Comunque vada nulla sarà più come prima

[di Francesco Guerrera per La Stampa]

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La Gran Bretagna vota e l’Europa si guarda allo specchio.

Dentro o fuori, il Regno Unito di domani mattina sarà completamente diverso da quello di stasera. E neanche l’Unione Europea si può permettere di rimanere la stessa.

La scommessa incosciente di David Cameron – andare a pungolare l’anti-europeismo dei britannici per regolare beghe interne di partito – ha sparato una luce accecante sui tanti fallimenti del «progetto europeo». Anche se il primo ministro britannico dovesse vincere – e non è un risultato scontato – l’Ue dovrà trovare una nuova strada per continuare il viaggio iniziato dopo la Seconda guerra mondiale.

«Ossessionati dall’idea di un’integrazione totale ed immediata, non ci siamo accorti che la gente normale, i cittadini dell’Europa, non condividono il nostro “Euro-entusiasmo”», a dirlo non è un inglese disilluso dall’Europa ma Donald Tusk, il presidente del Consiglio Europeo. «Lo spettro della separazione sta perseguitando l’Europa ma la visione di una federazione non è la migliore risposta», ha aggiunto in un discorso a maggio.

C’è chi, a Bruxelles ma anche nelle capitali europee e persino a Londra, non e convinto. Chi crede che il solo modo per far fronte alla crisi economica, al dramma dell’immigrazione e alla sconnessione tra popolo e istituzioni europee sia «un’unione sempre più stretta», la frase più amata dagli eurofili e più odiata dagli euroscettici.

È per questo che l’unico risultato sicuro del referendum di oggi sarà un’Europa «a due velocità». Anche se la Gran Bretagna decide di rimanere, rivendicherà con ancora più forza il suo diritto a rimanere fuori dalle spinte integrazioniste di Bruxelles. Per Londra quell’unione sempre più stretta è stata un abbraccio troppo soffocante.

Nella migliore delle ipotesi, ci troveremo con due Europe. Una, basata sul classico asse franco-tedesco con l’appoggio condizionato di Italia e Spagna, intenta a rimanere unita intorno all’euro e a risolvere gravi problemi come l’immigrazione con politiche comuni.

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E l’altra, capitanata dal Regno Unito, che vuole partecipare ad alcuni progetti come il mercato unico, il commercio estero e la ricerca scientifica, ma che si riserva il diritto di stare fuori dai piani federalisti degli altri. La Danimarca e la Svezia già vi appartengono, ma questo club potrebbe anche annoverare Paesi come l’Ungheria e la Polonia e offrire una sponda isolazionista a partiti politici con tendenze euroscettiche in Francia, Spagna, Italia e Germania. Non è un caso che Marine Le Pen stia già chiedendo un referendum stile-britannico in Francia.

Ma la divisione, forse naturale, tra chi vuole più Europa e chi ne ha già abbastanza, potrebbe non bastare a riconquistare i cuori, i cervelli e i voti dei cittadini. Un recente sondaggio del Pew Research Center ha mostrato gli ostacoli di fronte all’ Europa a due velocità. In Francia, il 61% della popolazione ha una visione negativa dell’Ue. In Spagna e in Germania, è quasi la metà della popolazione a non amare l’Unione. E pure in Italia, quasi il 40% dei sondati si dice critico del progetto europeo.

Un mio amico banchiere parla spesso di un’Europa «a due livelli, come gli autobus di Londra». Ma non si può avere un’Europa a due piani se nessuno vuole salire in cima e se non c’è un autista.

E questa sarebbe la soluzione migliore: una sconfitta della Brexit che farebbe piacere ai mercati, a Bruxelles e all’asse Berlino-Parigi-Roma-Madrid.

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Il risultato-incubo, la vittoria dell’Out, provocherebbe convulsioni immediate nei mercati sia a breve termine – il crollo della sterlina e delle Borse europee – sia a medio termine – una recessione nel Regno Unito accompagnata da un crash quasi sicuro nel mercato immobiliare inglese che potrebbe portare a una crisi finanziaria. Ma potrebbe anche segnare l’inizio della fine del progetto europeo. Non un’Europa a due velocità ma un’Europa allo sbando.

A voi, ladies and gentlemen.

(Francesco Guerrera, condirettore e caporedattore finanziario di Politico Europe, via LaStampa.it cc-by-nc-nd)

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Immagine: ClkerFreeVector CC0
Foto Alan cc-by-nc-sa

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