Crisi in Venezuela, 130.000 persone attraversano il confine con la Colombia in cerca di cibo

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Lunedì 18 luglio 2016 si è tenuta a Bruxelles il primo Consiglio degli Affari Esteri del dopo Brexit e, all’ordine del giorno, c’è stata anche la crisi del Venezuela: una crisi giudicata “decisiva” nel panorama regionale, in cui c’è una Colombia che sta uscendo ottimamente da anni di guerra civile de facto tra Stato e Farc e una Cuba sempre più aperta al mondo, il Venezuela preoccupa non poco le diplomazie europee ed americane per i rischi connessi alla crisi interna.

I “forti legami storici e culturali” condivisi tra Europa e Venezuela già da tempo hanno persuaso l’Unione europea ad attivarsi: l’ex-primo ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero, con Leonel Fernandez della Repubblica Dominicana e Martin Torrijos di Panama da mesi intavolano discussioni con numerosi interlocutori venezuelani, sia del governo che dell’opposizione, ma sin qui i risultati sono stati piuttosto magri.

Anzi, talmente tanto magri che oggi migliaia di cittadini venezuelani attraversano il confine con la Colombia per acquistare cibo e medicinali non più disponibili nei negozi e tra le distribuzioni pubbliche organizzate dai chavisti in Venezuela: i prodotti di primo consumo scarseggiano sempre più e le misure adottate da Maduro già l’anno scorso, la chiusura delle frontiere per controllare e reprimere il contrabbando di prodotti sovvenzionati dallo Stato, hanno solo aggravato il malcontento della popolazione.

E così, dopo aver represso la fame, atteso per ore organizzati in interminabili code composte da centinaia e centinaia di persone, litigato e imprecato, implorato i funzionari di governo di elargire qualche grammo di zucchero in più, molti venezuelani hanno deciso per il rischio: sfidare il governo, perché le frontiere dal lato venezuelano ufficialmente restano chiuse, e infiltrarsi in Colombia, il cui governo sembra adottare una politica decisamente di “porte aperte” verso i venezuelani, che in realtà vengono solo per comprare. Secondo il governo della Colombia solo nella giornata di sabato 44.000 venezuelani sono entrati nel Paese per acquistare cibo, medicinali e prodotti per la pulizia personale mentre domenica, sempre secondo Bogotà, sarebbero stati addirittura il doppio: in totale 130.000 persone hanno attraversato il confine, numeri da capogiro per affrontare i quali il presidente Juan Manuel Santos ha annunciato una vera e propria road map: lotta al contrabbando e all’illegalità ma apertura responsabile ed organizzata dei valichi di frontiera. Nelle prossime settimane le autorità colombiane presenteranno un documento a quelle venezuelane, probabilmente il 4 agosto, contenente tutte le misure che Bogotà intende intraprendere per mantenere alto il livello di sicurezza e andare incontro alle esigenze dei venezuelani, sempre più affamati.

Riso, fagioli, zucchero, farina di mais, lenticchie, carta igienica e sapone: è questo l’oro che i venezuelani riportano a casa alla chetichella dalla Colombia. Un fatto che non accade da pochi giorni ma da mesi, anche se mai con numeri così massicci.

Nel Paese la violenza è a livelli inimmaginabili [… continua …]

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Foto: proteste contro Maduro
Marcos Salgado cc-by-nc-sa

1 comment to Crisi in Venezuela, 130.000 persone attraversano il confine con la Colombia in cerca di cibo

  • Filippo83

    Blocco comunista (socialista), 1989. Solo con un governo più che pronto a massacrare i propri cittadini, e comunque in un paese sudamericano culturalmente molto più violento dell’Europa (tolta la ex Jugoslavia).

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