I Parlamenti dell’UE a Bratislava: i paesi del sud non saranno soli a fronteggiare i migranti

Castello di Bratislava (nrsr-sk)

Nello scorso fine settimana il castello di Bratislava ha ospitato la Conferenza interparlamentare per la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la Conferenza per la sicurezza comune e la politica di difesa (PESD) dei paesi membri dell’UE, un appuntamento semestrale che si svolge negli stati che hanno la presidenza di turno dell’Unione europea. Tale riunione ha lo scopo di rafforzare il ruolo dei parlamenti insieme a quello del Parlamento europeo nel processo decisionale dell’UE nel campo della politica estera e di sicurezza.

Nella capitale slovacca i delegati dei parlamenti nazionali, tra i quali diversi rappresentanti del senato e della camera dei deputati italiana, hanno discusso di questioni quali l’UE come attore globale, i rapporti dei Balcani occidentali con l’UE, lo sviluppo sostenibile, le migrazioni e la European Defence Union (l’Unione europea per la difesa).

All’apertura dei lavori, sabato 3 settembre, il capo della commissione parlamentare Esteri della Slovacchia Frantisek Sebej (Most-Hid) ha ricordato come la pace duratura che l’Europa vive da settant’anni dipende dalla presenza delle truppe americane nel continente: senza quella potenza militare sul nostro suolo l’Europa non avrebbe mai potuto vivere un così lungo periodo di pace. Lo sappiamo bene noi, che abbiamo trascorso la maggior parte della nostra vita nel lato sbagliato della cortina di ferro, ha rimarcato Sebej: «per la mia generazione la libertà e la democrazia sono regali eccezionali» per la gente deve essere grata. Sebej ha sottolineato che gli Usa spendono per la difesa più di Russia Cina ed Europa insieme, e solo quattro Stati dell’UE hanno una spesa per la difesa più del 2% del PIL richiesto dall’adesione alla Nato. Dobbiamo spendere di più (anche la Slovacchia), ha detto, per difenderci meglio dalla minaccia terroristica.

Dal canto suo un altro parlamentare slovacco parte della coalizione di governo, Anton Hrnko (SNS), presidente della commissione parlamentare Difesa, ha avvisato sulle minacce legate alle migrazioni, e ha detto che solo chi nasconde la testa nella sabbia non vede «un nesso di casualità tra gli attacchi terroristici in Europa e l’immigrazione incontrollata». Hrko ha puntato il dito contro un’Area Schengen «scossa alle fondamenta» come una casa dove i visitatori decidono di non rispettare le «regole di casa». Oggi ci meravigliamo se l’UE ha problemi, ma è solo questione di tempo prima che la situazione degeneri, ha aggiunto, per cui l’Europa deve trovare delle soluzioni  per fare sentire di nuovo sicuri i propri cittadini.

L’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Federica Mogherini, presente in quei giorni anche all’incontro dei ministri degli Esteri dell’Unione, ha detto ai convenuti di puntare a far progredire tutti i paesi dei Balcani occidentali perché possano il loro processo di integrazione verso l’Europa diventi irreversibile. Secondo lei si possono constsatare progressi significativi in questi paesi nei quali la pressione dell’UE può migliorare le condizioni di vita, oltre che portare a risultati sul fronte della lotta al radicalismo, al terrorismo e nella gestione dei flussi migratori.

Sulle migrazioni, lo slovacco Sebej ha ammonito i colleghi sul fatto che l’UE non può lasciare l’intera questione migratoria solo sulle spalle dei paesi che sono più esposti come Grecia e Italia, ma deve affrontare la questione a livello congiunto come un problema comune. I parlamentari hanno raggiunto un compromesso alla fine della due giorni di lavori per un testo che fosse accettabile per tutti e che indica il problema migratorio come questione europea che non può essere affrontata su base individuale. Ciononostate, il tema scottante della ridistribuzione dei migranti tra gli Stati membri non è entrato nella dichiarazione, ha ammesso Hrnko, anche se ai paesi del Mediterraneo è stato promesso che non saranno lasciati soli riguardo alla questione. Il documento ha anche ricompreso i diversi punti di vista esistenti all’interno dei 28 paesi membri su argomenti quali l’eliminazione dell’obbligo di visto per la Turchia o la forma del dialogo con la Russia.

(La Redazione)

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Foto nrsr.sk

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