Bratislava inaugura un monumento alle vittime della Cortina di ferro

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Ieri nel quartiere Petržalka di Bratislava è stato inaugurato un memoriale per ricordare le vittime della Cortina di ferro, che fino al 1989 lambiva l’abitato dove ancora oggi corre la frontiera, ormai solo sulla carta, con l’Austria. La cerimonia per il battesimo del monumentosi si è svolta in occasione del 30° anniversario della morte del diciottenne tedesco Hartmut Tautz, ucciso mentre tentava di fuggire in Occidente. Gli mancavano appena 22 metri dal confine con l’Austria, dunque dalla libertà, quando fu raggiunto dai cani addestrati della polizia cecoslovacca di frontiera, che lo fecero a pezzi. Cani da attacco, che in gergo venivano soprannominati “supy”, avvoltoi.

Come leggiamo dal sito Aktualne.sk, nell’estate 1986, dopo la maturità, Tautz, che viveva a Magdeburgo, in Germania Orientale, voleva proseguire studiando musica. Già suonava molto bene flauto e clarinetto, con i quali si esibiva in una orchestra giovanile e anche da solista, ma fu espulso dalla scuola e gli fu negato il permesso di continuare a studiare per aver scherzato sull’allora presidente della Germania Est, Erich Honecker. Non vedendo alternative, decise allora di viaggiare per 700 chilometri fino a Bratislava, dove aveva intenzione di «tentare di passare dall’altra parte» e lì seguire il suo sogno, come scrisse in una lettera alla madre che le fu consegnata quattro mesi dopo la sua morte. Sapeva che a Bratislava il confine con il mondo libero era vicinissimo per esservi passato anni prima con i genitori al ritorno da una vacanza estiva in Ungheria.

cortinaferro_(wikimedia) comunismo confine

La sera dell’8 agosto 1986 con il buio, dopo le 22, il tragico tentativo di passare la recinzione nell’area chiamata Kopčany di Petržalka, da dove si potevano vedere, oltre il confine, le luci del villaggio austriaco di Kittsee. Con le pinze che aveva con sé tagliò il filo spinato per aprirsi un varco, e senza saperlo provocò un corto circuito che fece partire l’allarme. A quel punto aveva ancora qualche centinaio di metri da percorrere, ma la pattuglia di frontiera più vicina (composta da due soldati in servizio di leva) aveva dato il via alla coppia di cani pastore tedesco addestrati per fermare autonomamente i fuggitivi, e a percorrere 400 metri in 45 secondi.

Secondo i risultati di un’indagine, le lesioni che il ragazzo aveva subito dall’attacco dei cani non erano fatali, ma ad ucciderlo fu la mancata assistenza medica. Le guardie di frontiera hanno perso tempo a interrogarlo sul posto, e solo oltre tre ore dopo fu portato in un ospedale militare, dove tuttavia morì – il 9 agosto – per shock da emorragia. Questo caso sollevò critiche sull’uso dei “supy”, che dopo qualche tempo furono eliminati in seguito a un’altra tentata fuga verso Occidente.

L’evento di Bratislava è stato organizzato dalla ‘Piattaforma della memoria e della coscienza europee’ insieme con la Regione di Bratislava e l’Istituto slovacco della memoria della nazione (UPN), con la presenza della sorella di Tautz, Carol, e decine di rappresentanti di associazioni slovacche e ceche attive nella memoria delle vittime del comunismo.  I partecipanti hanno firmato una lettera aperta a 21 rappresentanti della Cecoslovacchia comunista ritenuti responsabili, e nominati uno ad uno (dai membri del presidio del partito comunista fino ai due militari di pattuglia, chiedendo loro di scusarsi pubblicamente per la morte di Hartmut Tautz e degli altri civili sulla cortina di ferro. Il testo della lettera è consultabile a questi link: in inglese e in ceco.

(Red)

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Foto Regione di Bratislava

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