Ivan Korcork: la nostra una presidenza imparziale, siamo impegnati a tutelare l’unità dell’UE

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Il nostro obiettivo durante la nostra presidenza della UE «è di agire come un mediatore onesto e imparziale. Lavoreremo per raggiungere soluzioni sostenibili alla crisi che l’Ue sta attraversando», ha detto lunedì in una intervista all’agenzia Askanews il Segretario di Stato del ministero degli Esteri e plenipotenziario del governo per l’agenda della presidenza europea Ivan Korcok. Specificando che le soluzioni devono tuttavia essere «accettabili per tutti gli stati membri e per l’Unione nel suo complesso», in modo da proteggere l’UE da potenziali spaccature. Allo stesso tempo, ha proseguito Korcok, «ci focalizzeremo sul proseguimento dei progetti già lanciati dall’UE che hanno il potenziale di migliorare le vite dei cittadini europei». Come obiettivo centrale del semestre europeo il funzionario slovacco ha citato l’incremento della «capacità di ripresa interna ed esterna dell’UE» e il «recupero della fiducia dei cittadini nell’Unione».

Ad appena pochi giorni dal passaggio del testimone, che dall’Olanda passerà a Bratislava, il delegato del governo sottolinea come ad ispirare le priorità del programma della presidenza di turno saranno «tre principi orizzontali». Innanzitutto, si lavorerà ai progetti europei che hanno potenziali benefici sui cittadini, in modo da «dimostrare che le politiche comuni europee hanno un impatto positivo sulle loro vite». Poi si punterà a travalicare le persistenti divisioni esistenti all’interno dell’Unione, cercando risultati che «migliorino l’interconnessione degli stati membri in un unico mercato» attraverso il superamento delle barriere esistenti. Per ultimo, la Slovacchia si focalizzerà sui cittadini, e si aspetta un aumento «della fiducia dei cittadini nell’UE» grazie all’applicazione dei due principi precedenti.

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Nel suo complesso, l’esecutivo slovacco farà quanto in suo potere per ottenere risultati tangibili, ha sottolineato il segretario di Stato, anche in un’area particolarmente spinosa e che richiede soluzioni pratiche quale la crisi migratoria. È certamente vero che la crisi non è finita, ma si cercherà di vedere il bicchiere mezzo pieno, ha detto. I flussi si sono significativamente ridotti nel Mediterraneo orientale, da dove ancora pochi mesi fa arrivavano in Europa migliaia di persone al giorno. Ma stanno crescendo, purtroppo, nel Mediterraneo centrale, con numeri più alti dell’anno passato. «Questo significa che abbiamo molto lavoro davanti a noi. Dobbiamo lottare per trovare delle soluzioni su cui possiamo trovare un’unità tra gli stati membri, soltanto così saremo in grado di fare passi avanti».

Korcok non si nasconde le difficoltà: Unione europea «significa 28 Stati membri con diverse opinioni e proposte». La Slovacchia ha indicato fin dall’inizio della crisi migratoria che è necessario «controllare i flussi e proteggere i nostri confini esterni», e ora l’approccio della UE alla crisi «si sta muovendo in questa direzione». Seppure lentamente, alcune novità sono state implementate, come la creazione di una guardia di confine e una guardia costiera comuni europee o la conclusione di accordi e partnership con alcuni paesi terzi, «tutti passi nella giusta direzione». L’accordo raggiunto tra l’UE e la Turchia, è un elemento chiave nella strategia di contenimento dei flussi migratori, e i risultati concreti raggiunti vanno salvaguardati.

Rimane il nodo della ricollocazione dei migranti tra gli Stati, un tema caldo per la Slovacchia che ha rigettato le quote obbligatorie imposte dalla UE anche facendo ricorso alla Corte di giustizia europea lo scorso dicembre. La divergenze sul meccanismo delle quote, dice Korcok, «non dipende dalla mancanza di solidarietà ma dal fatto che non siamo convinti che possano funzionare nella pratica». La Slovacchia ritiene inutile spostare le persone verso un paese dove non vogliono vivere, e lo ha sperimentato poche settimane fa con i 149 rifugiati dall’Iraq accolti come contributo volontario di Bratislava, 21 dei quali se ne sono voluti tornare a casa nell’impossibilità di adattarsi a vita e cultura diverse.

(La Redazione)

Foto foreign.gov.sk

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