L’arsenale nucleare Usa gestito da un computer degli anni ’70 e floppy disk

missile-TitanII_(jurveston-cc-by)

Secondo il rapportoFederal Agencies Need to Address Aging Legacy Systems” del Government Accountability Office Usa (Gao), l’arsenale nucleare statunitense, in grado di distuggere diverse volte il pianeta, è controllato da sistemi informatici obsoleti.

Nel rapporto, che si occupa anche di altre agenzie governative Usa, si dice che  diversi sistemi «hanno componenti che hanno, in alcuni casi, almeno 50 anni. Ad esempio, il Dipartimento della Difesa utilizza floppy disks da 8 pollici in un legacy system che coordina le funzioni operative delle forze nucleari della nazione».

Nella scheda del rapporto dedicata al Dipartimento della Difesa si legge che lo Strategic Automated Command and Control System «coordina le funzioni operative delle forze nucleari degli Stati Uniti, come ad esempio i missili balistici intercontinentali, i bombardieri nucleari, e i tanker a supporto dei velivoli. Questo sistema funziona su un IBM Series/1 Computer – un computing system degli anni ’70 – e utilizza floppy disks da 8 pollici».

Il rapporto però aggiunge che «L’agenzia prevede di aggiornare le sue data storage solutions, port expansion processors, portable terminals, and desktop terminals entro la fine dell’anno fiscale 2017».

Da sinistra a destra, floppy disk da 8, 5¼ e 3½ pollici – wiki

Il Gao si lamenta per il fatto che l’Amministrazione federale Usa spenda molto più in «operazioni e mantenimento tecnico» che nello «sviluppo, modernizzazione e perfezionamento» dei suoi sistemi informatici. Non è la prima volta che viene denunciata l’obsolescenza della difesa nucleare Usa: nel 2014 proprio il Dipartimento della difesa annunciò un piano da 7,5 miliardi di dollari,  fino al 2020, per riparare urgentemente l’arsenale e le infrastrutture nucleari statunitensi. Secondo quanto scriveva allora il Washington Post, il segretario della difesa Chuck Hagel ammise che esistevano «Problemi sistemici in tutta l’industria nucleare».

I rapporti evidenziavano già nel 2014 che i vari governi statunitensi avevano permesso che le installazioni e le armi nucleari si degradassero dopo la fine della Guerra Fredda.

Non a caso il rapporto Gao è stato rilanciato con grande evidenza dai media russi, che così si prendono una rivincita: dopo il crollo dell’Unione Sovietica furono proprio gli statunitensi a denunciare la pericolosa obsolescenza e la gestione “primitiva” dell’arsenale nucleare che la Russia aveva ereditato dall’Urss. Va anche detto che poi gli Usa e occidentali misero palate di dollari nella dismissione in sicurezza di buona parte delle bombe atomiche sovietiche e in cambio ebbero carburante nucleare.

(Greenreport.it)

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Foto: un missile balistico Titan II della Guerra Fredda (jurveston, cc-by)

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