Armi slovacche nella guerra civile siriana. Fico: sono prodotti come gli altri

armi_(flickr)

Un articolo apparso sul Guardian la scorsa settimana riporta che otto paesi dell’Europa centrale e orientale, inclusa la Slovacchia, hanno approvato in silenzio negli ultimi quattro anni la vendita di armi per 1,2 miliardi di euro destinate ai paesi del Medio Oriente. Una ricerca, condotta dal Balkan Investigative Report Network (BIRN) e dal Organised Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), riportata dal Guardian pone pesanti sospetti sul fatto che le armi e munizioni siano state fornite alla penisola arabica e in altri paesi confinanti la Siria, per poi in un secondo momento essere consegnate in Siria tramite vie segrete, finendo così per armare tutti i gruppi che stanno combattendo nella guerra civile che ormai infiamma il paese da cinque anni: fazioni dello Stato Islamico, forze armate siriane controllate da Assad e i loro alleati, e il Free Syrian Army, il libero esercito siriano degli oppositori di Assad).

Secondo le informazioni emerse dalla ricerca si tratta di migliaia di fucili d’assalto come l‘AK-47 (kalashnikov, in altre parole), granate da mortaio, lanciarazzi, armi anticarro e mitragliatrici pesanti inviate in Arabia Saudita (per ben 806 milioni di euro), Giordania, Emirati Arabi e Turchia, paesi noti per esportare armamenti a Siria e Yemen. Del resto, è anche noto che i combattenti in questi paesi usano quasi esclusivamente materiale bellico di origine occidentale, piuttosto che armamenti di tecnologia russa, nota il Guardian. Ed è provato l’utilizzo per l’addestramento dei soldati di Siria, Yemen e Libia di materiale di origine cecoslovacca, yugoslava, serba, croata e bulgara.

Nella ricerca vengono seguite le tracce delle armi attraverso i dati delle esportazioni dei paesi incriminati (Bosnia, Bulgaria, Croazia, Cechia, Montenegro, Slovacchia, Serbia e Romania), i rapporti dell’ONU sull’argomento, i monitoraggi dei voli aerei, e i contratti di vendita di armi, tutto esaminato nel corso di un anno di indagini, dice il Guardian. Il giornale sottolinea inoltre che le statistiche dei voli europei mostrano come, a partire dall’estate 2014, «aerei principalmente da Serbia, Bulgaria e Slovacchia hanno consegnato migliaia di tonnellate di merci non identificate», che secondo le due organizzazioni citate sopra erano indirizzate a basi militari in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. I voli da Bratislava che BIRN e OCCRP indicano come corrieri di armi per la regione sono stati 17 (di cui 16 verso l’Arabia e uno per la Giordania), su un totale di 70. Nel solo gennaio 2015 la Slovacchia avrebbe accordato a una azienda locale una licenza per l’esportazione di migliaia di kalashnikov, mortai, lanciarazzi, RPG e mitragliatrici pesanti per un totale di 32 milioni di euro.

Tutti i contratti, ricorda il Guardian, che sono quasi certamente in violazione degli accordi internazionali ed europei. In più, paesi membri dell’UE come Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Croazia sono vincolati dalla posizione comune di embargo dell’Unione sulle esportazioni di armi, regole del resto valide anche per i paesi candidati.

Infografica dal sito www.balkaninsight.com

Il ministero slovacco dell’Economia ha informato che, secondo i dati officiali, le armi slovacche non vengono utilizzate nei conflitti in Siria e Yemen. E non ci sono prove che le armi esportate (ed autorizzate dal ministero dell’Economia) «vadano al di fuori del territorio dell’Arabia Saudita». Opinioni diverse hanno invece diversi giornalisti investigativi ed analisti di sicurezza del paese, che nelle loro inchieste sostengono che proprio l’Arabia Saudita possa essere uno dei rifornitori di armi slovacche ai gruppi belligeranti.

Il ministero dell’Economia di Bratislava ricorda che in base alle licenze di esportazione dello scorso anno, sono uscite dal paese 33 milioni di euro di armi, dei quali 18 milioni in Arabia Saudita.

armi-muniz-guerr_(dvids 7204296286 cc-by)

Il ministero slovacco degli Esteri, che dovrebbe controllare se gli export effettuati sono in linea con gli impegni internazionali della Slovacchia (come gli embarghi decretati da UE e ONU), ha fatto sapere che la vendita di armi prevede una clausola che impedisce al paese di destinazione di rivendere a terzi il materiale bellico senza una specifica autorizzazione del paese fornitore. La vendita all’Arabia Saudita è tuttavia consentita, non essendo quel paese in regime di sanzioni, e i documenti emessi in questo senso sono legittimi.

Sulla questione, divenuta calda prima del week-end, è intervenuto anche il primo ministro Robert Fico, il quale ha detto che non c’è niente di immorale nell’export di armi: «Io rifiuto di essere collegato o addirittura accusato di responsabilità per il terrorismo nel mondo solo perché alcune armi dalla Slovacchia sono comparse da qualche parte». «Le armi sono un normale prodotto commerciale. Se non le vendiamo noi lo farà qualcun altro, ma non poi venire a piangere da me se la chiusura di fabbriche di armi provoca la perdita di posti di lavoro per la nostra gente. Io non ho mai ha avuto problemi con questo», ha dichiarato il primo ministro.

(La Redazione)

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Foto flickr cc-by
Foto DVIDS cc-by

2 comments to Armi slovacche nella guerra civile siriana. Fico: sono prodotti come gli altri

  • Filippo83

    Correggetemi se sbaglio, ma la Slovacchia non produce i “kalashnikov” AK-47: bensì il vz. 58, fucile d’assalto esteriormente molto simile, ma dalla meccanica diversa (e migliore).

  • Franco Wendler

    L’arma è (era) migliore dell’AK47, con una meccanica molto più efficiente ed affidabile del similare russo. ed è un peccato che non abbia avuto maggior fortuna. Era prodotto dalla CZ di Uhersky Brod. Mi sembra che la versione militare, non venga più prodotta, ma solo alcune versioni civili. Ulteriori e approfondite notizie le trvate qui: https://www.all4shooters.com/it/Tiro/fucili/VZ-58-carabina-semiautomatica-demilitarizzata/

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