A Nitra linguisti ed esperti di esperanto partecipano al 101° congresso mondiale

esperanto

È in corso in questi giorni a Nitra, nella Slovacchia occidentale, il 101° Congresso mondiale degli esperantisti. Sono circa 1.300 gli esperti e studiosi di esperanto che vengono da 60 paesi per partecipare fino a domenica al primo congresso di questo genere che si svolge in Slovacchia.

In questo paese sono pochi gli utilizzatori del linguaggio ‘universale’ inventato alla fine dell’Ottocento, ma questi pochi sarebbero molto attivi e sono spesso noti a livello internazionale, anche per operare in diverse note organizzazioni. Si tratta, dice il capo del comitato organizzatore del congresso Peter Balaz, di redattori di media stranieri, scrittori e viaggiatori che intervengono a conferenze in tutto il mondo e danno alla Slovacchia una alta reputazione tra la comunità internazionale di esperantisti.

Il vocabolario di esperanto contiene decine di migliaia di parole, e il dizionario ne elenca circa 50.000. Per parlare questa lingua, ha detto Balaz allo Slovak Spectator, non è necessario memorizzare ogni singola parola. Infatti, grazie ad un interessante principio di grammatica, basta conoscere la radice di formazione della parola e le nuove parole vengono create con l’utilizzo di prefissi e suffissi. In questo modo da una sola parola ne possono nascere cinquanta o anche più. Per parlare fluentemente in esperanto basta conoscere 3.000 parole.

L’esperanto, la più conosciuta e utilizzata tra le “lingue ausiliarie internazionali”, fu sviluppata dal medico polacco Ludwik Lejzer Zamenhof tra il 1872 e il 1887, anno in cui ne pubblicò la presentazione con il Primo Libro (Unua Libro) definendola “lingua internazionale” (lingvo internacia). Lo scopo dell’invenzione era lo sviluppo del dialogo tra i popoli cercando di creare comprensione e pace tra di essi con una lingua semplice ma espressiva. Nessun paese l’ha adottata come lingua ufficiale, ma è utilizzata da una comunità di circa due milioni di persone in tutto il mondo. Il nome della lingua viene dallo pseudonimo che si era dato l’inventore – Doktoro Esperanto (colui che spera).

(La Redazione)

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