Ex Jugoslavia: Milošević non fu responsabile del genocidio

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Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) ha stabilito che Slobodan Milosevic non era responsabile per i crimini di guerra commessi durante la guerra in Bosnia del 1992-95. Lo scorso marzo, la Camera di primo grado che ha condannato l’ex Presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic per crimini di guerra e genocidio, unanimemente ha concluso che Milosevic non era parte di una “impresa criminale congiunta” per perseguitare musulmani e croati durante la guerra in Bosnia.

A questa conclusione era giunto nel 2004 Cees Wiebes, professore presso l’Università di Amsterdam e senior analyst presso il Dipartimento Antiterrorismo olandese, chiamato dal governo olandese per esaminare le vicende che hanno interessato il battaglione olandese sotto egida ONU durante il massacro di Srebrenica.

Il processo a Milošević

A più di 15 anni dall’atto di accusa emanato nei confronti di Milošević da Carla del Ponte, procuratore capo dell’ICTY . Nell’atto d’accusa formulato originariamentenel 1999, si legge che tra il 1 gennaio 1999 ed il 20 giugno 1999, il 52° Battaglione dell’Esercito Federale Jugoslavo, le forze di polizia della Federazione, le forze di polizia serbe e gruppi paramilitari, sotto direzione e con il sostegno o l’appoggio di vari imputati a diverso titolo, tra cui Milošević, abbiano dato corso ad una campagna di terrore e violenza, studiata e coordinata, contro gli albanesi civili kosovari, con lo scopo dichiarato di allontanare gran parte della popolazione albanese del Kosovo per radicare il controllo serbo sulla regione.

Slobodan Milošević, come Presidente della Federazione Jugoslava, Comandante Supremo dell’Esercito Federale, Presidente del Consiglio Supremo di Difesa e in virtù della sua autorità di fatto esercitata è stato incriminato in base alla responsabilità penale individuale (art. 7.1 Statuto ICTY) ed alla responsabilità penale di comando (art. 7.3 Statuto ICTY) di violazione delle leggi e consuetudini di guerra (articolo 3 Statuto ICTY – omicidio; persecuzione per motivi politici, etnici, o religiosi), crimine di genocidio (art. 4 Statuto ICTY), , crimini contro l’umanità (articolo 5 Statuto ICTY – deportazione, omicidio; persecuzione per motivi politici, etnici, o religiosi).

Il processo tuttavia si chiuse il 14 marzo 2006 con la morte, in seguito ad un infarto, di Milosevic. Nella relazione di Wiebes si leggeva che Milošević non aveva alcuna conoscenza anticipata delle stragi successive – con riferimento agli accadimenti a Srebrenica-, al contrario, era molto turbato quando ha avuto diretta cognizione dei massacri che stavano accadendo. Responsabile del genocidio sarebbe invece Rakto Mladic, Capo dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina.

Contro tali affermazioni si sono schierati in modo contrario i giudici dell’ICTY. Il portavoce della Procura, Florence Hartmann, affermò che “lo scopo da perseguire con la relazione non era quello di analizzare le responsabilità penali relativi ai fatti accaduti a Srebrenica, sostituendosi così al Tribunale stesso, bensì quello di far luce sulla vicenda che ha visto coinvolti truppe olandesi sotto la bandiera delle Nazioni Unite”.

La Convenzione per la repressione e la punizione del crimine di genocidio

Il problema sembrerebbe, quindi, quello di rivenire una volontà colpevole di Milošević. La Convenzione per la repressione e la punizione del crimine di genocidio del 1948, all’art. 2 prevede che: “Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.” Elemento oggettivo del genocidio è, dunque, il modo in cui si perpetra il crimine e gli atti cui fa riferimento la Convenzione al suo articolo 2 sono tassativi.

Foriero di maggiori conseguenze giuridiche è l’elemento soggettivo. Affinché sussista tale crimine è necessario che ci si trovi in presenza di dolo specifico che consta di tre elementi cumulativi: 1. di distruggere; 2. di distruggere in tutto o in parte un gruppo; 3. le vittime dell’atto sono scelte per l’appartenenza al gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso preso di mira.

A difettare, secondo Wiebes, sarebbe stato l’ordine diretto (rectius: l’intenzione specifica) da parte di Milosevic di porre in essere codesti atti. Di intento diverso era, invece, già durante la pendenza del processo, il PM, che, nonostante l’escussione di testi di alto profilo per cercare di dimostrare il contrario, spesso ha lasciato spazi vuoti nei documenti relativi all’accusa.

 

(Maria E.Marino, via RivistaEuropae.eu cc-by-nd)

 

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Foto beatdrifter cc-by-nc-nd

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