Allevatori, da UE contributo per il latte. Slovacchi: bene, ma dovremmo aumentare produzione

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La Commissione europea ha lanciato un progetto, approvato lunedì dai ministri dell’agricoltura dell’UE, per sostenere finanziariamente i produttori di latte nel corso dell’attuale crisi del settore zootecnico. Il fondo, finanziato con 500 milioni di euro, prevede la distribuzione di 150 milioni agli allevatori che si impegneranno a ridurre la loro produzione di latte, cosa che dovrebbe contribuire a ridurre l’offerta di latte in eccesso sul mercato e stabilizzarne i prezzi. Gli altri 350 milioni saranno indirizzati agli stati membri dell’UE che, ognuno a modo suo, deciderà come impiegare il denaro e distribuirlo tra i propri allevatori (anche di suini o altro bestiame) magari sostenendo le piccole imprese oppure premiando quelle che tagliano la produzione lattiera. L’Unione europea ha anche esteso fino al prossimo febbraio il programma che contribuisce alla copertura dei costi di immagazzinamento del latte in polvere, e che era in scadenza a settembre.

Gli allevatori slovacchi non sono favorevoli a ridurre la produzione di latte. Anzi, semmai la produzione in Slovacchia dovrebbe essere aumentata, dice la Camera agroalimentare slovacca (SPPK), dato che il Paese rischia di non essere autosufficiente e di dover importare latte dall’estero. La produzione in Slovacchia è bassa rispetto agli altri paesi europei, ma basso è anche il consumo interno delle famiglie – 160 chilogrammi all’anno pro capite, contro una quantità minima di 220 chilogrammi raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Più che la Slovacchia, sarebbe opportuno, osserva SPPK, che a ridurre la loro produzione fossero i paesi UE che sono i maggiori esportatori, come Germania, Irlanda, Olanda e Polonia.

Nonostante questo, ben vengano programmi di aiuti al comparto, che sta languendo nella quasi indifferenza generale, dice la Camera. E sarebbero auspicabili, secondo gli allevatori, interventi sulle catene della grande distribuzione per le pratiche sleali e l’abuso di posizione dominante nei confronti dei produttori, che sono l’anello debole della catena commerciale.

Il contributo arriva dopo mesi di sofferenza del comparto, a seguito della chiusura del programma delle quote latte in UE, con la materia prima che viene pagata sempre meno dall’industria agroalimentare per arrivare al pubblico a un prezzo moltiplicato di diverse volte rispetto a quanto pagato agli allevatori. Per l’impossibilità di far fronte alla situazione, con i prezzi di vendita della materia prima che non coprono i costi di produzione, numerose aziende di allevamento slovacche hanno ridotto il numero di vacche da latte, o addirittura chiuso i battenti. A peggiorare la situazione in Europa anche le sanzioni alla Russia, che hanno chiuso ai produttori lattiero-caseari anche quel mercato.

(Red)

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Foto skeeze CC0/Public domain

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