Brexit in bilico, Cameron avverte: “Rischio enorme per famiglie e lavoro”

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Altre volte «ho sbagliato», ma questa volta «seguitemi» perché girare le spalle all’Ue sarebbe un scelta «irreversibile». Una scommessa sulla pelle delle generazioni future. David Cameron fa un bagno di umiltà e gioca la carta estrema: parlare a cuore aperto ai britannici – a un giorno dal voto sulla Brexit [previsto domani 23 giugno, ndr] – in un appello accorato, a tratti drammatico, trasmesso in diretta tv dinanzi al numero 10 di Downing Street, portoncino-simbolo di una nazione.

LA SCHEDA – Brexit: dieci cose da sapere

Sono gli ultimi fuochi di una campagna referendaria cha ha diviso, persino intossicato il Regno Unito. E su cui ha finito per proiettarsi addirittura l’ombra d’un omicidio politico, quello che ha visto la deputata laburista Jo Cox – paladina dei migranti, della Siria e dell’integrazione europea – caduta giovedì scorso a Birstall, nel nord dell’Inghilterra, sotto i colpi di un oscuro estremista di destra. «Uccisa per le sue idee», secondo il marito Brendan.

Partita ancora aperta 

La partita, dicono esperti e analisti vari, è ancora aperta. Il fronte del sì all’Europa (Remain), un po’ per i timori dell’ignoto, un po’ forse per l’emozione suscitata dall’agguato di Birstall, riprende quota in certe previsioni: i mercati tirano un sospiro di sollievo e sembrano crederci, mentre un ultimo sondaggio pubblicato da una fonte insospettabile (l’euroscettico Telegraph, schieratosi ufficialmente per il divorzio da Bruxelles con un endorsement esattamente opposto a quello del progressista Guardian) lo dà oggi 7 punti avanti rispetto al “Leave”. Ma la media di tutte le rilevazioni demoscopiche fatta dal Financial Times dà ancora il Leave in vantaggio di un punto (45% a 44) e i consulenti del giornale della City si trincerano dietro la formula del “too close to call”. Senza contare il ricordo della figuraccia fatta dai sondaggisti del regno alle politiche del 2015.

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Referendum, ipotesi uno: ci lasciamo

Referendum, ipotesi due: restiamo insieme

“Contro la Brexit argomenti disgustosi sull’immigrazione” 

Cameron si mostra preoccupato. Nella battaglia per evitare di rompere i ponti con il continente si uniscono a lui le voci più disparate: da paladini del glamour come i coniugi Beckham (con Victoria impegnata in un botta e risposta con i seguaci di Nigel Farage) al vecchio socialista Jeremy Corbyn, sempre fuori moda, che non esclude conseguenze per la poltrona del premier in carica dopo il 23 e dice che il Labour «è pronto a nuove elezioni», ma non specula su un’ipotetica sconfitta referendaria di Cameron. Poiché la Brexit porterebbe solo «ulteriore austerity» e i loro alfieri usano «argomenti disgustosi» sull’immigrazione. L’inquilino di Downing Street in ogni modo s’attende un testa a testa alle urne dopodomani, come azzarda in un’intervista anticipata dal Ft in cui bacchetta quei businessman e quelle aziende che non hanno fatto abbastanza per sostenere la vittoria di Remain: in barba ai «benefici economici immediati che – dice – ne deriverebbero».

Come si esce dall’Unione europea, in pratica

È ai britannici comuni che il primo ministro conservatore si rivolge nel suo discorso del portoncino. Non tanto con i toni del condottiero, quanto con quelli di una confessione pubblica. Fa apertamente mea culpa per non aver preso sempre le decisioni giuste come capo del governo. E lascia intendere di comprendere chi lo accusa di incoerenza per avere a lungo cavalcato la polemica contro Bruxelles e convocato egli stesso – per calcoli di politica interna – un referendum che oggi spacca il suo governo, il suo partito e soprattutto il Paese. Ma sull’indicazione di voto per il 23 non ha dubbi: «È una decisione cruciale» per la Gran Bretagna, dice, sottolineando che oggi il suo compito è quello di ispirare «la scelta giusta per proteggere» la nazione. Il Paese, insiste, sarà «più prospero economicamente, più forte e più sicuro» se resta nell’Unione. Invita a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. E soprattutto a pensare «ai figli e nipoti», abituati «a viaggiare» in un’Europa senza confini: perché votare Leave sarà «una scelta irreversibile». Anche per loro.

(La Stampa, cc by-nc-nd)

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Foto: il premier David Cameron
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Immagine: Alan Parkinson/BSlovacchia

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