Il ricercatore italiano Domenico Pangallo guida il miglior team scientifico in Slovacchia

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L’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava ha ricevuto nei giorni scori con grande piacere la visita di Domenico Pangallo, un nostro connazionale che da quasi vent’anni risiede a Bratislava dove lavora come ricercatore presso l’Accademia Slovacca delle Scienze. Durante la sua visita il dott. Pangallo ha illustrato alla direttrice dell’IIC i risultati raggiunti e i meriti ottenuti in campo scientifico dal gruppo di ricerca che attualmente coordina.

Lo scorso 23 giugno, durante l’annuale cerimonia di premiazione tenutasi presso il centro congressi dell’Accademia Slovacca delle Scienze (SAV) di Smolenice, il team diretto dal Pangallo, e composto dai ricercatori Mária Bučková, Lucia Kraková e Andrea Puškárová, ha ottenuto il premio per il miglior gruppo scientifico dell’anno 2015 all’interno delle molteplici strutture di ricerca della SAV.

Il team si occupa di microbiologia ambientale e alimentare e gli studi che l’hanno portato ad ottenere il premio hanno riguardato sia la salvaguardia di testimonianze materiali del patrimonio librario e artistico in genere contro gli attacchi batterici, sia il mantenimento della qualità dei cibi slovacchi tradizionali, come il formaggio bryndza e i vini dell’area Malokarpatská.

Attraverso lo studio delle comunità microbiche e le loro interazioni è infatti possibile comprendere quali sono i fattori che incidono sul deterioramento, prevenirli o minimizzarne gli effetti.

Il gruppo di ricercatori del Laboratorio di Microbiologia Ambientale e Alimentare svolge, dunque, ricerche scientifiche di alta specializzazione attraverso l’impiego di svariate tecniche con il fine di studiare i più efficaci metodi di conservazione e di salvaguardia del patrimonio artistico e culturale.

Dipinti, affreschi, libri, statue, pergamene, fotografie e prodotti enogastronomici della tradizione slovacca sono oggetto di una medesima ricerca incentrata sulla «protezione del patrimonio culturale a tutto tondo che comprende la bellezza e il gusto», spiega Pangallo.

Il team di ricerca diretto dal dott. Pangallo è il primo in Slovacchia, e fino ad ora l’unico, a studiare il biodeterioramento del patrimonio artistico-culturale ed è motivo di soddisfazione per l’Italia avere un connazionale a capo dell’equipe di ricercatori.

pangallo1Domenico Pangallo, lavora ormai da  parecchi anni a Bratislava.

Dopo aver conseguito la laurea in biologia molecolare, presso la facoltà di Scienze Naturali di Messina, giunge a Bratislava nel 1999. La carriera scientifica del ricercatore italiano decolla a Bratislava dove per tre anni, dal 1999 al 2001, collabora con l’Institute of Food Research. Nel 2002 ottiene il PhD in biologia molecolare all’Università Comenius di Bratislava, facoltà di Scienze naturali, e dal 2001 al 2003 lavora presso l’Istituto di Microbiologia e genetica dell’Università di Vienna. Dal settembre del 2003 il dott. Pangallo è ricercatore scientifico presso l’Istituto di Biologia molecolare dell’Accademia Slovacca delle Scienze (SAV), dove ha iniziato come PostDoc e dove ora è capo del Laboratorio di Microbiologia ambientale e alimentare dal 2009. Nel dicembre del 2015, dopo aver dissertato il valore della propria ricerca scientifica dinnanzi a due commissioni di accreditamento, ha ottenuto il titolo di Dr.Sc. (Doctor of Science), qualifica non esistente in Italia, che rappresenta in Slovacchia il massimo riconoscimento per la ricerca accademica.

In questi anni il dott. Pangallo ha coordinato o partecipato a numerosi progetti di ricerca, sia nazionali che internazionali, e ha al suo attivo un cospicuo numero di pubblicazioni scientifiche riguardanti la salvaguardia del patrimonio artistico-culturale, di cui è coautore insieme ad altri scienziati del settore. Nel 2014 si è occupato, insieme ad altri biologi, dello studio dei batteri alofili che sono presenti nelle catacombe di Palermo, del biodeterioramento del materiale fotografico, del biodeterioramento della resina epossidica, materiale molto utilizzato per la scultura durante il Novecento e particolarmente in Cecoslovacchia.

Nel 2015 lo scienziato italiano ha condotto un lavoro di ricerca per studiare la complessità batterica delle biofilm (aggregazioni complesse di microrganismi) delle catacombe di San Callisto a Roma e nel 2016 si è occupato dello studio delle comunità microbiche che interessano la stampa all’albume, il più diffuso positivo fotografico dalla fine dell’800 agli inizi ‘900.

Dopo aver identificato, attraverso l’impiego di diverse tecniche scientifiche, la composizione dei materiali e delle comunità microbiche che popolano la carta all’albumina, un’analisi degli enzimi in essa presenti ha permesso agli scienziati di identificare i microrganismi teratogeni, cioè quelli che ne causano il deterioramento.

A contraddistinguere il lavoro del dott. Pangallo è l’interessante connubio tra scienza e cultura: l’ampiezza, la varietà e l’efficacia delle tecniche scientifiche studiate e utilizzate dal ricercatore italiano hanno costituito e sicuramente costituiranno un supporto importante per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale non soltanto slovacco.

(Arianna Pancotti, IIC Bratislava)

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