Chiara Mastroianni premiata al Film Festival Trenčianske Teplice

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A seguito del divorzio dalla città di Trenčianske Teplice dell’Art Film Fest che, dopo 24 anni, ha deciso di trasferirsi a Kosice con tutta la sua macchina organizzativa, Peter Hledik, il caparbio iniziatore dello storico Festival, ha deciso di mantenere la tradizione cinematografica nella città termale. Pertanto quest’anno, in una versione più ridotta e dimessa, è partita la kermesse cinematografica “International Film Festival Trenčianske Teplice” che ha visto la partecipazione di Chiara Mastroianni come unica star internazionale dell’evento.

Insieme a lei è infatti stato premiato soltanto lo sceneggiatore slovacco Marek Leščak. Il programma includeva un discreto numero di film stranieri (Bulgaria, Cile, Colombia, Francia, Germania, Giappone, Italia, Romania, Russia e Turchia,) tra cui il nostro “Che strano chiamarsi Federico”, omaggio di Ettore Scola a Federico Fellini, già presentato a Bratislava nell’ambito dell’edizione 2013 del Mittel Cinema Fest. Questo Istituto ha deciso di sostenere il festival per una duplice ragione, la nostra scelta di ricordare Ettore Scola a qualche mese della sua scomparsa ha coinciso con la richiesta di partecipazione da parte del Festival; inoltre, come ha dichiarato Chiara Mastroianni in occasione della sua premiazione, riteniamo che sia importante supportare i piccoli festival di cinema indipendenti.

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Per  questa medesima ragione l’attrice italo-francese Chiara Mastroianni ha accettato l’invito a partecipare alla prima edizione del Festival internazionale di Trenčianske Teplice confessando anche che le avrebbe fatto piacere depositare la targa commemorativa accanto a quella della madre, già invitata e premiata con l’Actor’s Mission Award in occasione dell’Art Film Fest nel 2000.

Nel corso della conferenza stampa sabato 25 giugno, l’attrice ha rivelato aspetti molto interessanti della sua vita manifestando la sua passione per il mestiere dell’attore in maniera molto naturale, ci hanno infatti colpito la sua semplicità e il suo anti-divismo. Ci ha inoltre parlato di un’infanzia serena, lontana dai riflettori e molto ricca di stimoli grazie al fatto che i suoi genitori hanno compiuto numerosi viaggi portando la figlia con sé ovunque.

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Ha continuato a raccontare di sua madre, Catherine Deneuve, che cercava di dissuaderla quando lei le ha comunicato di voler intraprendere la sua stessa carriera. Suo padre, Marcello Mastroianni, invece la incoraggiava; ci ha riferito di una madre inquieta che avrebbe voluto che lei compisse degli studi e facesse una carriera più normale mentre il padre era quasi lusingato dalla scelta della figlia. I giornalisti non hanno saputo resistere alla tentazione di fare altre domande sul padre: era una persona molto dolce che non aveva paura di mostrare i suoi difetti e considerava la sua professione un gioco ma ciò non significa che non la prendesse sul serio, al contrario. Entrambi i genitori le hanno sempre sottolineato che la loro carriera così di successo rappresentava un caso eccezionale nel mondo del cinema che, invece, può essere molto crudele, soprattutto con le donne.  Ormai l’attrice ha al suo attivo circa 50 film dei quali solo due girati in Italia o con registi italiani (“Libero Burro” di Sergio Castellitto nel 1999 e “Le parole di mio padre” di Francesca Comencini del 2002), lei afferma che con il forte accento francese (e noi lo confermiamo) è difficile per lei fare film in Italia. In verità noi l’abbiamo lasciata proprio con l’augurio che in futuro vorrà recitare in produzioni cinematografiche italiane.

Antonia Grande

Direttore IIC Bratislava

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