Ungheria: «costruiremo un’altra barriera al confine sud con la Serbia»

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L’Ungheria vuole costruire una seconda barriera al confine con la Serbia per fermare definitivamente i migranti. Lo ha annunciato oggi parlando alla radio pubblica il primo ministro Viktor Orban, dicendo che la nuova barriera, che sarà eretta lungo quella già esistente, rafforzerà le difese allo scopo di tenere fuori i migranti che potrebbero arrivare a centinaia di migliaia in caso la Turchia dovesse cambiare le proprie politiche. «La pianificazione tecnica è in corso per erigere un sistema di difesa più imponente vicino alla linea di difesa esistente, che è stata costruita in fretta la scorsa estate», ha detto Orban.

Una stesa di filo spinato, poi sostituita da una rete metallica alta circa 3,5 metri innalzata lungo il confine meridionale dell’Ungheria con la Serbia e la Croazia ha drasticamente ridotto i flussi migratori alla fine dell’estate 2015. Il “muro” è lungo almeno 175 chilometri e sorvegliato giorno e notte da pattuglie di frontiera. Lo scorso anno centinaia di migliaia di migranti hanno utilizzato la “rotta balcanica” per passare dalla Grecia attraverso i Balcani verso l’Europa settentrionale.

Orban ha anche detto che rinforzerà la polizia di altre 3.000 unità, che saranno spiegate costantemente sul confine meridionale. È possibile che queste dichiarazioni siano un messaggio per Angela Merkel, che oggi parteciperà a Varsavia ad un vertice dei primi ministri dei paesi di Visegrad, con Orban e i leader di Polonia, Cechia e Slovacchia. I quattro paesi di Visegrad sono piuttosto concordi, anche se con alcune differenze, nel rifiutare le quote obbligatorie di reinsediamento dei richiedenti asilo, un sistema che peraltro non funziona, con migliaia di essi ancora bloccati nei paesi di ingresso in UE, Grecia e Italia. Il 2 ottobre in Ungheria si terrà un referendum, promosso dal governo di Orban, per decidere se accettare qualsiasi futuro sistema di quote UE per il ricollocamento dei migranti.

immig_muro-ungheria_(@wiki)

Dopo l’accordo siglato tra UE e Turchia nella scorsa primavera, Ankara si era impegnata a combattere il traffico di persone attraverso i suoi confini e a trattenere i profughi, soprattutto siriani, che vogliono fuggire in Europa. In cambio, oltre a un sostanzioso assegno da tre più tre miliardi di euro, la Turchia ha chiesto la riapertura del dossier sul suo ingresso nell’Unione e la liberalizzazione dei visti per i suoi cittadini su tutto il territorio dell’UE. Dopo il golpe di luglio i rapporti tra Ankara e i paesi UE si sono molto raffreddati, Erdogan ha accusato l’Europa di non stare ai patti e il suo ministro degli Estero ha minacciato di non riconoscere l’accordo se entro ottobre non si cancella l’obbligo di visto per i propri cittadini in Europa. Questo, e le nuove aperture di Erdogan con Putin e l’Iran fanno temere che la Turchia possa da un momento all’altro sospendere l’intesa e lasciare fluire migliaia di rifugiati verso la Grecia, come accadeva fino a pochi mesi fa, e da qui su per i Balcani.

(La Redazione, fonte La Stampa, Reuters)

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Foto Bőr Benedek photo cc-by 2.0
Foto Délmagyarország/Schmidt Andrea

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