I robot come le persone, pagheranno tasse e contributi

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Potranno cambiarci il pannolone o spararci in fronte. In realtà stanno già imparando a fare una cosa e l’altra ed è quindi inevitabile che gli interrogativi sulle luci (accecanti) e sulle ombre (fittissime) dei robot si moltiplichino. Ora anche l’Europa sta macinando le proprie idee in merito: e se si creasse uno status giuridico tutto per loro? Così, invece di continuare a considerarli con l’ormai obsoleto termine di «macchine», non sarebbe più saggio promuoverli al rango di «persone elettroniche»?

Avranno, quindi, diritti e obblighi specifici, anche quello di risarcire i danni e pagare tasse e contributi. Diventeranno quasi umani. Per lo meno i robot più sofisticati, studiati per vivere al fianco dei cervelli biologici e interagire con loro. È questo il cuore della proposta di Mady Delvaux, eurodeputata lussemburghese del Gruppo dei Socialisti e dei Democratici. Il suo «Progetto di Relazione» – così si chiama in gergo – punta a essere il primo passo per una futura legge dell’Ue. Al momento è una proposta di risoluzione, che dovrà affrontare un lungo percorso: tappa fondamentale il voto della Commissione affari giuridici, previsto a ottobre.

Mischiando memorie letteratura e analisi sul business, Mary Shelley con i giganti dell’hi tech, a partire da Usa e Corea del Sud, le 23 pagine del documento provano a definire il contesto di una condizione mai verificatasi nella storia: la convivenza di una specie naturale (noi) con l’Intelligenza Artificiale (i robot, appunto). Si dovranno regolamentare i comportamenti dei singoli – biologici e sintetici – ma si dovrà fare molto di più: definire le responsabilità dei produttori e dei giganti del settore. Se è quasi certo che molti lavori spariranno, non è ancora chiaro quali nuove professioni si materializzeranno. Ecco la necessità – spiega la risoluzione – di ripensare i sistemi di previdenza (le pensioni) e le logiche fiscali. Altrimenti il rischio è «una crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e del potere». E, sebbene non se ne faccia cenno, vengono in mente le critiche rivolte all’Ue per non aver saputo prevedere la rivoluzione di Internet e le sue conseguenze. Prima di tutto nella vita (e nel portafoglio) di milioni di cittadini.

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Non a caso l’ascesa dei robot avviene in un immenso vuoto legislativo: cosa sarà della nostra sicurezza e incolumità? Della protezione della privacy? E della «capacità degli umani di controllare ciò che hanno creato»? L’invito alla Commissione è aprire gli occhi e prepararsi. Al di là di nuove regole (comprese quelle etiche e quelle per garantire la proprietà intellettuale di ciò che sarà prodotto in autonomia dai robot stessi), anche con programmi di ricerca sugli scenari imminenti e con un’agenzia europea per l’Intelligenza Artificiale.

Saranno i labirinti della burocrazia a scombussolare l’algida razionalità delle «persone elettroniche»?

(Gabriele Beccaria, via LaStampa.it cc-by-nc-nd)

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Foto capitrueno cc-by-nc
Foto Robin Zebrowski cc-by-2.0

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