Presunta violenza sessuale a una ragazzina in un centro di rieducazione minorile

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Scoppiato lo scorso weekend per l’interessamento di una parlamentare di opposizione, un caso di violenza sessuale di una minorenne in una struttura di rieducazione finanziata dallo Stato è divampato allargando i suoi effetti a macchia d’olio. La questione è sorta con una conferenza stampa della deputata Natalia Blahova (Libertà e Solidarietà / SaS) che si è tenuta sabato 10 settembre a Bratislava, nel corso della quale la politica ha portato alla luce un caso di abuso sessuale di una ragazza minorenne ricoverata in un “centro di risocializzazione” per minori, violenza che in un primo momento si è detto sarebbe stata commessa da un terapeuta del centro. Il fatto sarebbe accaduto nel settembre 2014. Blahova ha detto di aver visto la documentazione dei fatti e di aver parlato con la madre della ragazza, la 14enne Natalia, che ha avuto gravi problemi psichici a causa del rapporto sessuale subito. Blahova si è rivolta al ministro del Lavoro, Affari Sociali e Famiglia Jan Richter (Smer-SD), oltre che al ministro dell’Istruzione Peter Plavcan (in quota SNS) e al ministro dell’Interno Robert Kalinak (Smer-SD) per esaminare la situazione presso il centro ed agire contro le persone responsabili.

La parlamentare ha anche detto che sarebbero più di uno i casi di violenza fisica, psichica e sessuale nel centro in questione, che si trova nella città di Galanta, nel sud della Slovacchia, e che anche altri dipendenti sono colpevoli, tra i quali il vice direttore, e i minori ricoverati sono stati oggetto ripetutamente di insulti volgari. Il centro, di cui la Blahova non aveva voluto citare il nome né la sede, avrebbe cercato di nascondere la cosa e impedisce alla madre di contattare la figlia ricoverata, rifiutandosi di rilasciare la ragazza che è stata spedita in quel centro da un giudice.

La madre aveva già presentato una denuncia per gli abusi sessuali sulla figlia, e una a carico del terapeuta, che però, ha detto Blahova, era già stata fermata. La madre ha anche presentato una richiesta di sospendere la permanenza di Natalia nella struttura, e una richiesta anche al ministero per esaminare la situazione nel centro. Infine, la madre si è rivolta alla commissione parlamentare per i Diritti umani, di cui la stessa Blahova è membro, e al difensore civico dei minori Viera Tomanova.

La polizia si sarebbe recata presso il centro in questione lo stesso sabato, quando due agenti in abiti civili hanno suonato alla porta, che nessuno ha aperto. E se ne sono andati. Solo più tardi, quando hanno contattato il direttore del centro, hanno appreso che i ragazzi e i dipendenti erano in Croazia per un soggiorno previsto dal programma di risocializzazione.

Il giorno successivo, domenica 11, i deputati della commissione parlamentare per i Diritti umani hanno annunciato che avrebbero discusso del caso il lunedi. I membri di opposizione hanno criticato il comportamento delle autorità, ritenuto inefficiente, il ministero del Lavoro e Affari sociali che accusano di non aver agito immediatamente e la polizia di non aver dato avvio a un procedimento penale e a una ispezione approfondita della struttura di Galanta.

L’ufficio del Difensore civico Jana Dubovcova ha preso in carico la questione lunedì, dicendo che avrebbe trattato del presunto abuso di ragazze minorenni, a seguito di una richiesta ricevuta lo stesso giorno. La denuncia riguarda il trattamento dei bambini in questa struttura, ha detto la Dubovcova ai giornalisti, spiegando che non c’è da sorprendersi di tale situazione, dato che  lo Stato ha più volte dimostrato di non essere in grado di proteggere i diritti dei bambini. Le istituzioni statali sono impostate in modo dogmatico, e i bambini sono spesso visti solo come un mezzo per ottenere risorse statali, ha affermato la Dubovcova. In passato l’ufficio ha trattato di casi di maltrattamenti in questo tipo di strutture, ma mai di violenze sessuali.

Intanto il ministero del Lavoro e Affari Sociali accusa Blahova di sparare nel mucchio e fraintendere i fatti, spiegando di non poter prendere azioni concrete fino a quando un giudice non stabilisce un verdetto che permetta di agire contro la struttura o contro il curatore del minore, che avrebbe dovuto vigilare sul suo trattamento.

È intervenuto lunedì anche il primo ministro Fico, che ha assicurato che numerose persone hanno lavorato e fatto riunioni sulla questione tutto il fine settimana, e lui ha parlato diverse volte con il ministro del Lavoro Richter. È necessario verificare, ha detto Fico, se questa, che è una struttura privata, «soddisfa tutte le condizioni per il cosiddetto accreditamento». Il ministro Richter mi ha assicurato che «se vengono rilevati errori, l’accreditamento verrà ritirato». Fico ha chiesto anche la massima collaborazione dalle forze dell’ordine per appurare con certezza se si siano verificati reati nella struttura. E tuttavia difende l’operato della polizia, che ritiene in linea con il suo ruolo.

Il centro di reinserimento sociale Cisty den di Galanta, che accoglie ragazzi minorenni che hanno avuto problemi di dipendenza di droga, ha negato tutte le accuse. Ma un ex dipendente avrebbe detto che quasi tutto il personale del centro di risocializzazione, tranne due colleghi, ha compiuto maltrattamenti e abusi anche sessuali con i minori in cura. Lo ha detto il deputato Daniel Lipsic di OLaNO-NOVA in una conferenza stampa ieri. Anche altri ex dipendenti vorrebbero testimoniare, ha detto, e lo stesso vogliono alcuni dei ragazzi in cura. I ragazzi venivano schiaffeggiati, picchiati sulle gambe con una mazza da hockey, secondo il suddetto ex dipendente, e un ragazzo aveva evidenti lividi sul petto. Lipsic ha detto che la denuncia di Natalia alla polizia è stata archiviata perché il responsabile ha dichiarato di non sapere che la ragazza aveva 14 anni e che il rapporto sarebbe stato conseziente. E questo sarebbe bastato per chiudere la faccenda. La ragazza ha invece garantito che egli era ben cosciente della sua età perché aveva accesso al suo fascicolo nella struttura. Il sospetto, tuttavia, ha continuato Lipsic, ha cercato di far credere che il fatto sia accaduto nel 2015, quando la ragazzina aveva 15 anni, che in Slovacchia è l’età del consenso.

Lipsic ha accusato il direttore del centro di aver coperto il colpevole e mantenuto il segreto sulla faccenda, e sospetta che abbia fatto pressioni sul sospetto per cambiare la sua testimonianza. Pare che fossero ricoverati nella struttura circa una sessantina di minori, per i quali lo Stato paga 1000 euro al mese per il loro mantenimento e le terapie.

Anche l’Ufficio del Procuratore generale ha cominiciato a interessarsi del caso ed esaminerà l’indagine e il suo progresso finora e ispezionare la decisione della polizia che ha interotto il procedimento penale. Inoltre, l’Ufficio effettuerò un proprio controllo nella struttura in questione dopo quella lanciata ieri dal ministero del Lavoro, Affari sociali e Famiglia.

(La Redazione)

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Foto EU Parliament cc-by-nc-nd

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