Brasile: ascesa e declino di Dilma Rousseff

Il 31 agosto il senato brasiliano ha destituito la “presidenta” Dilma Rousseff. Accusata di aver falsificato il bilancio dello stato nel 2014, con 61 voti a favore dell’impeachment e venti contrari Rousseff è stata definitivamente destituita. Michel Temer, suo ex vice presidente, assume quindi l’incarico di presidente del Brasile fino al 2018, quando sono previste le nuove elezioni. Dopo 13 anni il Partito dei lavoratori (Pt) non è più al governo del paese. Rousseff, eletta per un secondo mandato nel 2014 con 54 milioni di voti, ricorrerà in appello alla corte suprema federale. Qui di seguito un suo lungo ritratto dall’archivio della rivista messicana Gatopardo pubblicato da Internazionale.

dilma-rousseff_20160831_(AgênciaBrasilFotografias-cc-by)

È il 13 dicembre 2015. Sul lungomare di Copacabana, a Rio de Janeiro, migliaia di persone camminano grondando di sudore sotto il sole a picco. Tutti accompagnano con furia rivendicativa le grida che escono dagli altoparlanti del camion in testa al corteo, scortato da venditori ambulanti di magliette e adesivi con la frase “Fóra Dilma”, fuori Dilma.

È la quarta ondata di manifestazioni contro la presidente del Brasile, Dilma Rousseff. Nel 2015, il primo anno del suo secondo mandato, la crisi economica ha travolto il paese. L’azienda petrolifera statale Petrobras ha dovuto fare i conti con l’avvio, nel 2014, dell’indagine lava jato (autolavaggio) su una gigantesca rete di corruzione e di tangenti tra la compagnia e la classe politica brasiliana, tra cui molti dirigenti del Partito dei lavoratori, al governo. La popolarità di Rousseff ne ha risentito. Nel frattempo a ottobre la corte dei conti ha bocciato il bilancio dell’esecutivo per irregolarità fiscali. Questo è stato il motivo ufficiale per l’apertura di una procedura di messa in stato di accusa della presidente, che potrebbe portare alla fine anticipata del suo mandato. Il 2 dicembre 2015 il presidente della camera, Eduardo Cunha, ha annunciato che avrebbe accettato la richiesta di messa in stato di accusa. Rousseff si è difesa pubblicamente: “Il mio passato e il mio presente testimoniano l’indiscutibile rispetto che ho delle leggi e della cosa pubblica”, ha detto.

La storia di Dilma Rousseff è quella di una sopravvissuta, che ha ricoperto la carica più importante del paese dopo aver percorso tutte le tappe possibili per un personaggio politico della sua generazione: militante universitaria, guerrigliera clandestina processata e incarcerata durante la dittatura, ministra statale, ministra federale e infine presidente. La sua storia le è valsa la fama di lady di ferro e maga della sopravvivenza. Secondo i sondaggi, oggi la maggioranza dei brasiliani è contraria al governo di Rousseff. Lei si appella alla legittimità delle urne e definisce “colpo di stato” la procedura di destituzione avviata contro di lei. Se il governo non riuscirà a ottenere 172 voti contro la messa in stato d’accusa (un terzo della camera più un voto), la proposta passerà al senato e Rousseff sarà allontanata dalla sua carica. Ma la presidente confida nella sua storia di lotta per restare a galla.

Le proteste contro la sua gestione potrebbero far pensare che Rousseff sia un albero pericolante. I detrattori sostengono che l’inizio del suo mandato, nel 2010, sia stato solo un prolungamento di quello del mentore Luiz Inácio Lula da Silva. Che la sua immagine di dirigente tenace sia ormai sfumata e che la sua onestà vacilli non per quello che ha fatto, ma per quello che ha nascosto. Invece, secondo i sostenitori, la presidente sopravviverà agli attacchi.

Ideologia e tempo libero
Dilma Vana Rousseff è nata il 14 dicembre 1947 nella città di Belo Horizonte, nello stato di Minas Gerais. Il suo secondo nome è un omaggio alla sorella minore del padre, Pedro Rousseff. Nato nel 1900 in Bulgaria e registrato all’anagrafe come Pétar Roussev, nel 1929 era fuggito in Francia per motivi ignoti e aveva cambiato il suo cognome eliminando la v e aggiungendo due f: Rousseff. Dopo la seconda guerra mondiale si era trasferito in Brasile e lì avevano cominciato a chiamarlo Pedro. Poi quell’uomo pallido e imponente, che aveva lasciato una moglie e un figlio in Bulgaria, si era innamorato della figlia di un allevatore di bestiame. Lei si chiamava Dilma Jane e aveva vent’anni quando i due si erano sposati. I figli erano arrivati subito: Igor, Dilma, solo undici mesi dopo il primogenito, e Zana, quattro anni dopo.

Ma la vita spensierata della famiglia finì all’improvviso nel 1962. Un sabato, rientrando a casa, Pedro si sentì male. Era un fumatore incallito e morì la sera stessa a causa di un infarto. Lasciò una fortuna e un vuoto nella famiglia, soprattutto nella figlia maggiore Dilma, che aveva quattordici anni e cominciava a cambiare, da bambina agiata a ragazza inquieta. La scuola che frequentava, Nossa senhora de Sion, fu venduta, e lei si trasferì nell’istituto pubblico più famoso di Belo Horizonte, il Colégio estadual central, dove studiavano i figli della borghesia progressista di Belo Horizonte. In quel momento la scuola era anche l’incubatrice di un movimento studentesco che, poco dopo, avrebbe imbracciato le armi. Rousseff superò l’esame di ammissione e cominciò gli studi in un periodo fondamentale per il paese: il marzo del 1964. Due settimane dopo un colpo di stato militare instaurò in Brasile una dittatura che durò per 21 anni, fino al 1985.

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Foto:
Dilma Rousseff parla dopo la destituzione
(Agência Brasil Fotografias cc-by 2.0)
Mappa del Brasile (Douglas Fernandes cc-by 2.0)

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