Puglia: lo schianto, le urla, l’orrore. Sono 27 i morti sui treni dei pendolari

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Erano le undici, minuto più minuto meno. Il caldo asfissiante non dava tregua all’interno dei due treni che percorrevano la linea che unisce Bari a Barletta. Pochi vagoni entrambi, quelli che bastano per portare ad ogni viaggio un centinaio di pendolari.

Uno dei due treni era in ritardo, l’altro in perfetto orario. Arrivati alla stazione di Andria e di Corato i due treni si sono fermati. Non solo per far scendere e salire i passeggeri ma anche perché da questo punto in poi il binario diventa unico. Per avanzare i treni si servono di una procedura chiamata blocco telefonico. Ognuna delle due stazioni chiama l’altra per avvertirla della presenza dei treni. Uno dei due viene fatto partire, l’altro resta in attesa che il binario sia libero. Raccontata così sembra una procedura arcaica, mancano solo i piccioni viaggiatori. Secondo la Ferrotramviaria, l’azienda che gestisce i treni lungo la tratta, è invece una procedura in uso nel mondo intero.

Ha sempre funzionato alla perfezione, infatti. Tranne ieri. Qualcosa è andato storto, dicono tutti. I treni sono partiti entrambi dalle stazioni, ignari di quello che li aspettava. Dieci chilometri di binario unico percorsi a cento chilometri l’ora nella campagna della Murgia, tra ulivi bassi e campi delimitati da muretti a secco. Finché all’improvviso dopo una curva è accaduto. I due vagoni locomotiva si sono trovati uno di fronte all’altro, gli occhi di un macchinista dentro quelli dell’altro. Non hanno avuto nemmeno il tempo di frenare. Cento chilometri l’ora contro altri cento chilometri l’ora, secondo le leggi delle fisica, fanno un urto da duecento chilometri l’ora, una velocità pazzesca soprattutto su due convogli così piccoli.

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Il presidente del consiglio Renzi sul luogo dell’incidente (foto Palazzo Chigi)

I due vagoni locomotiva di testa si sono annientati, quello che veniva da Corato è scomparso dentro l’altro. Ed entrambi sono usciti dai binari. Il resto dei vagoni ha subito meno danni ma l’urto è stato fortissimo comunque. Non vedendoli arrivare le stazioni hanno dato l’allarme, una decina di minuti più tardi sul posto dell’incidente sono arrivati i primi soccorsi. Non hanno potuto fare altro che chiamare molti altri ancora e dare la notizia del disastro.

Dentro i vagoni la scena era agghiacciante, un groviglio di lamiere, corpi e oggetti. La forza dell’impatto aveva lanciato a distanza di metri tutto quello che poteva essere lanciato. I soccorritori hanno trovato resti di passeggeri nascosti sotto gli ulivi, lungo i binari. E poi resti di sedili, di plastica dei rivestimenti, di alluminio.

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«Non avevo mai visto nulla del genere, è stata una scena da brividi», racconta uno dei Vigili del Fuoco arrivati per primi. Da quel momento in poi inizia un lungo e paziente lavoro di recupero di chi era rimasto incastrato all’interno. I soccorritori lavorano per ore non con la fiamma ossidrica ma con le cesoie per tagliare le lamiere e entrare nei vagoni. […]

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Foto vigilfuoco.it, palazzochigi cc-by-nc-nd

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