Serbia: i dilemmi di un Paese sospeso tra Est e Ovest

Sono trascorsi mesi dalla vittoria elettorale di Aleksandar Vučić, ma la situazione politica a Belgrado resta ancora instabile e incerta. Tra conflitti partitici e silenzi istituzionali, la Serbia appare ancora una volta bloccata nei suoi classici dilemmi geopolitici

serbia-vucic-mogherini_(EEAS-cc-by-nc)

LE ELEZIONI ANTICIPATE DI APRILE – Negli ultimi due anni, forte della vittoria elettorale del 2014, il Premier serbo Aleksandar Vučić ha potuto governare godendo dell’appoggio di una maggioranza blindata, costituita dai due terzi dell’Assemblea legislativa. Condizione che ha consentito all’esecutivo di portare avanti senza intoppi l’agenda di riforme volta ad indirizzare il Paese verso l’ingresso nell’Unione Europea, principale obiettivo del Partito Progressista Serbo (SNS), di cui il Primo ministro è leader e co-fondatore.
Tra accuse di opportunismo politico e populismo, Vučić si è trovato ad agire, in politica estera, su due piani strettamente correlati tra loro: da un lato la dimensione regionale, dall’altro lo scenario globale.
Salvo rare eccezioni, la classe dirigente serba è ormai pienamente consapevole dell’irreversibilità del processo derivante dagli accordi Belgrado-Pristina siglati a Bruxelles nel 2013; ed altrettanto vivida è la necessità di addivenire ad un miglioramento delle relazioni con Zagabria, considerando come quello che separa la Serbia dalla Croazia sia, a tutti gli effetti, un confine con l’Unione Europea.
Dall’altro lato, le finalità europeiste sono certamente condivise dall’interezza della coalizione guidata da Vučić, ma non mancano le divergenze circa le modalità della roadmap dell’integrazione e, soprattutto, su come conciliare tali obiettivi con gli interessi economici e geostrategici che legano la Serbia alla Russia.

La motivazione ufficiale che ha spinto il Presidente della Repubblica Nikolić a sciogliere anticipatamente il Parlamento la scorsa primavera è stata quella di voler testare la tenuta democratica del percorso di riforme avviato dal Governo. Più pragmaticamente, le elezioni hanno consentito al Primo Ministro di prolungare per altri due anni la sua leadership, tamponandone il calo di popolarità e traendo vantaggio dallo stato di disgregazione in cui versano le opposizioni, parlamentari e non.
La prova delle urne ha restituito un esito prevedibilmente netto a favore dell’SNS e dei suoi alleati, ma ha altresì evidenziato una flessione relativa per la coalizione governativa (39 seggi in meno) e ha sancito l’aumento del numero di formazioni partitiche rappresentate nella nuova Assemblea, comprese voci identificabili non tanto come euroscettiche quanto come dichiaratamente anti-europee.
Certamente, i numeri per una nuova maggioranza blindata non sono semplici da trovare. Ma è sufficiente la mera aritmetica a spiegare gli oltre tre mesi di rinvii da parte di Vučić, conclusisi solo a inizio agosto? E quali sono, ad oggi, i riflessi internazionali?

TRA EST E OVEST – Probabilmente è una suggestione un po’ logora ed abusata, quella che dipinge la Serbia come in grado di sopravvivere e prosperare solo quando si dimostri capace di mantenere l’equilibrio tra la direttrice occidentale e quella russa, giocando su due tavoli. Eppure alcune considerazioni sembrano attualizzarne i contorni: ad esempio le dichiarazioni rilasciate da Vučić alla stampa nazionale lo scorso 23 luglio quando, con una certa enfasi, ha comunicato di non poter escludere la possibilità di concludere con un insuccesso il mandato di formare il nuovo Governo, di cui è investito ormai da mesi.
Dopo la vittoria elettorale, il leader dell’SNS oltre ad incassare rapidamente le congratulazioni di routine da parte dei principali governanti, si era reso protagonista di un incontro lampo a Mosca con Putin: il sito ufficiale del Cremlino ha tenuto a sottolineare come il Presidente russo si auguri che del nuovo Governo facciano parte individualità aventi «a cuore lo sviluppo delle relazioni tra la Federazione Russa e la Serbia».

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Foto: Vučić con Federica Mogherini
a Bruxelles – EEAS cc-by-nc

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