La Polonia fa guerra al passato: via 229 monumenti dell’Armata Rossa

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L’Armata Rossa Sovietica è entrata in Polonia per ben due volte. Nel 1920 durante la guerra Polacco-Bolscevica e nel 1939 subito dopo l’attacco della Germania nazista. Il Paese è disseminato di monumenti che ricordano i caduti sul suolo polacco: sono centinaia e la maggior parte ricordano i combattenti morti durante l’offensiva contro la Wermacht tedesca, finita poi con la presa di Berlino. Sono passati quasi ottant’anni, e il Paese si trova nel bel mezzo di una nuova “guerra fredda” con la Russia. Non c’è solo l’inizio dei lavori della seconda base dello scudo antimissilistico della Nato Aegis Ashore, o l’esercitazione militare a ridosso dei confini russi messa in piedi nel mese scorso. La rimozione del passato sovietico diventa un nuovo gradino dell’escalation di tensione con Mosca.  

Più di duecento, tra monumenti e statue verranno smantellate, e trasferite in un parco a loro dedicato. «Non ci sono motivi per cui i monumenti alla memoria dell’Armata Rossa, che per due volte ha invaso il Paese e che è responsabile di numerosi crimini dopo la guerra, siano glorificati», ha dichiarato Pawel Ukielski, presidente aggiunto dell’Ipn, Istituto polacco della memoria nazionale. Le statue e le colonne saranno spostate nella località di Borne Sulinowo, dove si trovava una base segreta dell’Armata Rossa. Le tombe e i monumenti presenti nei cimiteri verranno risparmiati e «continueranno ad essere protette dallo Stato Polacco», ha continuato Ukielski.

500 monumenti nel mirino
Voluta da Diritto e Giustizia, il partito ultranazionalista al governo dal 2015, la battaglia dei monumenti era iniziata lo scorso maggio, quando la formazione politica di Jarosław Kaczyński aveva annunciato di volerne smantellare 500 .Ma il piano presentato oggi si è fermato a 229. Subito dopo era arrivata la protesta della Federazione Russa, nelle parole del ministro degli esteri Sergej Lavrov: «La Polonia è leader europeo in termini di dissacrazione dei monumenti ai soldati sovietici caduti per liberare l’Europa e il mondo dall’Asse». E l’ira di Mosca si era già scatenata l’anno scorso, quando fu smantellata una placca commemorativa del generale russo Ivan Chernyakhovsky a Pieniezno, località nel nord del Paese, dove il comandante fu ucciso nei combattimenti del febbraio.

In Polonia, le statue sono dappertutto. A Varsavia, dove sull’autostrada a sei corsie, vicino all’aeroporto internazionale di Okecie campeggia il memoriale dei soldati sovietici. Invece il mese scorso, a Stettino (nel nord del Paese), il consiglio comunale ha deciso di rimuovere l’enorme monumento di pietra al centro della piazza principale. In questa città al confine con la Germania c’è la più grande base militare della Nato nell’est Europa, ingrandita nel corso dello scorso anno. Insomma, la battaglia passa anche attraverso i simboli del «grande nemico russo».

(Marco Tonelli, LaStampa.it cc-by-nc-nd)

 

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Foto: Cimitero sovietico inPolonia – Francesco Carrani cc-by

1 comment to La Polonia fa guerra al passato: via 229 monumenti dell’Armata Rossa

  • Filippo83

    Da “occidentale”, è una cosa che in effetti non capisco. Anche in Slovacchia, in tutte le città e in posizioni più o meno centrali (es. a Zvolen in pieno centro, a Nitra sulla Štefánikova in una piazzetta), ci sono monumenti dedicati alla vittoria sovietica nel 1945. Che è cosa ben diversa dai cimiteri di guerra. In Italia, in Francia, in Germania Ovest non mi risultano monumenti simili; nemmeno in gran parte dell’Austria, mentre a Vienna c’è il monumento alla vittoria sovietica. Ripeto, non sono semplici memoriali, e soprattutto non sono in corrispondenza dei cimiteri di guerra. La barbarie nazista fu certamente un grande dramma di tutta la nostra storia; ma la barbarie sovietica fu di poco minore come intensità e molto più lunga come durata. Non capisco dunque perché chi ha sofferto con la “liberazione” del 1945, ma poi ancora nel 1956, 1968 o anche 1939 (spartizione della Polonia tra Germania e URSS…) debba anche tenersi le glorificazioni degli occupanti in bella mostra. Ritengo dunque corretta la decisione del governo polacco, che non tocca i cimiteri di guerra; anche se probabilmente alimentata più da una volontà di rivalsa che di giustizia storica.

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