RS – Il mondo adesso

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Gli Stati Uniti bombardano il gruppo Stato islamico in Libia. Il Pentagonoha confermato che è in corso un’operazione a Sirte, roccaforte jihadista dal giugno del 2015, lanciata da Washington su richiesta del governo di unità nazionale libico. Come nel 2011, la Casa Bianca non ha chiesto l’autorizzazione al Congresso, ma ha agito nell’ambito di una risoluzione scritta subito dopo l’11 settembre 2001.


In Venezuela avviato l’iter per il referendum contro Nicolás Maduro. Dopo settimane di rinvii e manifestazioni, il comitato elettorale nazionale ha convalidato 200mila firme raccolte per una consultazione di revoca al presidente. L’organismo, controllato dal governo chavista, non ha però fissato una data per la prossima tappa: la raccolta in soli tre giorni di quattro milioni di firme, pari al 20 per cento dell’elettorato.


Tensione tra Berlino e Ankara. Per il vice cancelliere Sigmar Gabriel l’Europa non deve cedere ai ricatti del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che minaccia di far saltare l’accordo sui profughi se Bruxelles non indica entro ottobre una data per la liberalizzazione dei visti. Inoltre, Ankara ha convocato l’ambasciatore tedesco per sapere perché è stata vietata la trasmissione di un messaggio di Erdoğan a una manifestazione di suoi sostenitori a Colonia.


Entra in vigore una controversa legge sulla sicurezza in Malesia. La norma dà al governo la possibilità di dichiarare la legge marziale in presenza di una “minaccia per la sicurezza del paese”. In questo modo governo, guidato da Najib Razak, potrà vietare le manifestazioni, la polizia potrà fare arresti senza un mandato e sequestrare beni agli arrestati. Secondo alcuni analisti, la legge potrebbe essere usata dal governo per colpire l’opposizione.


Abbattuto un elicottero militare russo nel nord della Siria. È successo nella provincia nordoccidentale di Idlib. Sono tutte morte le cinque persone che erano a bordo del velivolo, che secondo il ministro della difesa russo aveva portato aiuti umanitari ad Aleppo, assediata dalle truppe del presidente Bashar al Assad, alleato di Mosca. Nella seconda città della Siria, il 31 luglio, è cominciata la controffensiva dei ribelli per rompere l’assedio e riconquistare le posizioni occupate dall’esercito leale ad Assad.

 

 

 


Dal sito Internazionale.it

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