A che punto è la situazione in Turchia

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La sera del 15 luglio in Turchia c’è stato un tentativo di colpo di stato da parte di un gruppo di militari. Migliaia di persone sono scese in strada per bloccare i carri armati che avevano circondato il parlamento di Ankara, occupato l’aeroporto Atatürk e bloccato il ponte sul Bosforo a Istanbul.

Dopo una notte di combattimenti, i golpisti si sono arresi. Negli scontri sono morte 312 persone (145 civili, 60 poliziotti, 3 soldati e 104 considerati militari golpisti), e ne sono rimaste ferite più di 1.400. Il 16 luglio decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Istanbul, Ankara e Izmir per festeggiare. Ecco un riassunto degli ultimi avvenimenti:

Sotto: sostenitori di Erdoğan in Piazza Taksim domenica 17 luglio

  • Dopo il fallimento del golpe, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha lanciato una serie di purghe all’interno delle istituzioni. Circa ottomila poliziotti sono stati rimossi dal loro incarico, sono stati arrestati seimila militari (103 tra generali e ammiragli) e circa tremila giudici sono stati sospesi nel corso del fine settimana. [Ieri La Stampa dava questi numeri della “pulizia” fatta dal presidente: 6.030 membri dell’esercito arrestati, di cui 103 generali e ammiragli (un terzo del totale), 7.850 agenti di polizia sospesi, e con loro anche 30 prefetti (su 81), 47 governatori provinciali e 614 gendarmi. Destituiti 2.745 giudici, 755 dei quali anche arrestati. Rimossi 1500 dipendenti del ministero delle Finanze. Inoltre, è stato un emesso un divieto all’espatrio di tutti i dipendenti pubblici, salvo permessi speciali (un provvedimento che riguarderebbe il 5% della popolazione). Numeri enormi che purtroppo potranno essere ulteriormente aumentati – ndr].
  • Tra i militari arrestati c’è il generale dell’aviazione Akin Öztürk, che dopo aver inizialmente negato avrebbe confessato di aver organizzato il golpe. Lo scrive l’agenzia di stampa statale Anadolu, ma le televisioni private smentiscono.
  • La vastità delle purghe ha sollevato timori tra i paesi occidentali, che temono che Erdoğan voglia usare il golpe come un pretesto per liberarsi dei suoi nemici. Il segretario di stato statunitense John Kerry ha dichiarato che la Nato esaminerà attentamente la posizione della Turchia e ha invitato Ankara alla moderazione.
  • Erdoğan il 18 luglio ha dato ordine ai jet da combattimento di sorvegliare lo spazio aereo sopra a Istanbul e Ankara e ha vietato agli elicotteri militari di decollare da Istanbul.
  • Parlando di fronte ai sostenitori del governo, la mattina del 18 luglio il premier Binali Yıldırım ha ringraziato i cittadini turchi per essersi opposti al colpo di stato. I quattro principali partiti turchi, compresi i due di opposizione Partito del movimento nazionalista (Mhp) e Partito popolare repubblicano (Chp) hanno dato il loro sostegno al governo contro il golpe.
  • Il ministero della giustizia turco nel frattempo ha dichiarato che si aspetta che gli Stati Uniti approvino l’estradizione di Fethullah Gülen, uno studioso musulmano accusato da Ankara di essere stato la mente dietro il colpo di stato. Musulmano moderato, 75 anni, Gülen dal 1999 vive in esilio in Pennsylvania, negli Stati Uniti. Ex alleato di Erdoğan, ha ispirato la nascita del movimento islamico moderato Hizmet e sembra abbia una grande influenza sull’apparato burocratico, le forze dell’ordine e le istituzioni giudiziarie in Turchia. Gülen ha negato di aver partecipato al golpe e ha accusato a sua volta Erdoğan di aver inscenato il colpo di stato per colpire ancora più duramente i suoi oppositori.

 

  • Erdoğan, durante un discorso ai suoi sostenitori, ha fatto intendere che potrebbe reintrodurre la pena di morte nel paese. In Turchia non avvengono esecuzioni capitali dal 1984 e la pena di morte era stata abolita nel 2004 nell’ambito di una serie di riforme per entrare nell’Unione europea.

(Internazionale.it, Red)

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Sotto al titolo: sostenitori di Erdogan, 16.7.2016
Foto Lubunya cc-by-sa 3.0

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