Banska Bystrica, a processo due membri di Cosa Nostra. Volevano stampare 1,3 miliardi di banconote

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La scorsa settimana si è aperto presso la Corte penale specializzata in Banská Bystrica un processo per contraffazione di banconote che vede accusati alcuni italiani che secondo il pubblico ministero si tratterebbe di affiliati alla mafia siciliana legata a Cosa Nostra. I due uomini, che sono in custodia cautelare da 20 mesi, si trovavano in Slovacchia alla ricerca di un esperto stampatore per riprodurre banconote da 20 e 500 euro. Il denaro stampato avrebbe poi dovuto essere immesso in circolazione gradualmente attraverso le banche, per una somma di oltre un miliardo di euro.

I componenti della banda avevano a disposizione un programma per computer con la grafica delle banconote e colore e fogli originali di carta filigranata rubati in Italia, con i tipici elementi anticontraffazione. Avevano solo bisogno di qualcuno in grado di stampare gli euro. La polizia è intervenuta quando gli italiani hanno rapito uno stampatore ceco e cercavano in questo modo di mettere sotto pressione i suoi colleghi per garantire la produzione di banconote.

I due – il 52enne Sergio G. e il 69enne Salvatore G. – che avrebbero una fedina penale corposa, respingono le accuse. L’Interpol era sulle tracce di uno di loro quando avvenne l’arresto, alla fine del 2014 presso la stazione di servizio Sekule sull’autostrada D2 tra Malacky e Kuyu, non lontano dal confine con la Repubblica Ceca.

Già al momento del fermo erano stati svolti numerosi test di stampa di banconote da 20 euro, ed era pronto un programma di stampa in diverse tappe, ciascuna da 80 milioni di euro, da distribuire poi attraverso le banche locali ed estere. Le banconote, secondo il procuratore, sarebbero state praticamente perfette, e molto poco riconoscibili come falsi. Se il primo lotto avesse avuto successo c’era intenzione di arrivare a stampare fino a 1,3 miliardi di euro di denaro contraffatto. I due siciliani rischiano 20 anni di carcere. Il presidente del senato giudicante ha vietato ai media di riportare le dichiarazioni di uno degli imputati, su richiesta della difesa dello stesso. Questi, il più giovane dei due, ha raccontato le circostanze dei movimenti suoi e di altre persone non solo in Slovacchia, ma anche nella Repubblica Ceca e in Ungheria, dicendo come si sono svolti i vari incontri e come si è arrivati allle prime stampe di denaro falso.

(La Redazione)

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Immagine: elab. BSlovacchia

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