I tanti nemici di Rio 2016

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È cominciata il 5 agosto a Rio de Janeiro, in Brasile, con la cerimonia di apertura allo stadio Maracanã, l’Olimpiade numero 31 dell’era moderna: la numerazione parte da Atene 1896 e questa è la prima volta che i giochi si svolgono in Sudamerica.

Con Londra 2012 quest’edizione dei giochi condivide timori legati al terrorismo internazionale; timori che in quattro anni si sono tutt’altro che diradati. Senza andare troppo indietro nel tempo, ripensare all’Olimpiade di Pechino del 2008 ci rimanda a un mondo decisamente diverso, diciamo pure più allegro e tranquillo; tornando ancora indietro di un paio di edizioni, Sydney 2000, la prima del millennio e insieme l’ultima prima dell’11 settembre, sembra addirittura un evento di un’altra era, ci ricorda più Woodstock che non le città militarizzate dove oggi si ospitano Olimpiadi, campionati di calcio e, in generale, tutti gli eventi sportivi di rilievo.

L’istanza di pace storicamente legata ai Giochi olimpici appare insomma quest’anno particolarmente urgente. Rio è infatti piena di guerre e di nemici, grandi e piccoli.

Il nemico più piccolo dell’Olimpiade è anche il più temuto: è grande un milionesimo di centimetro e si chiama zika, un virus che si trasmette attraverso le zanzare. Per quanto l’Organizzazione mondiale di sanità abbia cercato di tranquillizzare atleti e spettatori, l’idea di scoprirsi gambe e braccia, sudare e insomma fare da appetitoso bersaglio mobile per gli insetti non è piaciuta, e qualche atleta ha perfino rinunciato a partecipare per paura dell’infezione.

Le defezioni più importanti riguardano i golfisti: anche se quest’anno il golf è tornato alle Olimpiadi, i migliori cinque giocatori hanno deciso di non partecipare per paura del virus. Nel tennis, le assenze causate da zika sono quattro; un discorso a parte lo merita invece Roger Federer, il più importante tra gli invitati alle Olimpiadi, che dopo Wimbledon ha annunciato che quest’anno non farà più tornei a causa di problemi alla schiena.

Nel caso del tennis, comunque, zika c’entra relativamente: la verità è che quello di tennis, rientrato da poche edizioni nel novero degli sport olimpici, resta un torneo piuttosto in ombra sia nell’ambito dei giochi sia nel contesto della stagione tennistica. Anche se a Rio giocheranno i più forti del mondo, qualunque tennista, tra un oro olimpico e una semifinale a Melbourne sceglierebbe a occhi chiusi la seconda.

Il villaggio dell’amore

A Rio, in realtà, c’è chi ha già cominciato a gareggiare: prima dell’inaugurazione, infatti, sono cominciati i tornei di calcio maschile e femminile e la portiera della nazionale degli Stati Uniti, Hope Solo, in un tweet si è fotografata in posa ironica, coperta da una specie di divisa da apicoltore e, con un insetticida in mano, ha detto ai suoi follower di proteggersi dal contagio facendo come lei. Risultato: fischi e cori sull’argomento al suo esordio. Insomma: il contagio da zika non deve fare paura? Comunque, per evitare gravidanze a rischio microcefalia, l’organizzazione ha distribuito a ogni atleta un kit che contiene 41 profilattici: si dice che nel villaggio olimpico, di notte, trionfi l’amore.

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Il villaggio olimpico di Rio 

Il villaggio olimpico sarà sorvegliato con severità. Oltre all’allarme terrorismo, il Brasile arriva a questi giochi in un contesto di tensioni enormi. C’è una presidente della repubblica sospesa, per cominciare: Dilma Rousseff che, nonostante sia stata invitata all’inaugurazione, ha annunciato che non ci andrà. Le avevano dato un posto meno importante del suo supplente ad interim, Michel Temer.

La crisi economica del paese, poi: tra i Mondiali di calcio del 2014 e oggi il prodotto interno lordo e l’occupazione brasiliana sono andati a picco e almeno dieci milioni di disoccupati sono quantomeno perplessi di fronte alle spese per organizzare una manifestazione di certo costosa e di dubbia redditività.

Ma ancor di più preoccupa la criminalità locale. Il divario tra ricchi e poveri a Rio è sempre più ampio ed è nettamente sconsigliabile, per qualche atleta avventuroso, andare a fare jogging in una favela; così come prendere l’autobus sbagliato potrebbe mettere in imbarazzo qualche spettatore sprovveduto.

Anche la chimica ci si mette: per la prima volta non sono ammesse alle Olimpiadi intere federazioni, per colpa di un nemico stavolta interno allo sport, cioè il doping. Alla vigilia dei giochi gli atleti russi autorizzati a partecipare sono solo 271 (a Londra erano 436, per capirsi).

Nell’antichità, durante i giochi olimpici, le guerre venivano sospese, perlomeno nel Peloponneso e dintorni. A quei tempi le Olimpiadi erano un evento anche religioso, e le convinzioni di fede dei partecipanti erano uniformi e rivolte a un pantheon, quello greco, fatto di dèi invidiosi e dispettosi, iracondi e umorali. A Rio, dove saranno presenti tutte le religioni, sarebbe certamente un buon auspicio cominciare a far pace a partire dal villaggio olimpico.

Prime gare e medaglie domani: l’Italia punta su ciclismo, scherma e armi da tiro.

Buona Olimpiade a tutti, cerchiamo di divertirci.

(Francesco Zardo, giornalista, via Internazionale.it cc-by-nc-nd)

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Foto Ministerio do Esporte cc-by-nc-sa

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