Due italiani presunti affiliati alla mafia condannati per contraffazione di denaro

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Due italiani ritenuti membri della mafia siciliana sono stati condannati venerdì a 30 mesi di carcere dalla Corte penale specializzata di Banska Bystrica per il loro tentativo di realizzare una massiccia contraffazione di denaro. Secondo le carte processuali i due, Sergio Giovanni G. di 52 anni e Salvatore G. di 69, avevano progettato di stampare in Europa centrale una enorme quantità di banconote da 20 e da 500 euro. Attraverso i loro contatti in Slovacchia erano riusciti ad ottenere la disponibilità di una macchina da stampa adatta alle loro esigenze nella Repubblica Ceca, e avevano iniziato a produrre per un valore di circa 80 milioni di euro soldi falsi che avevano però tutte le speciali caratteristiche di sicurezza previste dalla Banca Centrale Europea. Le banconote, infatti, erano stampate con i modelli di stampa autentici e su fogli di carta filigranata originale sottratti in Italia insieme ai colori. I soldi così prodotti sarebbero poi stati immessi in circolazione attraverso un certo numero di banche

Entrambi i due accusati, che non erano in tribunale al momento della sentenza, hanno dichiarato di essere innocenti. La pena decisa dalla corte sarebbe da scontare in Slovacchia, e una volta conclusa i due sarebbero stati espulsi dal paese con il divieto di rientrarci per un periodo di dieci anni. Il pubblico ministero tuttavia, non soddisfatto della sentenza troppo lieve, ha già fatto appello al verdetto.

Nel processo è stato riconosciuto anche il ruolo nella contraffazione di altre due persone, l’italiano Lorenzo M., il capo della gang, e un tale Henry S. Questi due sono stati indicati dai due accusati come responsabili, tra l’altro, del sequestro dello stampatore ceco per ottenere la sua collaborazione nella falsificazione. I due imputati erano stati arrestati dalla polizia slovacca il 31 ottobre 2014 nell’area di servizio Sekule sull’autostrada D2, tra Bratislava e il confine ceco.

I due, scrivono i media slovacchi, hanno già avuto guai con la giustizia in passato, e il più anziano è stato condannato in Italia all’inizio degli anni ’90 in un caso che aveva coinvolto anche l’Interpol. I due hanno anche negato di essere membri, o in affari, con la mafia.

In effetti, la pena per i due italiani avrebbe potuto arrivare fino a dieci anni di galera, ma il senato della Corte penale specializzata ha riconosciuto, come affermato dalla difesa, che le prove a sostegno della loro colpevolezza dimostrano a sufficienza che essi non erano le menti dietro il piano di contraffazione. I due accusati sono dietro le sbarre da 23 mesi, un periodo da scomputare dalla pena totale. Inoltre, una volta scontati i due terzi della pena i due possono chiedere la libertà vigilata, e quindi se il verdetto venisse confermato sarebbero ammissibili al rilascio immediato.

(La Redazione, fonte Sita)

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Immagine: B. Slovacchia

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