La verità dietro le minacce di guerra tra le due Coree

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Dopo che il 9 settembre la Corea del Nord ha effettuato il suo quinto test nucleare, il portavoce del governo giapponese Yoshihide Suga ha dichiarato che Pyongyang è “il vicino fuorilegge”. Barack Obama ha affermato che “gli Stati Uniti non accettano, e non accetteranno mai, che la Corea del Nord diventi una potenza nucleare”. Perfino la Cina ha espresso la sua “ferma opposizione al test”. La presidente sudcoreana Park Gyeung-hye ha dichiarato che il leader nordcoreano Kim Jong-un è un “pazzo incosciente”.

Insomma toni piuttosto moderati, se confrontati con quelli usati di solito in Corea del Nord, per esempio la minaccia di sprofondare la capitale sudcoreana Seoul in un “mare di fuoco”. Ma poi un portavoce militare del governo sudcoreano ha promesso che Pyongyang “sarà completamente rasa al suolo da missili balistici” se la Corea del Nord dovesse anche solo pensare a un attacco nucleare contro il sud. La città sarà “ridotta in ceneri e cancellata dalle mappe”, ha dichiarato il funzionario, e le aree dove si ritiene possano nascondersi i leader del paese saranno il principale obiettivo degli attacchi.

Una dichiarazione equilibrata, non c’è che dire. Sessantasei anni di accese ostilità hanno generato una retorica particolarmente bellicosa da entrambi i lati del confine, che può sembrare folle al resto del mondo. La Germania è rimasta divisa per 44 anni, e centinaia di persone sono state uccise al confine tra i due paesi. Ma i leader tedeschi dell’Est o dell’Ovest non sono mai arrivati a dire niente di simile.

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Senza alleati

Forse è solo una questione retorica, ma la probabilità di una vera guerra tra le due Coree sembra più alta di quanto non sia mai stata per le due Germanie. Ma perché la Corea del Nord avrebbe bisogno di armi nucleari per dare seguito alle sue minacce, quando potrebbe tranquillamente distruggere Seoul anche con armi convenzionali?

Il centro di Seoul, con i suoi undici milioni d’abitanti, dista appena cinquanta chilometri dal confine nordcoreano. L’artiglieria basterebbe a distruggere la parte settentrionale della città, mentre la metà meridionale potrebbe essere raggiunta da missili a corto raggio. E la Corea del Nord possiede 21mila pezzi d’artiglieria e migliaia di missili Scud. Quindi per Pyongyang le armi nucleari devono servire a qualcos’altro.

Il problema strategico della Corea del Nord è che non ha alleati, mentre quella del Sud è alleata con la prima potenza nucleare mondiale, gli Stati Uniti, che non hanno mai promesso di non usare le loro armi atomiche per primi. Pyongyang ha bisogno di un deterrente contro l’impiego di armi nucleari nella penisola coreana in caso di guerra. Questo non giustifica il suo comportamento – il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha definito i test come “una sfacciata violazione” delle risoluzioni dell’Onu – ma quantomeno lo spiega.

Buona parte dei sudcoreani non vuole la riunificazione, anche se questa arrivasse in maniera pacifica

E quindi Kim Jong-un, come suo padre e suo nonno prima di lui, vuole innanzitutto essere in grado di lanciare un attacco nucleare contro il Giappone, il principale alleato di Washington in Asia, e poi sugli Stati Uniti stessi. Purtroppo è così che funziona la deterrenza nucleare.

La Corea del Nord è guidata da gente bizzarra, ma la logica strategica sarebbe la stessa anche se al potere ci fossero persone più sensate. E anche se il regime è totalmente paranoico, non è pazzo. Non ha intrapreso nessuna guerra negli ultimi sessant’anni, e non c’è motivo di credere che lo farà adesso.

Inoltre la paranoia nordcoreana è infondata, perché nel sud nessuno si sogna di riunificare la penisola militarmente. La verità è che buona parte dei sudcoreani non vuole affatto la riunificazione, anche se questa arrivasse in maniera pacifica.

Basso rischio di guerra

Nel 1996 ero a Seoul per intervistare alcuni funzionari dei servizi segreti quando fu annunciata la morte del fondatore della Corea del Nord, Kim Il-sung. La reazione dei sudcoreani non fu affatto gioiosa. Il sentimento dominante era la paura che il regime nordcoreano sarebbe crollato, e che la Corea del Sud, che da poco aveva raggiunto il benessere dopo due generazioni di sacrifici, si sarebbe ritrovata la responsabilità di 25 milioni di coreani poveri e impreparati a una moderna economia e avrebbe dovuto ricominciare tutto da capo. È molto probabile che la maggioranza dei sudcoreani la pensi ancora così.

Quindi il rischio di una guerra è basso. Ci sono poche possibilità che Pyongyang cambi direzione, anche se fosse approvata un’altra serie di sanzioni. L’11 settembre il governo nordcoreano ha dichiarato che la minaccia di “sanzioni insensate” era “risibile”. Il fatto è che il paese è già quasi completamente isolato dall’economia globale.

Installare delle unità missilistiche antibalistiche Thaad in Corea del Sud, come ha promesso di fare Washington, farà sentire un po’ più sicuri i sudcoreani e i giapponesi, ma la realtà è che il mondo dovrà continuare a convivere con questa situazione. Probabilmente nessuno si farà del male.

(Gwynne Dyer, via Internazionale cc-by-nc-nd)

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Fotografie: Pyongyang, Corea del Nord
(NViktor cc-by-nc-nd)

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