a parlare del sistema di quote obbligatorie per un’equa distribuzione dei rifugiati. “Ogni meccanismo di distribuzione deve essere volontario”, chiariscono i 4 chiedendo che le politiche migratorie siano guidate dal principio della “solidarietà flessibile” e cioè: “Ogni Stato dovrebbe poter decidere specifiche forme di contributo, considerando la propria esperienza e il proprio potenziale”. Per i membri del gruppo, poi, è importante proteggere i confini degli Stati sulla rotta verso l’Ue e in particolare quelli della Bulgaria per cui il gruppo si dice pronto a “aumentare i propri impegni” con un’offerta di “assistenza immediata”.

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Foto SKPRES CC0

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