Gran Bretagna, riparte la campagna referendaria. Torna in testa il fronte europeista

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LONDRA – È ripresa la campagna elettorale per il referendum dopo la sospensione per l’omicidio della deputata Jo Cox, e con essa sono ripresi gli attacchi tra schieramenti, mentre il fronte europeista del premier David Cameron sembra essere tornato in testa, o quantomeno aver bloccato l’avanzata dei fautori della Brexit.

Da Cameron a Boris Johnson e Nigel Farage, i maggiori protagonisti della campagna sono riapparsi nelle Tv, nelle pagine dei giornali e nelle piazze del Paese per gli scampoli di campagna elettorale, quando mancano appena quattro giorni allo storico voto sulla permanenza della Gran Bretagna nella Ue. Avevano giurato di abbassare i toni, ma intanto gli argomenti restano gli stessi: rischi economici per il Remain filo-europeo; controllo dell’immigrazione per il Leave euroscettico. Un Cameron più vivace del solito, parlando al pubblico del Question Time della Bbc, mette in guardia contro una «scelta irreversibile» e invita gli elettori a fidarsi del parere pressoché unanime degli esperti sui danni all’economia in caso di Brexit. Le tasse aumenteranno così come i tagli, il monito di Cameron. Il «Brexiteer», ministro conservatore della Giustizia, Michael Gove insiste sul riprendersi il controllo dei soldi e delle leggi.

Gli osservatori si chiedono quale impatto possa avere sul voto il brutale omicidio di una deputata pro-Ue, paladina dei diritti degli immigrati, per mano, secondo la procura, di un nazionalista di estrema destra. Secondo un sondaggio dell’istituto Survation, l’unico condotto dopo la morte della Cox, il fronte Remain è al 45% contro il 42% di Leave. Anche una rilevazione di YouGov dà i favorevoli all’Ue davanti ai contrari, 44% contro 43%, ma è stato condotto prima dell’aggressione. I margini sono comunque strettissimi e altri sondaggi danno i due schieramenti alla pari, con un Paese diviso quasi perfettamente a metà.

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Per Farage, il leader del partito anti-Ue e anti-immigrati Ukip, la «terribile tragedia» ha bloccato la corsa del fronte Brexit. Inoltre, ha aggiunto, «un uomo con seri problemi di salute mentale» non dovrebbe avere alcuna influenza sulla campagna. Ma molti hanno preso le distanze proprio da Farage e da un poster anti-immigrati giudicato da più parti razzista e paragonato alla propaganda nazista. L’immagine mostra migliaia di rifugiati in marcia con la scritta «breaking point», «punto di rottura». Per il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, contrario alla Brexit, il poster è «ignobile». Ma le critiche sono arrivate anche dal fronte anti-Ue di Gove («mi ha fatto rabbrividire») e Johnson. Quest’ultimo ha cercato un approccio più morbido al tema immigrazione, annunciando durante un comizio che sarebbe favorevole a un’amnistia per i migranti illegali.

La rimonta del fronte Remain, se confermata, potrebbe però avere un’altra spiegazione. «La morte di Jo Cox probabilmente non è la causa dell’inversione di tendenza», spiega Anthony Wells di YouGov. Bisogna invece guardare, dice, a un trend tipico dei referendum, registrato anche in quello per l’indipendenza scozzese del 2014: disinteresse iniziale, entusiasmo per il cambiamento, ritorno allo status quo.

(A.R., LaStampa.it, cc-by-nc-nd)

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