Viva Italia!, uno sguardo intenso sull’arte italiana dal dopoguerra ad oggi

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Si è svolta nei giorni scorsi presso la Galleria Civica di Bratislava l’inaugurazione della mostra di arte contemporanea Viva Italia!, esposizione che ripercorre le tappe più significative dell’arte contemporanea italiana, spaziando tra diverse scuole, generi e artisti che contraddistinguono il panorama artistico e culturale italiano dal secondo dopoguerra ai nostri giorni.

Ad aprire il vernissage i calorosi saluti del direttore della galleria Ivan Jančár, il quale, entusiasta della collaborazione avviata con l’Istituto Italiano di Cultura e del risultato raggiunto con l’esibizione in corso, ha ricordato ai presenti come il movimento della Transavanguardia Italiana sia stato un punto di riferimento fondamentale per molti artisti slovacchi di fama internazionale. A seguire, l’ambasciatore d’Italia Roberto Martini ha sottolineato che tale esposizione arricchisce il già solido legame culturale tra Italia e Slovacchia e offre un significativo contributo al vivace panorama artistico e culturale della Slovacchia in un momento di così grande importanza per il Paese, prossimo alla Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea per il semestre luglio-dicembre 2016.

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Da sinistra: Carlo Palli, Roberto Martini, Antonia Grande

La direttrice dell’IIC Antonia Grande ha evidenziato come la mostra, frutto di una appassionante e proficua collaborazione tra lo staff dell’Istituto, l’Archivio Carlo Palli di Prato e la Galleria Civica di Bratislava, costituisca uno degli eventi culturali italiani più importanti realizzati in Slovacchia negli ultimi anni e rappresenti un’interessante occasione per tutti gli appassionati di arte in transito nella capitale slovacca.

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Una sala della mostra, con una grande opera di Enzo Cucchi
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Una sala della mostra: a sinistra Sandro Chia, a destra Roberto Crippa

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La curatrice della mostra Laura Monaldi

Laura Monaldi, curatrice della mostra, ha poi ripercorso per il pubblico presente l’evoluzione dell’arte contemporanea italiana dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, mettendo in relazione la figura dell’artista con i cambiamenti socio-culturali che hanno caratterizzato l’Italia negli ultimi sessant’anni.

Insieme a Carlo Palli, alla cui generosità e amore per l’arte si deve la realizzazione dell’esibizione in corso, erano presenti all’apertura della mostra quattro dei circa cento artisti in esposizione alla Galleria Civica: Andrea Abati, Myriam Cappelletti, Massimo Nannucci e Adriano Veldorale. Noi li abbiamo intervistati per scoprire cosa si cela dietro le loro opere.

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Una sala della mostra, opere di Zoran Music e Mimmo Palladino

Ci avviciniamo ad Andrea Abati che ci guida nella sala in cui è esposta una sua opera. Si tratta di una fotografia a colori (cm 108 x 136) tratta dalla serie Il luogo del sogno, intitolata Portoferraio. La fotografia, scattata nel 1990, immortala la fruizione di un film durante una serata estiva di cinema all’aperto a Portoferraio. Abate ci spiega la magia dell’opera: l’unione tra il sogno di ciò che accade nel film e il sogno di vivere quel momento, di essere lì, presenti, una sera d’estate al porto a vedere un film.

Incontriamo poi Adriano Veldorale, artista che si avvicina alla scultura nel 2011 dopo aver sperimentato la commistione tra diverse espressioni artistiche. Il suo lavoro esposto è una scultura dal titolo Intoccabile, opera che nel 2014 ha vinto il Fiorino d’argento per la sezione scultura del Premio Firenze 2014. Veldorale ci mostra la sua opera, molto forte a un primo impatto. Si tratta di una gabbia sferica di 100 cm di diametro e fatta di chiodi, con figura umana, anch’essa in ferro, al suo interno. L’autore ci espone con chiarezza e trasporto la propria visione dell’opera: la figura umana simboleggia l’animo umano e la gabbia di chiodi rappresenta lo scudo che nella vita di tutti i giorni dobbiamo erigere per tutelarci dalle offese esterne che, colpendoci nel profondo, ci fanno soffrire enormemente.

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L’opera di Veldorale

Ci spostiamo nella sala successiva della bellissima galleria per parlare con Myriam Cappelletti, autrice dell’opera Il persistente fruscio del tempo, omaggio a Maria Luisa de’ Medici. Si tratta di un collage a tecnica mista a forma di vestito e composto da svariati materiali assemblati tra di loro: ritratti di Maria Luisa che l’autrice ha cucito nell’organza, diversi tipi di carta e garze che, ci spiega Cappelletti, appartenevano al sottabito del vestito di sua zia. Assemblare diversi materiali è una peculiarità che ricorre nei lavori di Cappelletti; una sorta di firma dell’autrice che personalizza e rende uniche le opere di cui è autrice utilizzando materiali che provengono dal suo quotidiano o appartengono alla sua famiglia.

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Una sala della mostra

Da ultimo ci avviciniamo a Massimo Nannucci, seduto sulla fila di poltrone da cinema in legno rivolte verso la magnifica “Venere Maria” di Michelangelo Pistoletto, che ci accoglie con gentilezza e cordialità e ci fa accomodare al suo fianco. L’opera di Nannucci esposta alla Galleria Civica è quel filare di poltrone, “Quarta fila sinistra”. Si tratta di una installazione ambientale liberamente fruibile. Nannucci si presenta e ci spiega che tra gli altri lavori artistici di cui è autore, negli anni ’80 si concentra negli assemblages di mobili di diverse dimensioni, colori e materiali. Tramite la sua professione di scenografo teatrale ha iniziato a collezionare e ad esporre oggetti, per lo più in legno, e “Quarta fila sinistra” appartiene a questi lavori.

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L’opera di Nannucci (di spalle), e sul fondo Pistoletto

È possibile visitare questa mostra ricchissima di opere e di emozioni, che è parte del IX Festival italiano “Dolce vitaj”, tutti i giorni tranne il lunedì dalle 11 alle 18 presso la Galleria mesta Bratislavy – Pálffyho palác, Panská 19 fino al 2 ottobre.

(Arianna Pancotti, IIC Bratislava)

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Foto Rudolf Baranovič/IIC Bratislava

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