La Repubblica Ceca come la Slovacchia, non vuole saperne di rifugiati

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L’altro giorno il presidente ceco Milos Zeman aveva ribadito il no di Praga all’accoglienza di rifugiati: «In Repubblica ceca niente profughi, né in base alle quote di ricollocamento indicate dalla UE, né su base volontaria». Con il solo filtro del suo portavoce, Zeman rispondeva così, in modo secco e deciso, alle critiche del commissario europeo Gunther Oettinger sulla posizione di chiusura del paese. E altresì se la prendeva con il primo ministro socialdemocratico Sobotka per – a suo dire – non aver ancora preso misure definitive al fine di bloccare ogni piano di accoglienza ai migranti in Repubblica Ceca. Zeman sa di agire con il consenso dell’opinione pubblica: secondo i sondaggi, fino all’80% dei cittadini cechi sono contrari alle quote di ricollocamento dei migranti in Europa. E la sua posizione non è distante da quella degli altri tre paesi del V4, tra i quali Slovacchia e Ungheria hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia contro l’approvazione delle quote. Budapest, inoltre, in autunno terrà un referendum sulla questione, con il premier Orban piuttosto certo del risultato.

Dopo Zeman si è espresso in maniera chiara ieri anche il ministro delle Finanze Andrej Babis, slovacco e presidente del partito Ano, che ha scritto su Facebook di voler respingere le quote di rifugiati UE anche a costo di eventuali sanzioni, perché non crede nell’integrazione, né nel multiculturalismo: «Non rispetterò le quote», ha scritto. «La situazione è cambiata. In Europa vediamo le reazioni dei migranti. In Turchia c’è un dittatore. Dobbiamo rispondere alle esigenze e preoccupazioni dei nostri cittadini, dobbiamo prenderci cura della sicurezza dei cittadini della Repubblica Ceca. Anche a costo di sanzioni».

Nebudu respektovat kvóty. Situace se změnila. V Evropě vidíme reakce migrantů. V Turecku je diktátor. Musíme reagovat na…

Posted by Andrej Babiš on 3. august 2016

I ministri degli Interni dell’UE hanno approvato le quote per la ridistribuzione di decine di migliaia di profughi in tutta l’UE lo scorso settembre. La Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria e la Romania hanno votato contro, ma la decisione è vincolante per tutti gli Stati membri. Budapest e Bratislava ha presentato una denuncia legale contro la decisione alla Corte di giustizia europea.

In autunno si terranno in Repubblica Ceca le elezioni regionali e quelle per il Senato, la camera alta del Parlamento nazionale. E i rifugiati, come il terrorismo, saranno argomenti sicuramente al centro della campagna elettorale come lo sono stati lo scorso inverno in Slovacchia.

(La Redazione)

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