Terremoto in Italia Centrale, la situazione dopo 15 giorni

Oltre 4mila persone nelle tende ma la situazione è in evoluzione: per le casette però ci vogliono mesi.

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Oltre 4mila persone nelle tende e tempi lunghi per le casette: questi gli scenari del post terremoto, seppur in evoluzione, a poco più di due settimane dal sisma che ha colpito il centro centro Italia. Un primo bilancio tracciato in sede istituzionale, lo ha fatto stamane, in commissione ambiente alla Camera, il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio.

Uno scenario dove diverse situazioni viaggiano in parallelo ma dove soprattutto servirà tempo: come spiegato infatti in audizione, a fronte delle 295 vittime conteggiate, si continua a scavare, non per trovare persone in vita, ovvio, ma per ritrovare comunque i resti, attività definita “fondamentale”. Un aspetto non secondario, perché vuole dire che attività diverse (ricostruzione ma anche scavo) viaggiano in simultanea e si auspica quindi “una razionalizzazione delle fasi”.

Allo stato attuale sono 4.500 le persone assistite nelle aree con tende, a fronte di disponibilità che viene definita “molto più ampia” : tuttavia, le condizioni climatiche stanno mutando e “c’è necessità e urgenza” di spostare la popolazione.

Almeno a giudicare dalle parole di Curcio, il sentimento delle popolazioni coinvolte conta parecchio, perché c’è chi vuole andare ma anche chi fatica a recidere i legami di appartenenza. Tuttavia, si parla di un numero ridotto di persone, nel parallelo con alcuni sismi del passato e c’è chi aspetta valutazioni sull’agibilità: il terremoto infatti ha coinvolto più regioni e “non esistono soluzioni predeterminate da impostare al territorio”.

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In futuro, per chi non può rientrare, si profila lo scenario casette, termine che però viene definito improprio in quanto non si tratta di container ma di vere e proprie abitazioni, con requisiti tecnici e prestazionali di un certo tipo. Una buona notizia all’apparenza ma che farà dilatare i tempi: per la realizzazione si parla di un tempo credibile, massimo, di 7 mesi. A influire, a quanto pare, gli aspetti legati alla tipologia di costruzione: le casette richiedono uno scenario più urbano, tra cui, cosa non scontata, l’individuazione della presenza di una rete gas. Inoltre, si devono valutare anche gli aspetti amministrativi, perché, secondo Curcio, va bene l’emergenza ma non si possono prendere le aree e poi andare incontro a contenziosi dopo.

Inoltre, ai meccanismi tecnici e di costruzione, bisogna affiancare valutazioni sui nuclei che le andranno ad abitare, per evitare ad esempio il problema del sottodimensionamento. Laddove invece si esce dalle aree rosse, emerge problema delle aree su cui fare verifiche, atto che richiede ulteriore tempo e aiuto anche da parte dei comuni. Se si valuta pure che la terra trema ancora ecco che cambia il quadro quando “facciamo o proponiamo scelte di rientro”.

 

(Fonte Wired.it cc-by-nc)

 

Foto: Amatrice
IFRC Gianluca Fortunato /

Italian Red Cross cc-by-nc-nd

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