Perugia invasa dai Celti di Bratislava: grande mostra all’Archeologico della città umbra

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Dopo il successo della mostra “Etruschi di Perugia” allestita a Bratislava nel 2014, le due città gemellate hanno di nuovo collaborato per realizzare un evento speculare che ha coinvolto i maggiori attori istituzionali e culturali dei due territori. È dunque nata, ed è stata inaugurata giovedì 7 luglio al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, la mostra “Celti di Bratislava” che porta in Italia le testimonianze della cultura celtica danubiana.

Hanno aperto ufficialmente la mostra il sindaco di Perugia Andrea Romizi e la vice sindaco di Bratislava, Iveta Plsekova, insieme a diversi funzionari delle istituzioni coinvolte. La mostra, ha detto il sindaco Romizi incontrando la delegazione slovacca presso la sede comunale di Palazzo dei Priori, «rappresenta un’occasione per conoscere le nostre radici e per rafforzare il legame culturale di amicizia tra le due città. Sarà un ulteriore arricchimento per i perugini, ma anche per i tanti turisti che arriveranno in città per Umbria Jazz e che potranno trovare una città ricca di storia, di musica, di cultura».

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Il sindaco Romizi e la vice sindaco Plsekova al taglio del nastro

L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle relazioni più che cinquantennali dei due comuni (il 28 luglio 1962 la firma del primo protocollo, che è stato rinnovato per il 50° anniversario nel giugno 2012), offrendo un nuovo spunto di conoscenza reciproca e un contributo a familiarizzare con una cultura poco nota in Umbria seppure siano stati rinvenuti reperti celti in alcune aree della regione. L’evento è stato possibile grazie alla cooperazione tra il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, la Soprintendenza Archeologia dell’Umbria, il Museo di Bratislava e le amministrazioni comunali di Perugia e della capitale slovacca. La cultura, ha risposto la vicesindaco di Bratislava, è uno degli elementi più significativi sul quale costruire l’unità dell’Europa. «La mostra è frutto di quella cooperazione che contribuisce allo spirito europeistico, in un momento così difficile. Siamo certi che i visitatori resteranno sbalorditi, come noi lo siamo rimasti vedendo la mostra sugli Etruschi».

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Una parte delle centinaia di reperti in mostra provengono dai recenti scavi condotti nell’area del Castello di Bratislava, tra cui monete, oggetti in bronzo e in metallo, vasellame fine in argilla. Particolarmente rappresentata è la numismatica, grazie agli ingenti ritrovamenti di tesori monetali in oro e argento che riportano i nomi dei principi Biatec e Nonnos. Questi tesori monetali, conservati in vari musei e collezioni private, sono per la prima volta proposti in un unico contesto, sono valorizzati da una presentazione organica.

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Foto: FB.com/MANUmbria

Pur ispirandosi a modelli greci e romani, i Celti conservarono un loro proprio stile. Le monete d’oro a forma di conchiglia raggiunsero ad esempio un ampio livello di diffusione, divenendo il mezzo di pagamento utilizzato nell’intera area centrale danubiana. L’oro necessario alla coniatura proveniva dai giacimenti del Danubio e dalla catena montuosa dei Piccoli Carpazi. Con l’esaurirsi delle riserve del prezioso metallo, la zecca cominciò ad utilizzare l’argento.

Oltre ai reperti slovacchi, sono presenti anche oggetti di cultura celtica provenienti dall’Umbria antica e dall’Italia Centrale, dove i Celti hanno avuto anche relazioni con gli Etruschi. La presenza celtica in Umbria è attestata anche da alcune iscrizioni e dalla famosa statua di bronzo, il cosiddetto Marte di Todi, conservato ai Musei Vaticani. Sono poi presenti urne cinerarie perugine raffiguranti sulla fronte la battaglia contro i Galati (nome con il quale i Greci chiamavano i Celti – divenuti poi Galli per i Romani), dove il personaggio principale è un cavaliere greco che affronta uno o più barbari. Molto interessante al riguardo l’urna proveniente da Perugia con raffigurato il saccheggio di un santuario da parte dei Celti, sorpresi e sopraffatti mentre si stanno impadronendo delle suppellettili. L’adozione di motivi anticeltici deriva principalmente dal mondo greco, dove il tentato sacco di Delfi nel 279 a.C. e il passaggio dei Galati in Asia Minore dovettero generare stereotipi iconografici che godettero di immensa diffusione in tutta l’area del mediterraneo. A corollario della mostra è stato stampato un catalogo concepito per il vasto pubblico e ampiamente illustrato.

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In gran parte i reperti slovacchi provengono dal Castello di Bratislava, dove nel primo secolo avanti Cristo si trovava un insediamento celta con splendidi edifici nella moda del tempo, mentre altri materiali sono stati ritrovati in diverse aree della città – la via Zilinska, dove si trova la Banca Nazionale, e le piazze Slobody e SNP. Come indica il comune di Bratislava, si tratta della prima volta che oggetti così preziosi della storia cittadina dell’epoca celtica  attraversano il confine e vengono esposti all’estero. Tra i materiali bratislavesi in mostra si contano una campana in bronzo battuto, simili a quelle trovate a Pompei ed Ercolano, oggetti di ambra del Baltico, molti piccoli oggetti in ceramica e bronzo e numerosi gioielli e fibbie. Un manufatto particolare è una scatola in bronzo per contenere un sigillo usata per i contatti diplomatici al tempo di Cesare.

Vedi la galleria fotografica dell’inaugurazione

La mostra, che si svolge sotto gli auspici della Presidenza slovacca del Consiglio dell’UE, sarà visitabile al MANU di Perugia fino al 31 ottobre 2016. In seguito sarà trasferita in Slovacchia dove verrà riproposta al Castello di Bratislava.

(La Redazione)

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Foto: FB.com/Bratislavsky-hrad
FB.com/MANUmbria

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