Il partito Smer compatto a difesa del ministro Kalinak. Lui: contro di me solo accuse infondate

Robert-Kalinak (foto_vlada.sk)

Tutti i 49 deputati del partito socialdemocratici Smer-SD sono uniti nel sostenere senza dubbi il loro collega Robert Kalinak, al terzo mandato da ministro degli Interni. Questo ha detto ai giornalisti dopo una seduta del gruppo parlamentare il capogruppo Smer-SD Martin Glvac lo scorso mercoledì. I giornalisti hanno chiesto a Glvac come mai ora il partito protegge Kalinak mentre a fine 2014 alcuni funzionari Smer (il ministro della Sanità e il presidente del Parlamento insieme a un vice) si sono dimessi sull’onda dello scandalo della TAC all’ospedale di Piestany. Il capogruppo ha spiegato che in questo caso le dimissioni sono premature. Secondo diversi esponenti di Smer-SD questo caso non è altro che una bolla di sapone e un furbo modo di fare antipolitica.

L’opposizione continua a fare pressioni sul primo ministro perché rimuova il ministro degli Interni dal suo incarico. Le sue dimissioni sono dovute, dicono, dopo la scoperta di grandi transazioni di denaro che uniscono il ministro all’affarista Ladislav Basternak.

Kalinak, ospite ieri del programma di discussione politica ‘O 5 minut 12’ sulla tv pubblica Rtvs ha ripetuto che «le accuse contro di me sono costruite» e di nessuna delle accuse dell’opposizione è stata confermata l’autenticità. «Io non ho mai accettato soldi da Basternak o dalle sue imprese, direttamente o tramite un intermediario, quindi i sospetti sono infondati», ha detto Kalinak. Il fatto è, ha sottolineato, che l’opposizione riversa sui media tonnellate di informazioni parziali, piuttosto una corretta informazione globale. In questo paese solo le forze dell’ordine hanno il potere di fare indagini, ha detto Kalinak, ricordando che in effetti l’ufficio del Procuratore speciale sta investigando sulla questione. Sono fiducioso «che arriverà a una conclusione appropriata per soddisfare tutti e spiegare tutto».

Il premier Robert Fico ha completa fiducia nel suo ministro, che, ha detto a TA3 ieri, ha presentato documenti, e dà risposte su base giornaliera. Secondo lui Kalinak ha dimostrato di non aver preso soldi da Basternak. E ha detto di non volersene andare dal suo appartamento, nel complesso di lusso Bonaparte di proprietà di Basternak, sito nell’area del castello, come chiede l’opposizione. Solo se sarò dimostrato che «il proprietario del mio appartamento è un criminale, allora mi trasferirò. Ma non mi muoverò solo perché il leader di Olano-NOVA Igor Matovic lo desidera». Se Fico avesse avuto dei sospetti su Kalinak, e ci fosse stato un motivo vero per farlo, lo avrebbe spinto a dimettersi da tempo, aveva detto il premier sabato alla Radio Slovacca. Ma il ministro ha «dimostrato di non aver commesso nulla di illegale». Lasciamo che chi deve farlo indaghi a fondo la questione in tutta tranquillità, ha detto il capo del governo. In realtà l’unico scopo degli attacchi dell’opposizione sono destabilizzare il governo mentre si appresta ad assumere la presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea.

Intanto l’ex impiegato di Tatra Banka Filip Rybanic, che ha guardato nei conti di Kalinak e dell’ex ministro Pociatek, ed è stato arrestato e poi rilasciato dopo un intenso interrogatorio, dovrebbe essere trattato come un “whistlebower”, un testimone protetto, dice un rappresentante di Transparency International Slovensko (TIS), perché ha denunciato le connessioni malsane tra due ministri e un uomo d’affari discusso, e sospetto di una vasta frode fiscale. In questo caso l’interesse pubblico supera di gran lunga il rispetto del segreto bancario, dice TIS.

Filip Rybanic, assistente del deputato Jozef Rajtar (SaS), è stato arrestato il 10 giugno dall’Agenzia penale nazionale (NAKA) con l’accusa di aver violato le disposizioni del segreto bancario. Rybanic rischia fino a otto anni di carcere. Secondo l’opposizione l’azione di Rybanic è un atto di patriottismo, mentre il ministro dell’Interno Kalinak la definisce inaccettabile e criminale.

Il primo ministro Robert Fico definisce invece quell’azione come “un atto di disintegrazione dello Stato”, dato che ora un qualsiasi «pazzo» potrà accedere ai conti correnti bancari di chiunque, hackerarli e stampare qualche dato per poi venderlo ai media «per 50 euro». Rybanic, ha detto Fico, ha visto molto di più dei conti di due ministri, secondo le ammissioni della stessa banca. E ora diverse persone chiedono si faccia qualcosa per ripristinare la fiducia nel segreto bancario

(La Redazione)

Foto vlada.sk

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