Il mondo immaginario di Giuseppe Lupo al BRaK di Bratislava

Proponiamo due scritti di Andrei Kutiš e Massimiliano Palma basati sul recente intervento al festival del libro BRak di Bratislava dello scrittore italiano Giuseppe Lupo, pluripremiato per diversi suoi libri e invitato a parlare di paesaggi immaginari. La presenza di Lupo era coorganizzata dall’Istituto di Cultura di Bratislava.

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I libri sono un’arca di Noè: scriverli è proteggere le storie dall’andare perdute – Di Andrej Kutiš

La terza edizione del festival “BRaK”, evento letterario che si è svolto a Bratislava dal 2 al 5 giugno 2016, ha visto la partecipazione dello scrittore italiano Giuseppe Lupo, professore di letteratura italiana contemporanea presso l’Unversità Cattolica di Milano, saggista, editore ed autore pluripremiato di numerosi romanzi (L’ultima sposa di Palmira, Viaggiatori di Nuvole, L’albero di Stanze ecc.). Una delle sue opere più recenti – Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma – rappresenta un incontro straordinario tra narrativa e saggistica in cui l’autore conduce il lettore in un viaggio onirico tra realtà e fantasia, nella terra tra reale e immaginario, ricca di geografie personali fatte di sogni e speranze di ciascuno di noi. Come afferma l’autore, gli atlanti “non sono soltanto repertori geografici utili a dichiarare com’è il mondo, ma anche a immaginarlo, vero o presunto che sia, a sognare orizzonti o percepire un altrove che avrei voluto (o vorrei ancora) conoscere“. Visto che il tema principale dell’ultima edizione del festival BRaK è stato “il paesaggio”, la scelta poetica degli organizzatori di invitare il professsor Lupo, coadiuvati in quest’impresa dall’Istituto italiano di Cultura a Bratislava, si fa più che ovvia.

L’ospite italiano, nato in Lucania che rimane fonte inesauribile della sua ispirazione letteraria, si è  presentato nel pomeriggio del 4 giugno al Palazzo Zichy, quartier generale del festival, con un intervento intitolato “Scrittura come creazione dei nuovi mondi“. Questo titolo sembra quasi un manifesto artistico dello scrittore che si autodefinisce “contromano”, dato che la sua opera narrativa si riallaccia al lascito mitologico dei classici come Gabriel García Marquez o William Faulkner, tutto ciò nella contemporaneità incentrata fermamente, anche nel mondo della letteratura, sul realismo di rigore scientifico.

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Il professor Lupo ha introdotto le sue riflessioni sulle possibilità e la forza della letteratura con la citazione di Breviario Mediterraneo di Pedrag Matvejević, noto scrittore di Mostar divenuto cittadino italiano, secondo il quale sono stati “i poeti a descrivere le isole cercate dai naviganti e che poi i geografi, proprio perché queste isole non sono mai state trovate, sono stati costretti a verificare se queste terre esistono, dunque a disegnare il mondo per ovviare alle scritture visionarie dei poeti”. Già da questa citazione si intuisce il messaggio centrale che Giuseppe Lupo ha portato a Bratislava – narrare è un po’ come inventare il mondo. Infatti, avevano ragione i greci quando indicavano con il verbo poieo l’azione di “creare”: il poeta è colui che crea. Come ha specificato il romanziere lucano: “Questo dovrebbe fare la letteratura: non descrivere ciò che abbiamo sotto gli occhi (la cronaca, il presente, che sono già predominio dei media), piuttosto ascoltare le voci del vento, raccogliere le parole che volano come spore tra le foglie degli alberi, catturare ciò che è invisibile e tramutarlo in esperienza da narrare in qualcosa che non c’è e che da quel momento, subito dopo essere diventato racconto, comincia a essere riconoscibile”. Il professore non poteva non menzionare le terre letterarie per eccellenza – il mitico Macondo dei Cento anni di solitudine e la Contea di Yoktanapahwad di Faulkner, aggiungendo che proprio “Omero, Ariosto, Cervantes, Faulkner, García Márquez sono inventori di geografie, non soltanto di storie“. Si tratta di quei sognatori di cui il mondo ha bisogno perché non si fermi, per evitare ciò che un genere letterario ben diverso ha definito „la fine della storia“.

La metafora più immaginativa dell’autore di Atlante Immaginario si rifaceva al diluvio universale: “I libri sono un’arca di Noè: galleggiano sulle onde del tempo, non affondano, ciò che sta a bordo forse si salva. Scriverli è un po’ come preservare le storie dalla dispersione, proteggerle dal rischio che vadano perdute, consegnarle a chi verrà“. Il professor Lupo spiegava così la sua visione dell’ultima ratio della letteratura e sembrava che il cielo di Bratislava annuisse, giacchè proprio in quel momento fuori dalle mura antiche di Palazzo Zichy infuriava un temporale che ha invaso bruscamente la serata soleggiata del primo sabato di giugno.

Come ha scritto Antonio Capitano, blogger del Fatto Quotidiano, nella sua recensione dell’Atlante Immaginario: “Ciascuno in fondo ha questo sogno: viaggiare verso terre lontane o immaginarie. O semplicemente vedere le cose che vede ogni giorno con occhi diversi, ripescando “esistenze naufragate”. È questa, forse, l’ancora di salvezza per trasformare il grigiore dell’abitudine nella luminosità della fantasia”.

Giuseppe Lupo ha conquistato il pubblico del festival BRaK con il suo fervore ed entusiamo. Non si può che concludere con la speranza che “l’ancora di salvataggio” fornita dal professor Lupo diventi accessibile anche ai lettori slovacchi.

(Andrej Kutiš, IIC Bratislava)

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Il potere della scrittura per immaginare il mondo – di Massimiliano Palma

Si è conclusa domenica scorsa la terza edizione del festival Brak, dedicato ai piccoli e medi editori, incentrata sul tema del “Paesaggio”. Il Festival BRak, in connubio con il “Dolce Vitaj”, evento dedicato alla cultura italiana in Slovacchia, sabato 4 giugno ha presentato al pubblico slovacco lo scrittore italiano Giuseppe Lupo, autore della raccolta di scritti “Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma” (Marsilio Editore) che in questa occasione ha parlato sul tema “La Scrittura come creazione di nuovi mondi”.

Giuseppe Lupo è docente di letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Brescia nonché editorialista del «Sole 24 Ore della Domenica» e il suo libro “Atlante immaginario” è una raccolta di articoli e riflessioni sull’altrove – sull’utopia. L’utopia come sguardo sul mondo, come modo di essere, forma e traccia della speranza. Utopia intesa come proiezione della mente, come un luogo infinitamente immaginabile che tuttavia non è mai raggiungibile. Lupo rilegge l’altrove come una possibilità creativa che ci circonda a ogni passo e ci mette in guardia sul presente.

Giuseppe Lupo con Antonia Grande, direttrice IIC

Giuseppe Lupo con Antonia Grande, direttrice IIC

I libri secondo lui sono spazi da abitare, i libri sono luoghi in cui è possibile costruire il mondo. Infatti ognuno, attraverso la scrittura, ha la possibilità di immaginare il mondo. Giuseppe Lupo confessa di essere deluso dalla storia, per questo preferisce farsi suggestionare dalla geografia. Gli atlanti sono fatti per immaginare mondi, per sognare orizzonti o percepire un altrove spesso sconosciuto. Scrivere aiuta a preservare dall’oblio qualcosa che va salvato. La presenza di alcuni fra i principali traduttori slovacchi di opere italiane alla conversazione potrebbe preludere ad una futura traduzione dell’autore lucano che vanta al suo attivo varie opere premiate: L’americano di Celenne (2000, Premio Giuseppe Berto e Premio Mondello opera prima), Ballo ad Agropinto (2004), La carovana Zanardelli (2008, Premio Grinzane Cavour e Premio Carlo Levi), L’ultima sposa di Palmira (2011, Premio Selezione Campiello e Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013, Premio Giuseppe Dessì).

A seguito della presentazione di Lupo si è tenuto un incontro dedicato agli scrittori Italo Calvino e Umberto Eco che con le opere „Le Città Invisibili” e „Storia delle terre e dei luoghi leggendari” hanno offerto ai loro lettori esempi meravigliosi di mondi inesistenti e onirici sui quali e nei quali fantasticare. Nell’affollato incontro il conduttore, l’opinionista Michal Havran, ha conversato con l’ambasciatore Stanislav Vallo – diplomatico, già Ambasciatore di Slovacchia a Roma, italofono e italofilo, bibliofilo nonché principale traduttore delle opere di Umberto Eco in Slovacchia – con la disegnatrice Daniela Olejníková che si è occupata delle illustrazioni dell’ultima edizione slovacca del volume „Le Città Invisibili” e con il filosofo Marek Debnár. L’incontro è stato registrato per essere diffuso sulle frequenze di Radio Devin in tutta la Slovacchia.

(Massimiliano Palma, IIC Bratislava)

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Foto Massimiliano Palma/
IIC Bratislava

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