I ministri della Giustizia UE a Bratislava commemorano le vittime dei regimi totalitari

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I ministri della Giustizia dell’Unione europea, insieme ai responsabili degli istituti storici della memoria nazionale dei paesi membri, hanno reso omaggio ieri sotto il castello di Devin, a Bratislava, alle vittime dei regimi totalitari, come atto di apertura di una riunione, organizzata nell’ambito del semestre di Presidenza slovacca dell’UE, che ha discusso oggi sul tema della crescente radicalizzazione in Europa.

Realizzato in occasione della “Giornata europea della memoria per le vittime dello Stalinismo e del Nazismo” istituita nel 2009 dal Parlamento europeo, l’evento commemorativo si è tenuto presso il memoriale detto “Porta della libertà” a Devin, sulle rive del fiume Morava che divide Austria e Slovacchia. In quell’area durante l’epoca comunista le guardie di frontiera uccisero decine di persone che tentavano di scappare in Occidente. «Non vi è alcun regime totalitario senza vittime. Né in passato né nel futuro. Guardare alla storia dovrebbe aiutarci a imparare dagli errori dei nostri antenati cosù da non dover imparare dalla nostra in futuro», ha detto in un discorso il ministro della Giustizia slovacco Lucia Zitnanska.

La conferenza ministeriale ha poi aperto i battenti oggi 23 agosto presso l’edificio Reduta a Bratislava. Sul tema della crescente radicalizzazione in Europa si è vista una condivisione delle migliori pratiche in atto nei diversi paesi membri per combattere il fenomeno. Sono state presentate e discusse diverse attvività di prevenzione e di contrasto, e identificate altre misure a livello europeo che potrebbero essere utili nel prossimo futuro. Aprendo i lavori il ministro Zitnanska ha detto che «Il problema di oggi in Europa non è solo la situazione economica o la sicurezza. Il problema è anche l’inclinazione di una parte della popolazione verso raggruppamenti anti-sistemici ed estremisti come risultato di molti processi in cui ognuno gioca un certo ruolo». «È importante parlare di questi problemi e cercare una soluzione in modo da non ripetere quanto accaduto nel secolo scorso, quando fattori esterni ed interni hanno portato alla creazione di regimi totalitari, con il consenso più o meno tacito della maggioranza democratica». Zitnanska ha chiesto ai colleghi di stare all’erta: «non si devono chiudere gli occhi davanti al fenomeno dell’aumento di elementi radicali ed estremisti in Europa», altrimenti «si arriverà a un nuovo totalitarismo – che sia marrone, rosso o di altri colori». Si tratterà «in ogni caso di totalitarismo, ed esigerà ulteriori vittime».

Alla fine dei lavori, le delegazioni partecipanti hanno adottato una dichiarazione congiunta in cui viene sottolineata la determinazione a proteggere la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani, memori di fatti tragici del secolo scorso come l’Olocausto, lo sterminio di massa di nazioni, gruppi etnici, classi sociali, azioni crudeli con le quali i regimi hanno mantenuto il loro potere. «Di fronte alle sfide derivanti dalla crisi finanziaria, il crescente numero di terroristi e di altri estremisti che agisce in tutta Europa e la crescente visibilità di espressioni e comportamenti razzisti e xenofobi nella nostra società indebolita dai flussi migratori, esprimiamo la nostra determinazione a proteggere la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani. Confermiamo che sono necessarie azioni adeguate a tutti i livelli e in tutti i campi, anche nel settore della giustizia, nel rispetto e nella difesa dei diritti e delle libertà fondamentali», recita il documento. «Dobbiamo anche stare attenti all’intrusione di tendenze e atteggiamenti estremisti in politica, che possono minacciare le nostre democrazie e lo stato di diritto. La nostra storia non deve diventare il nostro futuro, quindi dobbiamo imparare dagli errori fatali che l’Europa ha fatto in passato che hanno permesso l’esistenza di regimi totalitari».

Il 23 agosto 1939 fu firmato il patto Molotov-Ribbentrop, l’intesa di non aggressione tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica che prevedeva la suddivisione di numerosi paesi dell’Europa centro-orientale in sfere d’influenza tedesca e sovietica. Una settimana dopo, l’1 settembre 1939, Hitler ordinava l’invasione della Polonia, iniziando di fatto la seconda Guerra mondiale. Stalin fece lo stesso il 17 settembre.

(La Redazione)

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